Allarme dall'UBSScorte globali di petrolio verso i minimi da 10 anni: «Il pericolo non è il prezzo, ma la penuria»
SDA
17.5.2026 - 17:26
Le scorte mondiali di petrolio si avvicinano rapidamente al loro livello minimo degli ultimi dieci anni, con il rischio che si arrivi a un punto in cui, specie per alcune zone o paesi, non sarà più solo una questione di prezzi alti ma di scarsità, con conseguente distruzione della domanda e danni all'economia.
Il cielo in lontananza sul mercato del petrolio non sembra particolarmente soleggiato... Immagine d'archivio.
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Keystone-SDA
17.05.2026, 17:26
SDA
Mentre perdura il blocco dello Stretto di Hormuz dove i transiti di petroliere avvengono con il contagocce, un nuovo allarme arriva dal colosso bancario elvetico UBS.
Secondo gli analisti, malgrado le misure governative come il rilascio delle riserve strategiche e una certo rallentamento della domanda ad aprile, il calo delle scorte scenderà, entro la fine di maggio, al livello minimo dal 2016, a quota 7,6 miliardi di barili contro gli 8,2 miliardi registrati a febbraio.
Rischio penuria in alcune zone del Pianeta
Gli effetti nelle prossime settimane e mesi potrebbero essere quelli di un nuovo rialzo dei prezzi e volatilità in una situazione già difficile.
Dall'inizio del conflitto nel Golfo Persico, il Brent è salito del 50% arrivando sopra i 100 dollari (78,64 franchi al cambio attuale) al barile mentre il West Texas Intermediate (Wti) viaggia su quota 110 dollari.
Ma a parte il livello delle quotazioni il rischio è quello di una scarsità, poiché la distribuzione delle scorte non è uniforme e colpisce alcune zone e paesi più degli altri.
Sulle prospettive del mercato vanno considerati poi altri fattori: secondo i media, l'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha lasciato scadere la deroga alle sanzioni che consentiva a paesi come l'India di acquistare petrolio russo via mare.
Inoltre gli attacchi dei droni ucraini stanno mettendo a dura prova le infrastrutture di Mosca.
Il boss di Exxon: «I prezzi continueranno a salire»
A rincarare la dose è stato poi nei giorni scorsi il direttore di Exxon, multinazionale petrolifera con sede in Texas (USA), Darren Woods.
Ha sottolineato come «il mercato petrolifero non ha ancora risentito pienamente dell'impatto della perdita di forniture», ma se le scorte commerciali finiranno per scendere a livelli tali da non poter più fungere da fonte di approvvigionamento «continueremo a vedere un aumento dei prezzi sul mercato.»
I PIL rallentano
Una dinamica che appunto sta già avendo effetti sull'inflazione, costringendo le banche centrali, almeno quella europea, a intervenire alzando i tassi.
Una stretta che, unita all'alto costo dei trasporti e dell'energia, frenerà la spesa dei consumatori e gli investimenti delle aziende innescando quel circolo vizioso temuto da tutti.
L'Eurozona e l'UE stanno già sperimentando un rallentamento del prodotto interno lordo che potrebbe divenire più consistente a seconda della durata del conflitto.