Levrat: «Negoziare un pacchetto bilaterale con l'UE è possibile»

bas, ats

4.12.2021 - 08:49

Nicolas Levrat ha redatto un rapporto sulle nuove possibilità di negoziati fra Svizzera e Ue (archivio).
Keystone

Una finestra di opportunità per i negoziati tra la Svizzera e l'UE su un nuovo pacchetto di accordi bilaterali «rimane aperta», secondo il professore di diritto Nicolas Levrat, che ha redatto un rapporto alcuni mesi fa. Sono però necessarie proposte da parte svizzera.

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4.12.2021 - 08:49

«È sufficiente che il futuro meccanismo di arbitrato cessi», afferma il direttore del Global Studies Institute (GSI) dell'Università di Ginevra, in un'intervista trasmessa a Le Temps, riferendosi al progetto di accordo quadro del 2018 che «considera la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) come ultima risorsa».

«È possibile», ha aggiunto, citando una clausola dell'accordo economico e commerciale globale (CETA) tra l'Unione europea (UE) e il Canada. «Se noi riformuliamo il ruolo della CGUE, possiamo eliminare il fatale «mito» dei giudici stranieri».

Il contesto è cambiato

Anche se la richiesta svizzera di un tribunale arbitrale neutrale è stata rifiutata più volte da Bruxelles, il professore di diritto ritiene che ora potrebbe essere accettata «perché il contesto è cambiato e l'UE lo ha capito».

Bruxelles ha abbandonato l'idea di un accordo applicabile a tutti i suoi partner, sottolinea. «C'è spazio per estendere l'eccezione svizzera, a condizione che la stabilità giuridica degli accordi sia garantita».

Se Berna e Bruxelles trovano un terreno d'intesa sulle questioni istituzionali, ha continuato Levrat, i tre punti sollevati dal Consiglio federale per giustificare l'abbandono del progetto di accordo quadro – cittadinanza europea, misure di accompagnamento e aiuti di Stato – possono essere risolti.

Per il professore, i negoziati su un pacchetto bilaterale potrebbero includere un nuovo accordo sulla ricerca, in particolare per continuare a partecipare al programma Orizzonte Europa, e un accordo sull'elettricità. Ma «senza una proposta della Svizzera, non ci sarà mai un piano B».

E il tempo perso finirà per costare caro alla Confederazione, avverte. «Il Consiglio federale sa che esistono alternative all'accordo quadro. Ha quindi i mezzi per prendere l'iniziativa».

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