Caso Estermann, chiesta la riapertura delle indagini

ATS

13.12.2019 - 10:57

È stata chiesta la riapertura del caso Estermann.
Source: KEYSTONE/TEAM

Riaprire le indagini sul caso Estermann.

È quanto chiedono ai magistrati della Città del Vaticano i familiari di Cedric Tornay, il vicecaporale delle Guardie svizzere accusato del duplice omicidio, commesso il 4 maggio 1998, del comandante Alois Estermann e della moglie Gladys Meza Romero.

Tornay si sarebbe suicidato subito dopo. L'istanza per l'accesso al fascicolo integrale è stata depositata dall'avvocato Laura Sgrò al Tribunale vaticano a seguito delle numerose «criticità» rilevate nella ricostruzione dei fatti.

Contestata la tesi di un raptus

La magistratura vaticana, nella persona del giudice Gianluigi Marrone, nel 1999 archiviò l'inchiesta sul duplice omicidio e suicidio dopo aver concluso che Tornay aveva ucciso con dei colpi d'arma da fuoco il neo-comandante Estermann e la moglie in preda a un raptus causato dal rifiuto di una promozione, per poi togliersi la vita.

La ricostruzione fornita dalle autorità vaticane è stata però sempre contestata dalla madre di Tornay, Muguette Baudat, tanto da portare, nel tempo, allo sviluppo di varie teorie alternative, anche con presunti legami col caso Orlandi.

Alcune «criticità»

L'avvocato Sgrò, incaricata dai familiari di richiedere la riapertura delle indagini, rileva varie "criticità", come il fatto che la signora Baudat, nonostante le numerose richieste, non abbia mai potuto leggere gli atti d'inchiesta, né i suoi avvocati ne abbiano mai potuto estrarre copia.

Le sole informazioni in suo possesso derivano dai pochi decreti che le sono stati notificati e dai comunicati della Sala stampa vaticana, che ha diffuso stralci dell'istruttoria.

Mai viste foto, il luogo del delitto, videoriprese, risultati di esami o verbali di deposizioni. Nulla. Come si ricorderà, poi, qualche ora dopo il fatto di sangue il portavoce vaticano Joaquin Navarro-Valls aveva già ricostruito i fatti, così come verranno riconfermati alla chiusura delle indagini.

Pressioni per bruciare la salma

La sera in cui la signora Baudat giunse a Roma, un sacerdote inviato dalla Segreteria di Stato avrebbe cercato di convincerla a cremare il corpo di Cedric: in prima battuta la donna aveva acconsentito, per poi cambiare idea la mattina dopo, nonostante le ulteriori pressioni ricevute. Ciò ha determinato la restituzione alla madre del corpo di suo figlio.

L'autopsia fu effettuata in Vaticano. La famiglia non comprende perché non sia avvenuta presso una struttura ospedaliera come il Gemelli, in cui si vociferava sarebbero state portate le salme.

La signora Baudat non ha mai avuto modo di nominare un consulente di parte che partecipasse all'autopsia né ha mai letto la perizia consegnata alla magistratura.

Autopsie: risultati diversi tra Roma e Losanna

Il corpo è stato restituito alla madre in pessime condizioni. La signora Baudat ha disposto un'autopsia privata, effettuata all'Università di Losanna.

Le informazioni diramate dalla Sala stampa vaticana non coincidono con le conclusioni redatte dai periti di parte. Non avendo mai letto la perizia d'ufficio, resta comunque difficile fare un'attenta comparazione delle autopsie.

Una pallottola di calibro diverso?

Sono gli stessi medici legali a fornire informazioni balistiche. Non risulta infatti che sia stato incaricato nessun perito balistico per analizzare adeguatamente traiettorie e proiettili.

Ciò che rileva la famiglia è che il proiettile restituito alla madre con il quale Cedric si sarebbe ucciso non può avergli attraversato il cranio, essendo intatto e senza alcuna striatura. Il foro sulla testa di Cedric peraltro è più piccolo rispetto alla pallottola. Seri i dubbi che si tratti di una pallottola di un calibro diverso.

Forti dubbi sulla lettera d'addio

Tornay avrebbe lasciato una lettera in cui annunciava il gesto, ma sull'autenticità di quest'ultima vi sono molteplici dubbi, soprattutto perché la missiva è indirizzata a Muguette Chamorel.

Chamorel è il cognome dell'ex marito della signora Baudat, la quale non usava quel cognome da moltissimi anni. Strano che un figlio faccia un errore del genere.

Le indagini furono condotte dal capo della Gendarmeria Camillo Cibin e da Raoul Bonarelli, che finì indagato per la scomparsa di Emanuela Orlandi.

La signora Baudat ha chiesto la restituzione degli effetti personali del figlio che tuttavia gli sono stati restituiti solo parzialmente. I vestiti che Cedric indossava quel giorno sarebbero stati bruciati. Almeno questo è quanto riferito alla madre quando non se li è visti recapitare.

Nuovi elementi?

«Abbiamo fatto richiesta di accedere al fascicolo integrale, è nel pieno diritto della signora Baudat – spiega all'agenzia italiana ANSA l'avvocato Sgrò.

«È evidente - prosegue Sgrò - che la richiesta di riapertura delle indagini, che si basa sulla presentazione di nuove prove, non può prescindere da un attento studio degli atti e della comparazione di essi con il nuovo materiale raccolto e con lo studio degli atti anche da parte dei nostri consulenti. Non appena avremo contezza del fascicolo integrale completeremo la nomina dei nostri consulenti».

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