Trovato un errore?
Segnalalo ora
I container vengono caricati nel terminal di trasbordo di Swissterminal dall'acqua alla ferrovia e ai camion nei porti renani svizzeri a Basilea-Kleinhüningen (foto d'archivio)
Keystone
La Svizzera è uno dei principali snodi del commercio globale delle materie prime. Ciò significa che la piazza locale potrebbe svolgere un ruolo chiave nel ridurre gli effetti dannosi di questo commercio sull'ambiente e sulla società, stando a un nuovo rapporto.
Esperti di undici istituti di ricerca giungono alla conclusione, nel documento pubblicato oggi dall'Accademia svizzera di scienze naturali (SCNAT), che le società di trading sono da tempo molto più che semplici intermediari.
Finanziano progetti di estrazione, si assicurano i raccolti, gestiscono in parte porti, magazzini o miniere e commerciano sempre più anche prodotti finanziari legati alle materie prime.
In questo modo, il loro controllo su intere catene del valore è aumentato. Secondo la SCNAT, le conseguenze si manifestano in deforestazione, eccessivo consumo d'acqua e calo della biodiversità.
Stando ai dati, attraverso i trader svizzeri passa il 60% del commercio di rame, alluminio e minerale di ferro, il 53% del commercio del caffè e il 39% di quello di petrolio greggio.
I ricercatori vedono quindi la Svizzera in una posizione cruciale per contribuire a plasmare lo sviluppo del commercio delle materie prime.