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Bellinzona

Caso 1MDB, il Ministero pubblico chiede pesanti pene

Chieste pene severe per gli imputati nel caso 1MDB. (Immagine d'archivio).

Chieste pene severe per gli imputati nel caso 1MDB. (Immagine d'archivio).

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Nel processo relativo al fondo malaysiano 1MDB presso il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona, la procuratrice Alice de Chambrier ha chiesto dieci anni di reclusione nei confronti del CEO di Petrosaudi e nove anni per il suo braccio destro. I principali capi d'accusa contro i due sono truffa per mestiere e riciclaggio di denaro aggravato.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

17.04.2024, 20:12•17.04.2024, 20:23

L'accusa ha anche domandato che gli imputati vengano posti in detenzione di sicurezza per evitare il rischio di fuga. Stando al Ministero pubblico della Confederazione (MPC) vi è la possibilità che i due si sottraggano a una condanna: fino alla sentenza avranno infatti diverso tempo per riflettere sulla pena detentiva e per lasciare la Svizzera, tanto più che hanno entrambi una doppia cittadinanza: elvetica e saudita nel caso del direttore di Petrosaudi ed elvetica e britannica nel caso della sua spalla. In alternativa alla detenzione, de Chambrier auspica misure alternative per garantire che le persone interessate restino nella Confederazione.

La procuratrice ha anche chiesto che i beni sequestrati in Svizzera vengano confiscati e restituiti al fondo sovrano malaysiano 1MDB. È stata pure avanzata domanda di un risarcimento, sempre per 1MDB, di circa due miliardi di dollari (1,8 miliardi di franchi al cambio attuale), pari alle somme sfuggite alla confisca.

Un caso «straordinario»

Come le parti civili, anche la rappresentante della procura ha insistito sulla natura «straordinaria» del caso. La somma sottratta a 1MDB non è calcolata in decine o centinaia di milioni di dollari, ma raggiunge 1,83 miliardi, ovvero l'1% del prodotto nazionale lordo della Malaysia. E questo paese si è indebitato per alimentare il fondo sovrano, che avrebbe dovuto finanziare il suo sviluppo.

De Chambrier ha descritto gli autori di questa «truffa del secolo» come persone che, all'apparenza, sembravano «buone in tutti i sensi», ma in realtà sono «calcolatrici, manipolatrici e oscenamente avide». Persone che hanno sperperato il loro bottino per noleggiare jet e yacht privati, acquistare proprietà a Londra e a Ginevra e comprare pietre preziose.

Sanzione massima

Ciascuna delle tre operazioni di sottrazione di fondi compiute meriterebbe il massimo della pena. La rappresentante del MPC ha sottolineato le «straordinarie attività criminale e tenacia» degli imputati. Hanno agito per un periodo di dieci anni, dal 2009 al 2019, se si includono gli atti di occultamento.

La procuratrice Muriel Jarp ha sostituito la sua collega per sviscerare nel dettaglio le operazioni finanziarie messe in atto. L'obiettivo di questo «piano sofisticato e perfettamente orchestrato che coinvolgeva molti attori» era quello di convincere il consiglio di amministrazione (cda) di 1MDB che gli imputati stavano effettuando investimenti sostenuti dal regno saudita.

Un piano che non si basava su nulla perché, al momento di giungere a un accordo con i malaysiani, la società Petrosaudi non aveva alcuna attività reale che potesse generare reddito. Ciò non le ha impedito di rivendicare diritti su giacimenti petroliferi in Turkmenistan. È stato proprio facendo balenare questi diritti davanti al cda del fondo che i due imputati sono riusciti a concludere una joint venture.

Trasferimento di capitali per nascondere il bottino

Per giustificare le pene richieste, de Chambrier ha fatto riferimento alle complesse strutture finanziarie, all'uso di prestanome e alle false spiegazioni. Quando le indagini sono iniziate in Svizzera, gli imputati hanno aumentato il numero di trasferimenti di denaro all'estero per nascondere il più possibile i loro patrimoni.

L'accusa ha anche sottolineato l"atteggiamento lamentoso» dei due, che in tre occasioni hanno chiesto che il pubblico ministero venisse ricusato. Queste circostanze personali sfavorevoli escludono qualsiasi riduzione della pena.

L'avvocato Lezgin Polater, che difende gli interessi di 1MDB, ha parlato di «metodi degni della criminalità organizzata»: soprannomi, codici, società di comodo, movimenti multipli di fondi. Il legale ha anche sottolineato i vuoti di memoria degli imputati, la loro tendenza a scaricare le responsabilità sui malaysiani, a suggerire che stavano obbedendo a ordini «dall'alto» o a nascondersi dietro i segreti di Stato.

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