Tragedia alle MaldiveCompletato il recupero dei corpi dei sub italiani: «Attrezzatura non adatta, come mai?»
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20.5.2026 - 11:08
I sommozzatori impegnati nell'operazioni di recupero dei corpi dei turisti italiani nelle acque dell'atollo di Vaavu, Maldive.
EPA
Le operazioni di soccorso si sono concluse con il ritrovamento di tutti i corpi dei cinque subacquei, tra cui docenti e ricercatori di fama, che hanno perso la vita durante un'esplorazione nella grotta marina di Alimathà, alle Maldive. L'attenzione è sull'equipaggiamento utilizzato dagli esperti, che potrebbe aver giocato un ruolo chiave nell'incidente.
Le acque cristalline dell'atollo di Vaavu, alle Maldive, sono diventate teatro di una tragedia che ha lasciato senza parole.
Un gruppo di cinque subacquei, tra cui docenti e ricercatori di fama, ha perso la vita durante un'esplorazione nella grotta marina di Alimathà.
Le operazioni di recupero, coordinate dalle autorità locali con il supporto di sommozzatori specializzati, si sono concluse oggi, permettendo di riportare in superficie gli ultimi due corpi che erano rimasti nella cavità marina.
Intanto la dinamica dell'incidente resta al centro delle indagini, ma già emergono dettagli che potrebbero aver contribuito alla tragedia.
Le acque cristalline dell'atollo di Vaavu, alle Maldive, sono diventate teatro di una tragedia che ha lasciato senza fiato la comunità scientifica italiana, ma non solo.
Ricordiamo infatti che un gruppo di cinque subacquei, tra cui docenti e ricercatori di fama, ha perso la vita durante un'esplorazione nella grotta marina di Alimathà.
Come riporta tra gli altri «La Repubblica», le operazioni di recupero, coordinate dalle autorità locali con il supporto di sommozzatori specializzati, si sono concluse oggi, permettendo di riportare in superficie gli ultimi due corpi che erano rimasti nella cavità marina.
Il disorientamento al centro delle ipotesi
Intanto la dinamica dell'incidente resta al centro delle indagini, ma già emergono dettagli che potrebbero aver contribuito alla tragedia.
I subacquei si trovavano nella sezione più remota della grotta, a profondità significative, quando qualcosa è andato storto.
L'ipotesi principale, al vaglio degli inquirenti, è quella del disorientamento: i cinque potrebbero aver perso l'orientamento all'interno della complessa struttura, ritrovandosi incapaci di risalire in tempo.
L'equipaggiaggio sotto la lente d'ingrandimento
Le attenzioni degli investigatori si sono concentrate sull'attrezzatura utilizzata dal gruppo. Secondo quanto riferito da fonti maldiviane, l'equipaggiamento sembrerebbe più adatto a immersioni ricreative che non a esplorazioni in grotte profonde.
Alcuni dei subacquei montavano bombole da 12 litri e, stando alle prime ricostruzioni, utilizzavano aria compressa e non miscele specifiche come il trimix, che è invece consigliata per immersioni che superano i 60 metri di profondità.
Un dettaglio che ha destato particolare sorpresa riguarda l'abbigliamento della professoressa Monica Montefalcone.
La docente sarebbe stata ritrovata con una muta corta, un indumento solitamente preferito per brevi immersioni in acque calde, ma non sempre indicato per esplorazioni prolungate in grotte.
Le acque maldiviane sono calde in questo periodo, il che potrebbe giustificare la scelta, ma il particolare è comunque oggetto di approfondimento.
Intanto sono state recuperati le GoPro e i computer di bordo: le immagini e i dati in essi contenuti potrebbero essere decisivi per chiarire la sequenza degli eventi.
Un gruppo legato dalla scienza e dall'affetto
Ricordiamo che le vittime non erano solo colleghi, ma un gruppo unito da legami professionali e familiari. Monica era una biologa marina e docente presso l'Università di Genova. Con lei c'era sua figlia, Giorgia Sommacal, di soli 23 anni.
Muriel Oddenino, assegnista di ricerca e collaboratrice della cattedra di Montefalcone, era originaria della Puglia, ma residente a Poirino, nel Torinese. Federico Gualtieri, 30enne originario di Omegna, in Piemonte, era un ricercatore.
Il quinto membro del gruppo, Gianluca Benedetti, era un operatore il cui corpo era stato recuperato nei giorni precedenti.
Tutti erano a bordo della safari boat Duke of York, una imbarcazione che fungeva da base per le loro esplorazioni. I connazionali presenti sulla barca saranno ascoltati dagli inquirenti per ricostruire gli ultimi momenti prima dell'immersione fatale.
Il complicato recupero nelle profondità marine
Le operazioni di recupero sono state lunghe e delicate, affidate a un'équipe di subacquei finlandesi specializzati. I sommozzatori si sono immersi poco prima delle 8 di questa mattina (ora svizzera), seguendo un percorso preciso.
Dal punto di immersione, i tre sub hanno srotolato una lunga sagola guida, legata a una boa lanciata verso gli abissi. Con l'ausilio di scooter subacquei, hanno raggiunto i 47 metri di profondità, fissando parte della corda all'ingresso della grotta prima di entrare.
Il recupero dei corpi è avvenuto seguendo questo «filo d'Arianna». I sub finlandesi hanno spinto le salme una alla volta verso l'uscita. A 30 metri, un team della marina maldiviana ha preso il sopravvento, incapsulando i corpi in sacchi dignitosi.
Un ultimo gruppo, posizionato a 10 metri, ha completato la staffetta, portando i resti in superficie fino alla barca d'appoggio. Le procedure di decompressione sono state rispettate scrupolosamente durante tutte le fasi.
La Procura di Roma coordina le indagini
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. I pm di piazzale Clodio seguiranno da vicino l'evoluzione delle indagini, disponendo le autopsie sui corpi non appena rientreranno in Italia.
La Farnesina ha confermato che i corpi sono stati trasferiti su barche appoggio in attesa del rimpatrio.
L'obiettivo è ora fare luce su una tragedia che ha colpito, come detto, il cuore della comunità accademica italiana, ma non solo.