«Ho dovuto cancellare tutto!»Dubai è sotto attacco... e gli influencer non sanno più cosa possono pubblicare
Noemi Hüsser
6.3.2026
I missili stanno colpendo Dubai. Gli influencer continuano a mostrare sui social media immagini di una vita quotidiana apparentemente normale.
Immagine:Keystone
Mentre i razzi colpiscono Dubai, gli influencer pubblicano video in cui sottolineano la loro fedeltà al regime. Le critiche sono difficili da formulare e per una buona ragione: negli Emirati i post sui social media possono diventare rapidamente un reato penale.
Noemi Hüsser
06.03.2026, 21:28
07.03.2026, 09:10
Noemi Hüsser
Hai fretta? blue News riassume per te
Mentre Dubai è colpita da missili e lo spazio aereo resta chiuso, molti influencer continuano a pubblicare video che esprimono fiducia nel regime, evitando quasi del tutto commenti critici.
Questa prudenza è legata anche alle severe leggi emiratensi sui social media, che possono trasformare rapidamente un post in un reato.
L’attacco mette però in luce le contraddizioni tra l’immagine patinata di sicurezza e lusso promossa dagli influencer e la realtà di un Paese con forti limitazioni alla libertà di espressione.
Negli Emirati Arabi Uniti si è aperto un fronte di guerra. Lo spazio aereo è chiuso, centinaia di migliaia di turisti sono bloccati nel Paese e lo scorso fine settimana alcuni missili hanno colpito il complesso alberghiero di Palm Jumeirah.
Eppure, chi in questi giorni scorre i profili social degli influencer che vivono a Dubai difficilmente troverà racconti di una crisi.
«Non hai paura? Vivi a Dubai», si legge in alcuni video pubblicati negli ultimi giorni da decine di creator. Seguono immagini al rallentatore dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum e di suo figlio, accompagnate dalla frase: «No, perché so chi ci protegge».
Il trend si sta diffondendo su TikTok e Instagram. Non è chiaro chi lo abbia lanciato. Nei commenti, però, molti utenti esprimono perplessità: perché così tanti influencer pubblicano lo stesso video nello stesso momento? Sono stati pagati dal governo? Oppure hanno subito pressioni?
A sentirsi disorientati non sono solo gli osservatori, ma anche alcuni influencer. «Non so cosa posso dire e cosa no», ha dichiarato sui socialNathalie Bleicher-Woth.
Zara Secret, invece, ha prima pubblicato video dell’incendio a Palm Jumeirah e poi ha scritto: «Non possiamo postare nulla! Ho dovuto cancellare tutto!».
Le sue parole sono state rapidamente riprese dai media. Il quotidiano tedesco Bild ha titolato: «Gli sceicchi mettono il bavaglio agli influencer?».
Zara Secret respinge però questa interpretazione. In una successiva storia su Instagram ha spiegato di non aver cancellato i video per pressioni del governo, ma perché alcuni follower le avevano scritto che avrebbe potuto essere punita. «Semplicemente non sapevo se fosse vero oppure no», ha detto.
«Quasi tutto può essere considerato un reato»
Negli Emirati Arabi Uniti non esiste libertà di espressione. Radha Stirling, CEO dell’organizzazione «Detained in Dubai», scrive in un comunicato: «Le leggi emiratine sulla criminalità informatica sono tra le più severe al mondo per quanto riguarda i social media».
Può essere punito, per esempio, chi pubblica contenuti che «danneggiano» o «deridono» la reputazione o la dignità degli Emirati Arabi Uniti, delle loro istituzioni o di figure pubbliche.
«Il testo della legge è volutamente molto ampio», spiega Stirling. «Questo significa che quasi qualsiasi contenuto critico verso la politica del governo o i conflitti regionali può essere interpretato come un reato».
All’inizio della settimana lo stesso governo ha messo in guardia contro la diffusione di «voci o informazioni provenienti da fonti sconosciute sui social media o tramite altri mezzi tecnologici». Ciò potrebbe «generare confusione e mettere a rischio la sicurezza e la stabilità della società».
Warning ⚠️ ——- The Public Prosecution warns against publishing or circulating rumors and information from unknown sources through social media platforms or any other technological means, due to the consequences thereof, including the spread of confusion and harm to the security… pic.twitter.com/eQLozbqOmo
L’influencer Kim Gloss ha commentato la situazione in un’intervista a «Der Spiegel»: «Non ci sono direttive precise. Bisogna solo evitare di diffondere voci o fake news. E credo che questo dovrebbe valere in tutto il mondo».
Ma non tutto il mondo vive sotto un regime autoritario come quello degli Emirati Arabi Uniti, e sotto uno Stato che decide autonomamente cosa sia o meno una fake news.
Ciò che Gloss interpreta come una misura contro la disinformazione, secondo molte organizzazioni per i diritti umani è invece uno strumento per reprimere qualsiasi critica.
Forse alcuni influencer non ne sono pienamente consapevoli. Oppure sono abbagliati dalle opportunità, dal denaro, dallo stile di vita e dalle tasse molto basse che Dubai offre, senza vedere le contraddizioni che attraversano i loro contenuti.
La coppia di influencer Sandra e Julian Oberst ha pubblicato uno dei video del trend. Nelle storie su Instagram, però, il quadro appare diverso. Alla domanda di un follower se valga la pena viaggiare a Dubai in questo momento, Sandra Oberst ha risposto: «Io non verrei». Dice di essere sollevata all’idea che il suo volo per lasciare il Paese riparta presto.
Anche la diciottenne influencer Juli ha condiviso il video dello sceicco. In un secondo momento ha però ammesso in un'altra clip (riportata qui sotto): «Mentirei se dicessi che non ho paura».
Alcuni influencer sostengono che a Dubai la vita prosegue normalmente. Altri parlano invece di una città fantasma.
C’è chi racconta di sentirsi al sicuro e di fidarsi del Paese, salvo poi mostrare le scorte d’acqua accumulate in casa. O spiegare che la notte dorme in bagno, perché è l’unica stanza senza finestre.
Le due cose, naturalmente, possono essere vere allo stesso tempo. Gli Emirati Arabi Uniti dispongono di un sistema di difesa antimissile molto avanzato.
Secondo il governo, oltre il 90% dei missili e dei droni iraniani è stato intercettato. Ci si può quindi sentire relativamente al sicuro, e allo stesso tempo restare prudenti, perché alcuni ordigni riescono comunque a colpire.
L’attacco iraniano agli Emirati Arabi Uniti, però, sta facendo emergere crepe nell’immagine che lo Stato ha costruito anche grazie agli influencer di Dubai.
Da anni questi creator raccontano una realtà fatta di lusso, sole, sicurezza e di una quotidianità apparentemente spensierata. In questo racconto non trova spazio il fatto che gli Emirati Arabi Uniti non siano un Paese politicamente libero.
I partiti politici sono vietati, l’omosessualità è punita dalla legge e i diritti delle donne restano limitati. Allo stesso tempo il Paese è spesso criticato per il trattamento dei lavoratori migranti. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano sfruttamento, salari molto bassi, passaporti trattenuti e condizioni di lavoro precarie.
Gli influencer intrappolati nella narrazione
Questa parte della realtà, però, raramente compare nei contenuti pubblicati dai content creator di Dubai. Un’inchiesta del programma «ZDF Magazin Royale» nel 2021 ha mostrato che gli influencer possono ottenere vantaggi fiscali grazie a una licenza statale, impegnandosi in cambio a parlare solo in modo positivo di Dubai.
Da questo punto di vista, ciò che sta accadendo oggi non è del tutto nuovo. Ma ora, più che mai, dall’esterno appare evidente come molti influencer siano rimasti intrappolati nell’immagine edulcorata degli Emirati Arabi.
E come stiano forse iniziando a rendersi conto di cosa significhi concretamente la limitazione della libertà di parola nel Paese.
Nei loro post emerge una crescente incertezza su quanto sia davvero possibile parlare liberamente. Influencer come Nathalie Bleicher-Woth o Zara Secret – che aveva scritto «ho dovuto cancellare tutto» – sembrano persone che per un attimo hanno sbirciato dietro il sipario, per poi richiuderlo in fretta.
Prima che arrivino ad ammettere apertamente che la limitazione della libertà di espressione non è altro che un bavaglio, probabilmente servirà ancora del tempo.