L'Aeroporto di Zurigo crede nel rilancio, «svizzeri popolo che viaggia»

hm, ats

20.9.2021 - 10:01

Lo scalo vuole tornare ai volumi di traffico precedenti la pandemia.
Keystone

L'aeroporto di Zurigo crede nella ripresa: gli svizzeri sono un popolo che viaggia molto e anche il turismo d'affari si risolleverà, sebbene non subito, mentre perlomeno nei prossimi anni non si sentirà ancora l'impatto delle considerazioni di natura ambientale.

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20.9.2021 - 10:01

Lo afferma Andreas Schmid, presidente del consiglio di amministrazione di Flughafen Zürich, la società che gestisce lo scalo più importante del paese.

«In Svizzera abbiamo una situazione particolare: gli abitanti amano viaggiare nella loro nazione e spesso usano il trasporto pubblico, perché è molto buono. Ma quando viaggiano all'estero, gli svizzeri amano anche prendere l'aereo», afferma Schmid in un'intervista pubblicata oggi da Tages-Anzeiger e testate consorelle.

A suo avviso le previsioni degli esperti riguardo a un calo generale dell'attività aviatoria anche dopo la fine delle pandemia (il magnate Bill Gates ha ad esempio parlato di un dimezzamento dei voli) vanno prese con le pinze, perché di natura globale. Non possono essere applicate alla situazione specifica della Confederazione.

«Per esempio, non siamo abituati a percorrere lunghe distanze in auto», argomenta il dirigente. «Anche per questo credo che i viaggi aerei del tempo libero in Svizzera si riprenderanno, vale a dire gli spostamenti per vacanze o le visite ai parenti. In questo campo le esigenze non cambieranno molto. In questo momento stiamo addirittura sentendo un bisogno di recupero».

Per quanto riguarda i viaggi d'affari, la situazione si presenta in modo differente, a causa del boom delle teleconferenze. «Credo che i budget di viaggio nelle grandi aziende avranno un aspetto diverso nel 2022 rispetto a quelli del 2019», afferma Schmid. «Vi saranno tagli, ma differenziati: anche in questo campo c'è un gran bisogno di recuperare conversazioni importanti con persone che non si vedono da molto tempo».

«La domanda è: quando gli Stati Uniti si apriranno di nuovo e quando lo farà anche la Cina? Questo sarà estremamente importante per noi, la nostra economia è così fortemente legata alle due potenze mondiali. La mia valutazione personale: non credo che vedremo una grande ripresa dei viaggi d'affari quest'anno. Ma nel 2022 ci sarà una forte tendenza al rialzo», si dice convinto il manager che in servizio militare è stato tenente colonnello.

«Per noi, come Svizzera e come aeroporto, è importante offrire il maggior numero possibile di collegamenti diretti con tutto il mondo. Tuttavia, alcune destinazioni saranno servite meno spesso di prima. Forse ci sarà un solo volo al giorno dove prima ce n'erano tre».

Ma il movimento ambientalista – chiedono i giornalisti – non potrebbe avere a lungo termine un impatto sull'attività dello scalo? «Ho rispetto per le persone che non volano per motivi ambientali», risponde l'intervistato. «Ma non credo che questo avrà un impatto nei prossimi anni. Francamente, la domanda molto più rilevante è cosa succederà al trasporto pubblico, non in Svizzera, ma altrove. Se oggi prendete il treno per Monaco sarete semplicemente in viaggio troppo a lungo: e questo ancora tuttora. In quest'ambito noi come svizzeri , dobbiamo imparare a pensare almeno a livello europeo».

Intanto però con la crisi del coronavirus è emerso il problema dei molti dipendenti attivi nell'industria dell'aviazione che hanno lasciato il comparto, cercando di fare carriera altrove. «Sì, è successo. L'abbiamo avuto in casa nostra, anche con persone che in realtà erano molto legate all'aeroporto», osserva il Schmid. «Aggiungerei che nel segmento della ristorazione o al check-in, per esempio, abbiano molti lavoratori non specializzati. Loro si dicono: beh, allora vado da un'altra parte».

Sul fronte societario Flughafen Zürich si ritiene solida. La situazione della liquidità è molto buona, anche nel confronto internazionale, assicura il presidente del consiglio di amministrazione. «Abbiamo bisogno di almeno il 50% del traffico aereo pre-pandemia per essere in attivo. Secondo le nostre previsioni, saremo a quel punto in dicembre. Siamo in una posizione stabile e solida.»

Malgrado la situazione generale l'aeroporto vuole inoltre allungare le piste. «Pensiamo a lungo termine», sottolinea Schmid, che in passato è stato anche descritto come il «Putin di Zurigo» dal portale Inside Paradeplatz per la sua lunga permanenza ai vertici dell'azienda di gestione dello scalo. «Dopo il grounding di Swissair, si diceva che difficilmente vi sarebbero stati altri voli. Nella realtà la ripresa è stata veloce. Saranno necessari più di dieci anni per costruire le piste e verranno realizzate per i prossimi 30-50 anni».

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