La città di Beirut devastata da due forti esplosioni, sale il bilancio delle vittime

ATS

5.8.2020 - 07:24

È di «oltre 4.000 feriti e più di cento morti» il nuovo bilancio delle devastanti esplosioni di ieri a Beirut. Lo ha reso noto la Croce Rossa libanese secondo quanto riferiscono i media locali mentre proseguono le operazioni dei soccorritori, alla ricerca di circa 100 persone disperse.

Il ministro della Salute libanese Hamad Hasan, citato dai media locali, consiglia a chiunque possa di andare via dalla città. Egli afferma infatti che materiali pericolosi sprigionatisi nell'aria dopo le deflagrazioni potrebbero avere effetti a lungo termine mortali.

A provocare le esplosioni è stato un incendio in un deposito nel porto dove erano immagazzinate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, sequestrate diversi anni fa da una nave.

Lo ha detto il presidente Michel Aoun, citato dalla Bbc online, dopo una riunione d'emergenza del Supremo consiglio della Difesa nel palazzo presidenziale di Baabda.

È «inaccettabile», ha scritto Aoun in un tweet, che 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio fossero tenute immagazzinate in condizioni non sicure. Un'inchiesta è in corso per appurare cosa abbia provocato l'esplosione.

Nel frattempo, dagli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha dichiarato che le esplosioni «assomigliano ad un terribile attentato»: Ho incontrato i nostri generali e sembra che non sia un incidente industriale», ha detto.

Nessun edificio è rimasto con i vetri intatti

In interi quartieri del centro praticamente nessun edificio è rimasto con i vetri intatti. Fonti riferiscono che nella zona di Mar Mikhael nell'alto edificio di Electricité du Liban, l'ente elettrico nazionale, sono rimasti intrappolati molti dipendenti e che si è lavorato a lungo per trarli in salvo.

Sull'autostrada costiera che va verso nord e che passa vicino al porto, per un lungo tratto si vedono auto semidistrutte, mentre la carreggiata è coperta di detriti. Anche all'aeroporto internazionale Rafic Hariri, distante alcuni chilometri, i danni all'aerostazione sono evidenti.

Nel porto di Beirut sono ancorate anche alcune unità navali dell'Unifil, la forza di interposizione dell'Onu al confine tra Libano e Israele. In serata fonti informate hanno detto all'ANSA che squadre dei 'caschi blu' stavano cercando di raggiungere l'area dello scalo in elicottero, perché l'accesso via terra risultava praticamente impossibile.

Non si hanno per ora notizie sulla situazione degli equipaggi, che dovrebbero essere formati da marinai del Bangladesh. Fonti qualificate hanno detto invece che due militari italiani dell'Unifil sono rimasti feriti in modo non grave, mentre altri sono sotto osservazione perché in stato di choc.

Ferita anche l'ambasciatrice svizzera

Tra le persone colpite figura pure l'ambasciatrice svizzera a Beirut Monika Schmutz. È attualmente ricoverata in ospedale con ferite leggere. Nell'esplosione anche l'ambasciata elvetica è rimasta gravemente danneggiata, riferisce il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Schmutz si trova ora in ospedale, precisa ancora il DFAE. Secondo il Dipartimento, l'enorme onda d'urto ha causato la rottura di finestre su un raggio di diversi chilometri. L'esplosione ha danneggiato gravemente l'ambasciata elvetica e la residenza dell'ambasciatrice.

Sale il bilancio delle vittime delle esplosioni avvenute ieri a Beirut.
Source: KEYSTONE/AP/Hussein Malla

Momento di fortissime tensioni nel Paese

L'esplosione è avvenuta in un momento di fortissime tensioni in un Paese travolto da una crisi economica disastrosa; tensioni di confine che si sono riaccese negli ultimi giorni tra Israele e le milizie filo-iraniane di Hezbollah, anche a causa della sentenza del processo, attesa venerdì, per l'uccisione nel 2005, in un attentato sul lungomare di Beirut, dell'ex primo ministro Rafic Hariri e di altre 21 persone. Gli imputati sono quattro membri dello stesso Hezbollah, tutti latitanti.

Voci incontrollate riprese da alcune televisioni hanno parlato di un possibile attacco israeliano a un deposito di armi di Hezbollah. Ma sia il Partito di Dio sia Israele hanno smentito. Vista la potenza dell'esplosione, tuttavia, in linea teorica non si può escludere a priori che pur trattandosi di un incidente, a saltare in aria possa essere stato proprio un deposito di armi.

In Israele si ricorda che due anni fa, in un intervento all'Onu, il premier Benyamin Netanyahu denunciò la presenza di tre depositi di missili di Hezbollah a Beirut, uno allo stadio, uno all'aeroporto e uno proprio nel porto.

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