Le conseguenze del Covid

Pil svizzero scende ma non crolla

hm, ats

1.6.2021 - 15:00

A tirare è stata soprattutto l'industria.
Keystone

L'economia svizzera è stata sensibilmente toccata nel primo trimestre dall'inasprimento della misure anti-pandemia, ma non ha subito un crollo: il prodotto interno lordo (Pil) è sceso dello 0,5% rispetto agli ultimi tre mesi del 2020.

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1.6.2021 - 15:00

Ad arretrare nettamente sono stati i consumi privati, mentre l'industria ha registrato un forte sviluppo, spiega la Segreteria di Stato dell'economia (Seco), che ha oggi pubblicato le prime stime in materia. «Non si è verificato un crollo congiunturale paragonabile a quello della primavera del 2020», commentano i funzionari bernesi.

Allora (secondo trimestre 2020) il calo era stato del 6,8%, cui aveva fatto seguito un rimbalzo nella terza parte dell'anno (+7,2%) e una stagnazione nel quarto trimestre (+0,1%).

Complessivamente il 2020 si era chiuso con una contrazione del 2,9%, la più marcata dal 1975 (anno segnato dalle conseguenze della crisi petrolifera), ma inferiore da quella subita da numerose altre nazioni.

Realtà diverse a seconda del settore

Tornando all'attualità, il dato complessivo del primo trimestre 2021 nasconde però realtà assai disparate. Il settore alberghiero e della ristorazione ha registrato una contrazione del -30,4%, sulla scia delle chiusure degli esercizi pubblici e della scarsità di turisti internazionali.

Anche il comparto arte, intrattenimento e attività del tempo libero segna uno scarto trimestrale molto negativo (-5,1%), sulla scia dei provvedimenti anti-Covid.

Nel ramo socio-sanitario (-3,0%) ha invece pesato il rinvio degli interventi programmati. In linea con la minore mobilità della popolazione pure il settore dei trasporti e delle comunicazioni ha mostrato un andamento in rosso (-0,9%).

Meno consumi privati

Di conseguenza i consumi privati hanno subito una netta contrazione (-3,3%): è crollata la spesa per la ristorazione e le attività del tempo libero, ma in compenso è aumentata la domanda di generi alimentari e di altri beni, come i dispositivi elettronici.

Il commercio al dettaglio è dunque rimasto relativamente stabile (-1,4%) nonostante le chiusure temporanee. Nel complesso, il settore del commercio ha però registrato un calo pronunciato (-4,8%) a causa delle forti flessioni nel comparto all'ingrosso.

Solo alcuni rami del terziario sono risultati in espansione: si tratta in particolare dei servizi finanziari (+2,6%) e della pubblica amministrazione (+0,7%). Tirando le somme si registra comunque un netto calo del valore aggiunto nel terziario e anche le esportazioni di servizi sono diminuite (-5,2%). Durante la prima ondata, nella primavera del 2020, le perdite erano però state decisamente maggiori.

Domanda interna in calo

Passando al ramo secondario, l'edilizia ha rallentato (-0,5%), in linea con la stagnazione degli investimenti nel settore (+0,1%). Gli investimenti in beni di equipaggiamento hanno subito una lieve flessione (-0,4%) dopo due trimestri positivi.

Spinta dal forte calo dei consumi privati, nel complesso la domanda finale interna è diminuita in modo significativo (-1,8%), rallentando anche lo sviluppo delle importazioni (-0,1%).

I consumi pubblici sono stati l'unica componente della domanda a segnare un andamento positivo (+1,2%).

Bene invece le esportazioni

L'industria vanta per contro un'evoluzione trimestrale molto positiva: sia la creazione di valore che le esportazioni hanno superato il livello pre-crisi. A differenza della primavera 2020, nell'autunno/inverno 2020-21 le catene di approvvigionamento internazionali non si sono di fatto mai interrotte.

Sostenuto dal forte aumento della domanda da parte di importanti partner commerciali come gli Stati Uniti e la Cina, il settore manifatturiero è cresciuto più dinamicamente nel primo trimestre (+4,9%) rispetto agli ultimi tre mesi del 2020. A questo risultato hanno contribuito sia il settore chimico-farmaceutico che gli altri rami più sensibili alle variazioni congiunturali.

Di conseguenza è proseguita la ripresa di varie categorie dell'export, comprese quelle di orologi e strumenti di precisione, nonché di macchinari e metalli. Il settore industriale ha quindi svolto un ruolo chiave nel limitare il calo del Pil, osservano gli economisti della Seco.

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