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Troppo potere

Il Fondatore del WEF Klaus Schwab mette in guardia dalle élite tecnologiche

Klaus Schwab vede dei pericoli all'orizzonte.

Klaus Schwab vede dei pericoli all'orizzonte.

Keystone

Klaus Schwab, fondatore del Forum economico mondiale (WEF), lancia un allarme sul crescente potere delle élite tecnologiche.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

16.06.2026, 17:06

A suo avviso non stiamo assistendo a una normale fase di sviluppo, ma a un «trasferimento di potere – sottile, ma profondo – dalla politica e dalle istituzioni verso coloro che controllano l'innovazione».

«Abbiamo assistito a una rivoluzione tecnologica esponenziale», scrive l'88ene in un contributo pubblicato oggi da Le Temps. «L'intelligenza artificiale, le biotecnologie, le piattaforme digitali stanno trasformando economie e società più velocemente di quanto i sistemi politici possano reagire».

È in questa dinamica che la democrazia comincia a essere percepita come un ostacolo: «Troppe voci. Troppe obiezioni. Troppi ritardi». Il punto di svolta, secondo l'ex professore di economia politica, è quando «la democrazia non è più vista come prerequisito del progresso, ma come un ostacolo». Il consenso non è più legittimità, ma «ritardo». È in questo passaggio, sottolinea, che «il dinamismo tecnologico si trasforma in ideologia».

L'esperto mette in contrapposizione il cosiddetto capitalismo degli stakeholder (dove le aziende non massimizzano solo i profitti per gli azionisti, gli shareholder, ma creano valore per tutti i portatori d'interesse quali dipendenti, clienti, fornitori, comunità locale e ambiente), che si fonda su «creazione di valore a lungo termine, fiducia e legittimità», con il capitalismo delle élite tecnologiche, che mette al centro «innovazione, velocità e portata». «La domanda decisiva», scrive, «non è più ciò che è socialmente sostenibile, ma ciò che è possibile e con quale velocità può essere realizzato».

Paradossalmente, osserva il padre di due figli, più le élite tecnologiche cercano di trasformare radicalmente il futuro, più si rivolgono «alla stabilità del passato». Tradizione, ordine, valori conservatori stanno vivendo «una discreta rinascita». «Sembra paradossale, ma è logico», commenta. «Coloro che scatenano la disruption hanno bisogno di stabilità. Coloro che massimizzano la velocità hanno bisogno di punti di riferimento».

Quanto allo stato, Schwab sostiene che esso si trovi «sotto pressione come mai prima d'ora». Se rimane lento, «diventa irrilevante». Se diventa strumento degli interessi tecnologici, «perde credibilità». L'unica opzione, secondo il fondatore del WEF, è «una ridefinizione radicale: favorevole all'innovazione, strutturante e più rapida: uno stato nell'era dell'intelligenza non può più permettersi di reagire quando è troppo tardi».

Il capitalismo delle élite tecnologiche e la forza strutturante degli sviluppi tecnologici sono diventati «le forze determinanti della nostra epoca». Non possiamo negarle, ma «prenderle sul serio non significa sottomettersi ad esse: significa plasmarle, dare loro una direzione, integrarle in un ordine sostenuto dalla società».

«La vera questione non è economica», ammonisce Schwab. «È civilizzatrice». Se si fallisce nel trovare questo equilibrio, si rischia «l'erosione progressiva di ciò che tiene insieme le nostre società: la democrazia e la dignità umana». Se si avrà successo, , invece, «la rivoluzione esponenziale della tecnologia può diventare ciò che dovrebbe essere: un progresso, radicato, legittimato e al servizio della società».

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