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L'uomo si oppone

Il MPC non ha ancora accesso ai dispositivi dell'accoltellatore di Winterthur

La zona degli accoltellamenti alla stazione di Winterthur. (foto d'archivio)

La zona degli accoltellamenti alla stazione di Winterthur. (foto d'archivio)

Keystone

Il Ministero pubblico della Confederazione non ha ancora accesso ai dispositivi elettronici del 31enne turco-svizzero accusato di aver ferito tre persone a Winterthur con un coltello. L'uomo si oppone alla perquisizione del suo laptop e del cellulare.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

07.06.2026, 08:29•07.06.2026, 09:12

Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha presentato istanza di sblocco al tribunale delle misure coercitive e sta attendendo la decisione, ha dichiarato il procuratore federale Stefan Blätter in un'intervista alla «NZZ am Sonntag».

«Al momento non possiamo verificare con chi abbia comunicato prima del fatto o con chi abbia avuto contatti e cosa abbia scritto», ha affermato Blätter. Finché non sarà possibile farlo, non si potrà verificare, sulla base dei dispositivi sequestrati, eventuali collegamenti con una rete di persone.

Esistono «naturalmente altri strumenti che utilizziamo, ma al giorno d'oggi i dispositivi elettronici sono prove fondamentali». L'apposizione dei sigilli rappresenta oggi un vero problema. «Dobbiamo trovare soluzioni per gestirla nell'era della digitalizzazione», ha detto Blättler.

Le modalità di sigillatura sono state introdotte in un'epoca in cui tutti i procedimenti penali erano ancora condotti in modo analogico. L'idea alla base è che nel procedimento penale non vengano utilizzati atti e dati che, ad esempio, rientrano nel segreto professionale o che sono di natura molto personale e non hanno nulla a che vedere con il procedimento penale.

Invertire la procedura

Secondo Blättler, recentemente l'MPC ha condotto un procedimento di apposizione dei sigilli durato cinque anni. Ma nel caso di Winterthur «fortunatamente sembra che ci troviamo piuttosto in una situazione statica». «Ma provate a immaginare se ora stessimo ancora cercando attivamente delle persone. Ad esempio, complici che potrebbero essere anch'essi inclini alla violenza – e non possiamo analizzare i dati dell'autore del reato», ha proseguito Blättler.

Per migliorare la situazione, secondo il procuratore federale «probabilmente bisognerebbe invertire il processo». Gli investigatori e i procuratori dovrebbero poter esaminare immediatamente i dati sequestrati. Ciò non cambierebbe il fatto che, ad esempio, la corrispondenza degli avvocati non possa essere utilizzata né sequestrata. Inoltre, sarebbe urgentemente necessaria una deroga nei casi in cui sussista un pericolo imminente o sia minacciata la sicurezza pubblica.

In detenzione preventiva

Il 31enne, islamista con precedenti penali, si trova attualmente in detenzione preventiva. Giovedì 28 maggio, l'uomo si è scagliato alla stazione di Winterthur contro dei passanti ferendo tre uomini, di cui uno in modo grave. Il giorno precedente si trovava ancora in una clinica psichiatrica.

Un'inchiesta penale nei suoi confronti è stata aperta per tentato assassinio plurimo e partecipazione o sostegno a un'organizzazione terroristica.

https://www.nzz.ch/schweiz/fall-winterthur-bundesanwalt-kann-das-handy-des-tatverdaechtigen-nicht-durchsuchen-ld.10009818

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