Vallese: due start-up si lanciano su mercato mutandine mestruali

SDA

15.1.2021 - 10:22

Elodie Schenk e Chloe Bazzi ideatrici delle mutandine Gaya.
Keystone

Due start-up vallesane si sono lanciate sul mercato delle mutandine mestruali, ancora poco conosciuto in Svizzera. Le loro fondatrici vogliono offrire un'alternativa «efficiente, confortevole ed ecologica» ai classici assorbenti.

Il primo atelier è quello di Stélina Lorieux, che a Veysonnaz ha iniziato a produrre le mutande Oûna, «Luna» nel dialetto locale. Lo scorso autunno, al momento del lancio sul mercato, il prodotto ha ottenuto ben 1074 ordinazioni. «Un successo incredibile», afferma la giovane.

La seconda start-up, Gaya, è diretta da Chloé Bazzi ed Elodie Schenk: a inizio gennaio ha lanciato un progetto partecipativo e finora ha già superato ampiamente l'obiettivo di raccogliere i 60mila franchi che consentirebbero di avviare la produzione.

Il successo dei due progetti testimonia un forte interesse della clientela per questo genere di prodotti «zero waste» (senza rifiuti): finora le donne interessate a un'alternativa ai poco ecologici assorbenti tradizionali si rivolgevano ai rivenditori francesi. Nell'Esagono vi sono infatti almeno una quarantina di marchi nati nel corso degli ultimi anni.

In Svizzera, stando alle informazioni delle tre vallesane, finora ci sarebbero quattro giovani ditte pronte a scendere in campo, «ma la concorrenza si farà presto più agguerrita». Nei grandi magazzini vi sono già alcuni prodotti esteri di questo genere, ma di qualità piuttosto scarsa, soprattutto per quanto concerne il tessuto.

Oûna e Gaya puntano invece proprio sulla qualità e sulla cura con cui scelgono materiali ecologici e sostenibili provenienti da paesi europei (Francia, Italia, Portogallo). Tutto ciò permette di offrire «biancheria sana, confortevole e resistente».

«Vogliamo sensibilizzare le donne sull'inquinamento causato dall'industria degli assorbenti usa e getta e sulla loro tossicità», sottolineano le due fondatrici di Gaya. A livello mondiale vengono utilizzati 1447 assorbenti igienici al secondo, ovvero 45 miliardi all'anno, secondo planetoscope, un sito francese che raccoglie dati statistici sullo sviluppo sostenibile.

I vantaggi della mutandina mestruale non sono tuttavia solo ecologici: vi è anche la praticità e il comfort. Secondo Stélina Lorieux, «quando la si indossa la si dimentica. Non conosco nessuno che sia tornato alla soluzione usa e getta dopo aver provato questo genere di prodotti».

Anche se i due marchi vallesani lanciano collezioni con disegni molto diversi, la tecnica rimane la stessa per tutte le mutandine mestruali. Il nucleo è costituito da un tessuto assorbente per la raccolta del sangue, foderato con una membrana impermeabile per evitare perdite. Il terzo strato traspirante, in bambù o cotone, mantiene asciutta la superficie a contato con la pelle: «nessun odore, nessun effetto pannolino», promette Chloé Bazzi.

Una volta sciacquati in acqua fredda, gli slip rinforzati possono essere lavati in lavatrice a 30 o 40°C e poi messe ad asciugare all'aria aperta. Se utilizzate con cura, possono durare dai tre ai sette anni. Il costo è di circa 60 franchi il paio.

Queste mutandine «svizzere» sono prodotte in Francia perché, secondo le tre imprenditrici, non esiste più un'industria in grado di realizzare biancheria intima mestruale a un prezzo accessibile alle piccole start-up sul territorio svizzero. La biancheria intima cucita in Svizzera costerebbe fino a tre volte tanto. E non è questo lo scopo.

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