Il sistema di comunicazione sviluppato da Swisscom
Una giornata d’estate nei cieli del Pacifico. Un aereo si libra nel cielo blu, sembra catturato dall’immobilità, praticamente non si nota alcun avanzamento. A bordo solo un uomo, il pilota. Sotto di lui acqua fin dove volge lo sguardo. Nient’altro. Niente terra, nessuna barca offre un appiglio agli occhi, che arrossati dalla spossatezza, scrutano gli strumenti attraverso le lenti scure degli occhiali da pilota. Sono già trascorse 60 ore dal decollo, 37 dall’ultimo contatto radio. Ore senza sonno, senza la possibilità di lasciare il sedile della cabina, di alzarsi e sgranchirsi. E il sole brucia inesorabile sulla cupola del cockpit. Goccioline di sudore si formano sulla fronte dell’aviatore solitario. «Quanto manca alla costa?» si chiede. Davanti a lui si accumulano le nubi. All’imbrunire avrà raggiunto il temporale e i venti pericolosi si abbatteranno sulle ali dell’enorme velivolo. Qual è la rotta per aggirare la tempesta? Il pilota può contare solo su sé stesso e sul proprio intuito per decidere.
12'000 metri, temperature di -40 gradi
Bertrand Piccard e André Borschberg potrebbero ritrovarsi in uno scenario simile, se nel 2013 affrontassero il giro del mondo con Solar Impulse senza un sistema di comunicazione efficiente. Naturalmente oggi esistono soluzioni tecniche, che mantengono un collegamento costante con il satellite, cosicché è possibile ricevere in qualsiasi istante i dati meteorologici, contattare il controllo del traffico aereo, oppure inviare informazioni tecniche. Tutto ciò è ormai di routine per gli aeroplani a reazione, ma rappresenta una sfida per l’aereo solare sperimentale. Nessun riscaldamento protegge la tecnologia di bordo a 12'000 metri di quota con temperature di -40 gradi, nessuna cabina compensa la pressione dell’aria ridotta di un almeno due terzi, nessun cuscinetto assorbe le vibrazioni. «Gli schermi potrebbero congelare», prospetta Roger Jegerlehner di Swisscom Innovations le conseguenze delle condizioni ambientali estreme, «le sacche d’aria potrebbero espandersi e distruggere i chip, mentre i dischi rigidi tradizionali potrebbero essere messi fuori combattimento da un crash delle parti mobili».
Tutte le soluzioni disponibili troppo pesanti
Il problema principale è rappresentato dal peso di tutte le soluzioni di comunicazione satellitare disponibili sul mercato, composte da antenna, amplificatore e modem, che risultano troppo pesanti per un aereo che non pesa più di un’automobile. L’elettricità fornita dalle celle solari è misurata, per cui tutto l’aereo sottostà a un obbligo rigoroso di efficienza energetica e riduzione di peso. «Tutto il sistema non deve pesare più di cinque chili, compresa l’interfaccia nel cockpit, con cui il pilota può richiamare i dati oppure stabilire collegamenti» spiega Roger. «I prodotti disponibili pesano tuttavia circa 12 chili».
Quindi all’inizio dell’anno il responsabile del progetto insieme agli architetti di sistemi Manuel Haag e Gian Rossetti, alla specialista in satelliti e pilota Regula Gönner, all’esperto di software Cedric Reginster, allo specialista di hardware Thomas Seiler e a Enrico Blondel, responsabile dell’ambiente test e «master della camera climatica» si sono messi all’opera per sviluppare una soluzione di comunicazione per Solar Impulse. Il compito: costruire un sistema di comunicazione su misura, in grado di stabilire comunicazioni vocali, richiamare mappe meteo, trasmettere valori di misurazione nonché immagini video. Sempre e ovunque.
Laboratorio nella torre
Chi visita il team al quinto piano della Innovations Tower a Ostermundigen, trova gli sviluppatori immersi in un caos creativo. Computer portatili, cavi, ricevitori satellitari, schermi tattili ? una confusione elettronica riempie buona parte del tavolo nella sala riunioni, trasformata in «laboratorio d'idee». «Abbiamo pensato a tutte le soluzioni possibili e impossibili, le abbiamo costruite, infilate nella camera climatica, scartate e ricominciato» racconta Regula Gönner. Per l'interfaccia pilota si è pensato a una gamma completa di varianti, dai vecchi sistemi collaudati alle nuove invenzioni: computer portatili, fax, cellulari, iPod, palmari, schermi a LED o mini-schermi nel casco del pilota. Per la trasmissione sono state prese in considerazione dalle trasmissioni radio alle soluzioni GSM fino ai collegamenti satellitari con diversi operatori. Vincente è risultata infine un'unità di comunicazione Inmarsat combinata con uno schermo di produzione tedesca. «Ora integriamo gli apparecchi in un veicolo, con il quale testiamo la nostra soluzione di telecomunicazione in movimento, che ci permette anche di presentarla alla stampa e al pubblico» afferma Roger. Il debutto della «Concept Car» si terrà in occasione del volo giorno e notte di Solar Impulse a fine giugno a Payerne.
La soluzione Swisscom decollerà il prossimo anno, a bordo del secondo e definitivo aereo di Solar Impulse. A quel punto André Borschberg e Bertrand Piccard potranno iniziare i voli a lunga distanza lontano dalla base di Payerne senza correre il rischio di perdere il contratto con la sala di controllo.
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