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Big Tech

La giustizia ha deciso: Google evita la vendita di Chrome, ma in cambio deve condividere dati

L'insegna di Google a Mountain View, California. (foto d'archivio)

L'insegna di Google a Mountain View, California. (foto d'archivio)

Keystone

Google scampa il peggio. Il giudice Amit Mehta ha respinto la richiesta di spezzatino del Dipartimento di Giustizia per risolvere l'accusa di monopolio nei confronti di Mountain View.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

03.09.2025, 07:10•03.09.2025, 08:27

Google potrà mantenere Android e Chrome e potrà continuare a pagare terzi per essere il motore di ricerca di default, ma dovrà condividere con le rivali i dati e non siglare accordi esclusivi.

«Nonostante il loro potere, i tribunali devono affrontare il compito di elaborare rimedi con una sana dose di umiltà. Questo tribunale lo ha fatto», ha detto il giudice Amit Mehta che, con la sua decisione, offre un primo «manuale» da seguire per i tribunali americani che stanno perseguendo gli altri colossi di Big Tech.

La sentenza sul monopolio di Google è infatti la prima del suo genere nell'era moderna di internet e la maggiore riguardante la Silicon Valley dal caso Microsoft di 20 anni fa.

Mountain View farà ricorso

Per Google la decisione è un sospiro di sollievo evidente anche a Wall Street, dove i titoli volano del 6,2%.

Nonostante il risultato soddisfacente, Mountain View non intende mollare e ha assicurato, secondo quanto riportato dai media americani, che farà ricorso.

Governo statunitense sconfitto

Per il governo americano la decisione è invece un duro colpo agli sforzi di regolamentare il settore Big Tech: sia l'amministrazione Biden sia quella Trump avevano chiesto alla giustizia rimedi ben più estremi in merito a Google così da inviare un segnale all'intero settore.

La giustizia americana aveva aperto un'indagine contro Google nel 2000, durante la prima amministrazione Trump.

Nel 2024 è poi arrivata la storica sentenza, in cui Mountain View era ritenuta una monopolista nella ricerca online.

Il governo aveva presentato una lista di rimedi severa, ed era stato aspramente criticato da Google.

La decisione del giudice Mehta rimuove l'incertezza e sembra in grado di rassicurare anche gli altri colossi della Silicon Valley.

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