Mercato automobilistico Calano le vendite di auto in Svizzera: «L'elettrico non sfonda»

SDA

2.12.2025 - 14:00

Sempre più elettriche, ma non tanto quanto ci si aspettava.
Sempre più elettriche, ma non tanto quanto ci si aspettava.
Keystone

Le vendite di auto nuove si confermano in calo nella Confederazione e l'elettrico non sta sfondando, nonostante gli ambiziosi piani elaborati negli anni scorsi.

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L'indicazione emerge dalle statistiche dell'associazione degli importatori Auto-Svizzera, che da parte sua non manca di criticare il mondo politico.

In novembre sono entrate in circolazione 19'600 vetture, lo 0,4% in meno dello stesso periodo del 2024. Per i primi nove mesi dell'anno la contrazione è del 3,4% (a 207'000) e «non si intravede alcuna ripresa», lamenta l'organizzazione, malgrado «i grandi sforzi commerciali degli importatori e dei concessionari, che hanno cercato con iniziative promozionali di ribaltare» la tendenza.

Nell'undicesimo mese dell'anno le propulsioni alternative sono arrivate a una quota di mercato del 70% (67% nel novembre 2024), con in primo piano l'ibrido normale (34%, in calo dal 37% di un anno prima) e l'elettrico (24%, sale dal 21%), davanti all'ibrido plug-in (12%, in crescita dall'8%). La vettura a benzina è al 24% (era al 26%) e il diesel al 6% (era all'8%).

In cifre assolute – tutte arrotondate al centinaio per una maggiore facilità di lettura – hanno lasciato i concessionari 6700 ibride (-8%), 4800 elettriche (+15%), 4600 veicoli a benzina (-9%), 2600 ibride plug-in (+36%) e 1200 mezzi diesel (-18%). Stabile al 50% è la quota di 4x4.

Se si guarda ai dati cumulati del periodo gennaio-novembre spicca l'avanzata dell'ibrido (+4% a 74'400), dell'elettrico (+10% a 44'700) e dell'ibrido plug-in (+25% a 23'200), mentre arretrano il propulsore a benzina (-21% a 50'200) e il diesel (-28% a 14'600). Dopo nove mesi la quota dei motori alternativi ha raggiunto 69% (era del 61% nel corrispondente periodo del 2024).

Un «andamento non positivo»

Auto-Svizzera parla di un «andamento non positivo». In base agli obiettivi della seconda tappa del piano di promozione dell'elettromobilità elaborato dalla Confederazione d'intesa con il ramo automobilistico a fine 2025 i veicoli a ricarica elettrica dovrebbero costituire la metà di tutte le immatricolazioni, obiettivo che appare però «un irrealizzabile desiderio natalizio».

I traguardi in materia di riduzione del CO2 non possono essere quindi rispettati: «questo avrà come conseguenza delle sanzioni per l'economia elvetica nell'ordine di centinaia di milioni per il 2025», argomenta Auto-Svizzera.

La penetrazione di mercato ancora bassa dei motori elettrici dimostra che l'entusiasmo non è ancora riuscito a contagiare i consumatori, prosegue l'associazione. I prezzi elevati dell'energia elettrica, l'infrastruttura di ricarica insufficiente e la mancanza di incentivi economici vengono ritenuti i fattori frenanti che impediscono una crescita più forte.

«Il settore ha mobilitato tutte le risorse possibili, dall'ampia gamma di modelli alle numerose iniziative», afferma Thomas Rücker, direttore di Auto-Svizzera, citato nella nota. «Senza un ecosistema di mobilità elettrica funzionante la transizione verso un'auto a basse emissioni rimane però a metà strada. Un ulteriore aumento dei costi della mobilità individuale e commerciale è da respingere».

«La Svizzera sta frenando sé stessa»

«La Svizzera sta frenando se stessa: non è possibile che l'Ue, nota per la sua lentezza, dimostri di essere più all'altezza di noi», si lamenta il presidente dell'organizzazione Peter Grünenfelder, le cui parole sono a loro volta riportate nel documento per la stampa.

Ora occorrono condizioni quadro più favorevoli all'economia, affinché i consumatori e le imprese investano in veicoli nuovi a basse emissioni.

«Concretamente, ciò significa rendere più flessibile la normativa sulle emissioni di CO2, attuare una politica senza sanzioni, rinunciare a nuove tasse sugli elettrici e abolire il dazio all'importazione del 4%», conclude il dirigente.