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Recensione «The Grey», con Liam Neeson

Foto: Scott Free Productions

L’uomo contro la natura ostile: rivisitazione umanissima e toccante di Neeson e Carnahan.

Entrare in sala con il malcelato timore di assistere all’ennesimo action-revenge che Liam Neeson ama sfornare negli ultimi tempi - tipo «Io vi troverò» o «Unknown - Senza identità» (recensione) - e, invece, ritrovarsi davanti a un dramma scritto, diretto e interpretato con partecipazione e potentissima presa emotiva.

Quest’ultima, non nuovissima rappresentazione dell’archetipo narrativo dell’uomo che sfida la natura selvaggia e ostile poteva essere sviluppata come un semplice e superficiale film d’azione, e invece fin dalle primissime inquadrature si capisce che si tratta di tutt’altro.

Quello che emerge pian piano è una riflessione sulla condizione umana ferita, dove l’ostacolo esterno al protagonista è perfettamente calibrato per essere metafora elegante e angosciosa della sua condizione interna. La costruzione piscologica del protagonista Ottway è precisa, ottimamente scandita, e quando la sua disperazione si tramuta in lotta estrema per la sopravvivenza il personaggio assume un contorno di umanità comune che lo rende eroico. Intorno a un Liam Neeson davvero convincente, finalmente memore di essere anche un attore di sottigliezze e quieta bravura, un cast pressoché tutto al maschile formato tra gli altri dagli efficacissimi Dermot Mulroney e Frank Grillo.

Dal punto di vista della messa in scena «The Grey» è un film incredibilmente compatto e coerente. Joe Carnahan concede pochissimo al facile spettacolo e invece mette in scena i desolati ambienti naturali lasciando che esprimano tutto il senso d’inquietudine e di desolazione che posseggono. La montagna innevata e i suoi pericoli non erano così spaventosi dai tempi de «La morte sospesa» di Kevin McDonald. La progressione drammatica con cui i sopravvissuti al disastro aereo affrontano il viaggio durissimo verso una salvezza lontana è perfettamente scandita, e funziona sia come sceneggiatura di genere che come ritratto drammatico di caratteri tra loro diversi e costretti a qualcosa più grande e doloroso di loro.

Tratto dal racconto breve «Ghost Walkers» di Ian Mackenzie Jeffers, che ha scritto il film insieme a Carnahan, «The Grey» è un film disperato e toccante, che conduce lo spettatore in un percorso emozionante fino al poetico e bellissimo finale. All’interno di quel tipo di cinema che tenta di trovare un equilibrio tra prodotto destinato al grande pubblico e opera personale – sia a livello estetico che contenutistico – Joe Carnahan ha realizzato uno dei migliori lungometraggi da parecchio tempo a questa parte.

(Adriano Ercolani)

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