Epidemia sulla naveContro l'hantavirus ora è corsa al vaccino, l'esperto: «Risultati promettenti»
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11.5.2026 - 12:32
Immagine d'illustrazione
Sebastian Gollnow/dpa
L'epidemia di Hantavirus scoppiata sulla nave da crociera «Mv Hondius» ha scatenato i dibattiti sui rischi legati al virus e sulla possibilità di creare un'immunizzazione, finora inesistente. Il virologo Jay Hooper racconta i progressi della ricerca e gli ostacoli da superare.
L'epidemia di Hantavirus scoppiata sulla nave da crociera «Mv Hondius» ha scatenato i dibattiti sui rischi legati al virus e sulla possibilità di creare un vaccino, finora inesistente.
Tra i nomi coinvolti spicca quello di Moderna, azienda già nota per aver sviluppato l'immunizzazione anti-Covid in tempi record nel 2020.
Jay Hooper, virologo dell'Us Army Medical Research Institute of Infectious Diseases, ha spiegato che «i dati di Fase I del vaccino sono promettenti, ma ci sono diversi ostacoli per arrivare a produrlo».
Il team di Hooper lavora a questo progetto da decenni. L'esercito americano cerca un vaccino dagli anni '80 per proteggere le truppe e il virologo si è unito al gruppo negli anni '90.
L'esperto ha poi aggiunto: «Alcuni ipotizzano che il cambiamento climatico potrebbe alterare le popolazioni di roditori e aumentare il numero di persone che vivono o entrano in aree in cui questi roditori sono presenti. Ciò potrebbe far aumentare il numero di casi».
L'epidemia di Hantavirus scoppiata sulla nave da crociera «Mv Hondius», giunta nel fine settimana a Tenerife per permettere lo sbarco dei passeggeri, ha scatenato i dibattiti sui rischi legati al virus e sulla possibilità di creare un vaccino, finora inesistente.
Tra i nomi coinvolti spicca quello di Moderna, azienda già nota per aver sviluppato l'immunizzazione anti-Covid in tempi record nel 2020.
Il ruolo del clima e la lunga ricerca militare
Jay Hooper, virologo dell'Us Army Medical Research Institute of Infectious Diseases, ha rilasciato un'intervista al riguardo a «Nature», ripresa tra gli altri da «Leggo».
Ha spiegato che «i dati di Fase I del vaccino sono promettenti, ma ci sono diversi ostacoli per arrivare a produrlo».
L'esperto ha poi toccato il tema dell'attualità del virus: «Alcuni hanno ipotizzato, e io stesso lo penso, che il cambiamento climatico potrebbe alterare le popolazioni di roditori e aumentare il numero di persone che vivono o entrano in aree in cui questi roditori sono presenti. Ciò potrebbe far aumentare il numero di casi».
Il team di Hooper lavora a questo progetto da decenni. L'esercito americano cerca un vaccino dagli anni '80 per proteggere le truppe e il virologo si è unito al gruppo negli anni '90, periodo in cui emersero nuovi virus come il «Sin Nombre».
Questo virus è stato responsabile della morte della moglie dell'attore Gene Hackman, deceduto successivamente anche lui. Il virus Andes in Sud America rappresentò un'altra minaccia nuova.
I risultati clinici e le sfide future
La ricerca ha compiuto passi avanti significativi. «Abbiamo sviluppato un modello animali realistico per testare i vaccini partendo dai criceti», ha proseguito Hooper.
Il team ha concluso gli studi di Fase I su vaccini per il virus Andes e per le specie «Hantaan» e «Puumala» e i risultati nell'uomo sono incoraggianti: «Nell'uomo, il vaccino a Dna contro il virus Andes induce anticorpi neutralizzanti, importanti per la protezione, quindi il vaccino appare promettente», ha specificato l'esperto.
Tuttavia, il percorso non è privo di difficoltà: il vaccino richiede infatti tre dosi invece di una singola iniezione. I ricercatori stanno ora testando gli anticorpi prelevati dai soggetti vaccinati.
Gli ostacoli per la Fase III
Raggiungere la fase finale di sperimentazione presenta problemi logici rilevanti. «Poiché i casi umani di infezione da virus Andes sono rari e geograficamente dispersi, non esiste una regione specifica in cui condurre un classico studio di Fase III sull'efficacia del vaccino», ha avvertito il virologo.
Questo rende necessari approcci innovativi per l'autorizzazione all'immissione in commercio. L'attenzione si concentra sugli anticorpi neutralizzanti come indicatori di protezione.
«Un altro ostacolo importante per i vaccini contro l'hantavirus è rappresentato dai finanziamenti per la fase di sviluppo avanzato», ha concluso Hooper.