Sparatoria a New York

Chi è Frank James, il «profeta di sventura»

SDA

13.4.2022 - 19:48

La polizia è alla ricerca dell'afroamericano 62enne Frank James.
La polizia è alla ricerca dell'afroamericano 62enne Frank James.
Keystone/AP NYPD

Un «profeta della sventura» animato periodicamente dal desiderio di uccidere e convinto della necessità di «più sparatorie di massa». Frank James, il 62enne afroamericano sospettato di aver aperto il fuoco nella metropolitana di New York, è descritto dai suoi vicini di casa di Milwaukee, in Wisconsin, come un «burbero», uno «strano», ma sicuramente «non una minaccia».

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13.4.2022 - 19:48

A più di 24 ore dall'attacco e mentre è ancora in corso un'imponente caccia all'uomo iniziano a emergere i primi dettagli sull'indiziato principale. Dalla sua presenza sui social media, in particolare su YouTube con il nome «prophet of truth 88», emerge una personalità complessa e combattuta.

«Soffro di stress post-traumatico», ha ammesso in uno dei filmati definendosi «profeta di sventura». Nei video James ripercorre fatti di attualità ma cavalca anche teorie della cospirazione che lo hanno spinto in passato a definire la tragedia dell'11 settembre come il «giorno più bello».

Il tema comune in tutti i filmati è la sua rabbia contro gli afroamericani. Fra questi il sindaco di New York Eric Adams, a suo parere «destinato a fallire».

In alcune clip parla di «guerra di razza», in altre del desiderio di «sterminare» alcuni gruppi di persone. In un filmato del 27 marzo si è detto deluso dal fatto che Ketanji Brown Jackson, la prima afroamericana nominata alla Corte Suprema, fosse sposata con un bianco.

«Più sparatorie di massa»

Il 6 aprile si è lasciato invece andare in una lunga invettiva sulla necessità di «più sparatorie di massa. Il problema non è chi spara ma il contesto in cui vive». Il giorno prima dell'attacco in un video ha confessato la sua voglia periodica di uccidere spiegando però di non voler finire in carcere.

Particolarmente utile per gli investigatori si è rivelato un filmato del 20 marzo in cui James ha illustrato i suoi spostamenti, riferendo di aver impacchettato i suoi averi a Milwaukee e di essere diretto a Filadelfia, descritta come una «zona pericolosa» in grado di far scattare «molti pensieri negativi».

«Soffro di stress post-traumatico – ha raccontato – a causa di tutte le cose che ho passato nella mia vita». Proprio a Filadelfia James ha affittato il furgoncino legato all'attacco a New York e trovato dagli investigatori a pochi isolati dalla stazione della metropolitana di Sunset Park, a Brooklyn.

I video e le invettive non rispecchiano la descrizione di James offerta dai vicini che, pur ammettendo fosse strano, non lo hanno mai visto come una minaccia. Lo descrivono infatti come un «burbero» che talvolta «urlava al telefono» e sempre da solo nel suo appartamento «disordinato e sporco». Nulla però ha mai fatto pensare che potesse diventare il protagonista di un attacco.

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