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Immagine d'illustrazione
IMAGO/Pond5 Images
La «BBC» ha svelato un sistema fraudolento messo in atto in Uganda, dove venivano girati dei video strazianti di animali feriti, di proposito, che poi venivano messi online per chiedere aiuto in termini di denaro per curarli.
Un'indagine della «BBC» ha portato alla luce un vergognoso caso di maltrattamento degli animali in Uganda, dove alcune persone senza scrupoli ferivano intenzionalmente dei cani.
L'obiettivo? Girare poi dei filmati commoventi da pubblicare su piattaforme come TikTok e YouTube con lo scopo di raccogliere donazioni per le loro cure.
Come spiega sul suo sito «Leggo», i truffatori hanno capito che la passione per gli animali nel mondo occidentale poteva trasformarsi in una vera e propria fonte di guadagno.
Il presidente della Società ugandese per la protezione degli animali Bart Kakooza ha commentato alla BBC: «Questi giovani hanno capito che potevano fare soldi semplicemente procurandosi un cane».
Tra le numerose vittime di questo sistema, oltre ai poveri animali, c'è Nicola Baird, una donna inglese che ha inviato un contributo per aiutare un cane di nome Russet.
Il video mostrava l'animale straziato con un osso slogato dopo essere stato investito da una macchina. In sottofondo si sentivano le suppliche del padrone con la voce rotta dalla disperazione. L'uomo diceva di non potersi permettere le cure veterinarie.
I malintenzionati sono così riusciti a raccogliere quello che doveva essere il denaro necessario per far operare il cane, ma l'animale è morto poco dopo l'intervento chirurgico. Il veterinario avrebbe confermato che le ferite erano state provocate intenzionalmente.
Baird ha così scoperto di essere stata truffata. La donna ha ammesso alla BBC che «le nostre donazioni hanno prolungato la sua agonia. Se non ci fossero state, Russet non avrebbe sofferto così a lungo come invece ha fatto».
Questa consapevolezza l'ha spinta a opporsi con tutte le sue forze contro questi gruppi ugandesi.
L'emittente britannica è quindi riuscita a infiltrarsi nel giro delle truffe. I giornalisti si sono rivolti in incognito all'ex proprietario di Russet, che era anche il gestore di un canile nel Paese africano.
Quest'uomo ha fornito loro tutto il necessario per avviarsi nel business dei finti video: ha messo a disposizione set e attrezzatura per creare contenuti convincenti.
Durante l'analisi del materiale recuperato i giornalisti hanno notato anomalie significative: molti cani, infatti, comparivano in video diversi pubblicati su account differenti.
Anche i luoghi delle riprese sembravano coincidere. Le indagini hanno così individuato il centro operativo delle truffe nella città di Mityana, località vicina alla capitale Kampala.
Parallelamente all'inchiesta sono nate iniziative per combattere questi crimini. Gruppi di attivisti hanno avviato campagne di denuncia contro i truffatori ugandesi.
Tra queste si distingue «We won't be scammed», la quale è stata fondata proprio da Nicola Baird, in prima linea contro queste pratiche.
La donna ha iniziato a pubblicare commenti sotto i post di richiesta di fondi, segnalando casi simili di truffe presunte. E questa azione congiunta ha avuto effetti concreti, mettendo termine a questa messa in scena.