Svizzera

«L'esperimento sugli interessi negativi della BNS è fallito»

hm, ats

9.12.2022 - 12:00

Il dibattito sull'operato della BNS è tuttora molto acceso.
Il dibattito sull'operato della BNS è tuttora molto acceso.
Keystone

La politica degli interessi negativi portata avanti per anni dalla Banca nazionale svizzera (BNS) è fallita: lo sostiene Thomas Gitzel, capo economista di VP Bank.

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9.12.2022 - 12:00

«Penso che l'esperimento dei tassi d'interesse negativi non si ripeterà», afferma l'esperto in un'intervista pubblicata oggi dal portale finanziario Cash. «A mio avviso ha fallito. I costi hanno superato i benefici. Per le banche la liquidità è diventata un peso e i prestiti non sono decollati», aggiunge. «La Federal Reserve non ha fatto ricorso ai tassi negativi: non senza motivo».

Come noto la BNS ha operato un primo ritocco del suo tasso guida – fermo da anni – il 16 giugno, operando un rialzo dal -0,75% al -0,25%, cui è poi seguito un secondo il 22 settembre, da -0,25% a +0,50%. La settimana prossima (giovedì 15 dicembre) i vertici dell'istituto guidato da Thomas Jordan torneranno a riunirsi e gli analisti ritengono che il costo del denaro aumenterà ulteriormente.

La domanda centrale è: la progressione sarà di 0,50 o di 0,75 punti percentuali?

«Mi aspetto che la BNS aumenti il tasso di interesse di riferimento di 75 punti base», risponde a questo proposito l'economista con studi negli Stati Uniti e in Germania.

«In Svizzera l'inflazione, pur essendo bassa rispetto agli standard internazionali, è superiore agli obiettivi dell'istituto. Allo stesso tempo, la BNS ha certamente interesse a non rendere troppo ampio il divario dei tassi con la Banca centrale europea. L'autorità monetaria elvetica ha inoltre interesse a mantenere un franco forte, in quanto è il mezzo più efficace contro un ulteriore aumento del rincaro». Secondo lo specialista il tasso guida in Svizzera potrebbe poi arrivare sino al 2%.

L'economia elvetica dipenderà dai paesi vicini

Per quanto riguarda l'andamento generale dell'economia elvetica, Gitzel si dice convinto che tutto dipenderà dai paesi vicini. «Se l'Eurozona – e soprattutto la Germania – entrerà in recessione, anche la Svizzera lo farà: il passato lo dimostra. Se l'Eurozona si indebolisce, pure la Confederazione si fa più debole. In questo caso la questione è piuttosto semplice».

«Una flessione ciclica dell'economia non deve comunque essere necessariamente associata a un sentimento di terrore», puntualizza l'intervistato. «Al contrario, una recessione può essere benefica. Attualmente stiamo assistendo a una carenza di personale mai vista prima. Una recessione può portare a una riallocazione delle risorse nel mercato del lavoro. Sarebbe persino salutare. Le recessioni degli anni 80 e 90 hanno comunque comportato un aumento della disoccupazione. L'impiego nel settore pubblico è diventato attraente per molti: la sicurezza del posto di lavoro ha avuto la precedenza su una retribuzione potenzialmente più alta nel ramo privato. Il settore pubblico, in particolare, ha una carenza di manodopera. Quindi una recessione potrebbe essere un temporale purificatore».

E i mercati azionari? «Quando la Federal Reserve avvia il ciclo di rialzi dei tassi di interesse più vigoroso degli ultimi 30 anni un atterraggio morbido sembra improbabile: si prospetta al contrario un atterraggio duro», osserva Gitzel. «Proprio per questo motivo le borse potrebbero ancora subire dei rovesci, soprattutto perché nelle ultime settimane la situazione è tornata ad essere quasi euforica», conclude l'esperto.

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