BNS vede crescita più forte e inflazione, ma lascia fermi tassi

hm, ats

17.6.2021 - 11:00

L'istituto di Thomas Jordan non si aspetta un forte aumento del rincaro globale.
Keystone

La Banca nazionale svizzera (BNS) vede all'orizzonte una crescita più sostenuta dell'economia elvetica e anche un aumento dell'inflazione, ma niente di talmente radicale da far cambiare la sua politica monetaria: il tasso guida viene mantenuto fermo al -0,75%.

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17.6.2021 - 11:00

«Il franco continua ad avere una valutazione elevata», afferma oggi in un comunicato l'istituto nell'ambito dell'esame trimestrale della situazione economica e monetaria. La BNS intende perciò mantenere la sua rotta, con l'obiettivo di garantire la stabilità dei prezzi e continuare a sostenere la ripresa dell'economia dalle conseguenze della pandemia.

Nonostante un allentamento della pressione sul fronte dei cambi – da settimane il corso dell'euro si muove in una stretta fascia d'oscillazione fra 1,09 e 1,10 franchi – i tre pilastri dell'azione della BNS rimangono quindi invariati. Oltre al tasso guida più basso del mondo l'entità diretta da Thomas Jordan impone anche interessi negativi (pure del -0,75%), sulle somme depositate dalle banche (oltre una certa soglia limite) sui conti giro presso la BNS, balzelli che gli istituti tendono sempre più a ribaltare a loro volta sui risparmiatori. La terza colonna è rappresentata dalla disponibilità a intervenire all'occorrenza sul mercato dei cambi: cosa che l'anno scorso è stata fatta in misura enorme, attraverso l'acquisto di divise estere per 110 miliardi di franchi.

«La politica monetaria espansiva assicura condizioni di finanziamento favorevoli, contribuisce a un adeguato approvvigionamento dell'economia con crediti e liquidità e contrasta la pressione al rialzo sul franco», ribadisce la BNS. Le decisioni odierne non rappresentano peraltro alcuna sorpresa: gli esperti erano unanimi nel ritenere che la banca non avrebbe cambiato una rotta che mantiene ormai da sei anni. Gli interessi negativi vennero infatti introdotti nel gennaio 2015 e allora erano considerati una sorta di bizzarria temporanea: nel frattempo i mercati e la popolazione hanno dovuto imparare a conviverci e gli effetti spiacevoli non mancano, a cominciare dall'impatto sul risparmio e le casse pensioni.

Stando agli esperti la BNS non può muoversi prima che lo facciano la Banca centrale europea (Bce) e la Federal Reserve. Quest'ultima proprio ieri ha mantenuto la sua politica, prospettando solo un lieve anticipo dei tempi del rialzo dei tassi: ma si parla del 2023. C'è chi però teme che dovrà farlo prima, se l'inflazione aumenterà.

Non stupisce quindi che gli analisti abbiano oggi guardato con molta attenzione alle previsioni dei prezzi al consumo avanzate dalla BNS: il rincaro dovrebbe attestarsi in Svizzera allo 0,4% quest'anno, per poi passare allo 0,6% nel 2022 e confermarsi allo stesso livello nel 2023. Le previsioni di marzo erano rispettivamente di +0,2%, +0,4% e +0,5%. La revisione verso l'alto del rincaro è riconducibile principalmente all'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, dei servizi connessi con il turismo e dei beni interessati da carenze nelle forniture. Ma nulla di preoccupante, a quanto sembra: «l'inflazione allo 0,6% si trova attualmente al livello che noi equipariamo alla stabilità dei prezzi», ha spiegato in conferenza stampa Jordan. E anche a livello globale, non è atteso un forte aumento dei prezzi a medio termine, ha aggiunto lo specialista che nel 1993 ha conseguito un dottorato con un lavoro sull'unione monetaria europea.

Riguardo alla congiuntura planetaria, la BNS prevede un netto miglioramento sulla scia dell'allentamento delle misure anti-Covid. Tuttavia i postumi della pandemia continueranno a penalizzare la domanda ancora per un po': di conseguenza il grado di utilizzo delle capacità produttive globali appare destinato a normalizzarsi solo lentamente. In Svizzera, dopo il calo del prodotto interno lordo (Pil) nel primo trimestre, è atteso un vigoroso rimbalzo nella seconda parte dell'anno: per l'insieme del 2020 il Pil dovrebbe salire di circa il 3,5%, a fronte di un valore compreso fra il 2,5% e il 3,0% stimato tre mesi or sono. Segnali positivi si delineano anche sul mercato del lavoro.

Preoccupazioni giungono invece dal mercato del mattone. I prestiti ipotecari e i prezzi degli immobili residenziali sono fortemente cresciuti negli ultimi trimestri, constata la BNS. Nel complesso, la vulnerabilità del mercato ipotecario e di quello immobiliare si è quindi ancora accentuata. La Banca nazionale verifica regolarmente la necessità di riattivare il cosiddetto cuscinetto anticiclico di capitale, cioè lo strumento che obbliga le banche a detenere fondi propri supplementari a copertura dei crediti ipotecari per gli immobili d'abitazione. Un fattore di sicurezza soppresso nel marzo 2020, sulla scia della crisi del Covid, proprio per dare maggiore margine di manovra agli istituti nella concessioni dei crediti e arginare quindi le conseguenze economiche della pandemia.

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