Fra Trump maiale e Bibi diavolo Ecco chi c'è dietro i video Lego sulla guerra in Iran, la macchina di propaganda che conquista TikTok

Martin Abgottspon

18.4.2026

Video Lego come questi raggiungono milioni di persone.
Video Lego come questi raggiungono milioni di persone.
X/ExplosiveMediaa

All’apparenza innocue, le figure Lego stanno conquistando milioni di visualizzazioni: soldatini, navi da guerra e un Donald Trump con il naso da maiale. Dietro questi video virali si nasconde però una delle macchine di propaganda più efficaci del conflitto in corso in Iran.

Martin Abgottspon

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Dietro video virali che mostrano scene di guerra con personaggi Lego si nasconde una sofisticata operazione di propaganda legata al conflitto in Iran.
  • I contenuti, diffusi su piattaforme come TikTok e YouTube, hanno raggiunto centinaia di milioni di visualizzazioni grazie a uno stile semplice e accattivante.
  • L’autore, noto come «Mr Explosive», guida un piccolo team che produce materiali ottimizzati per gli algoritmi e rivendica il proprio lavoro come un servizio al Paese.
  • I video includono anche immagini che richiamano stereotipi antisemiti, accuse che il produttore respinge definendo i contenuti come antisionisti.
  • Secondo gli esperti, questi clip rappresentano una nuova forma di guerra digitale, in cui il controllo dell’attenzione diventa decisivo quanto quello delle armi.

Un Donald Trump sudato, soldati americani in fuga nel panico, navi da guerra iraniane all’attacco: tutto rappresentato con personaggi Lego e accompagnato da hip-hop generato dall’intelligenza artificiale.

I video circolano su YouTube, Instagram e TikTok.

Quello che a prima vista può sembrare semplice contenuto virale è in realtà propaganda di guerra costruita con precisione. Finora questi filmati hanno raccolto centinaia di milioni di visualizzazioni.

Ogni giorno vengono pubblicati nuovi contenuti, prodotti in modo professionale e ottimizzati per gli algoritmi delle piattaforme.

Ma chi ha creato questi video?

La BBC è riuscita a identificare l’autore, che si fa chiamare Mr Explosive, e a intervistarlo per la prima volta davanti alle telecamere. Il messaggio che trasmette è chiaro: «È un onore lavorare per la mia patria».

Il suo team conta meno di dieci persone. Una struttura sorprendentemente ridotta, considerando che la portata dei contenuti supera ormai quella di molti media statali.

Propaganda dal volto sorridente

Il messaggio veicolato da Mr Explosive richiama inizialmente la retorica anti-imperialista classica: l’Iran che resiste a un «oppressore globale onnipotente», la ricerca di «verità e libertà», mentre il fronte opposto «si allea con i cannibali». Ma il linguaggio visivo dei video va ben oltre.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu viene raffigurato mentre beve sangue. Una figura demoniaca porta una stella di David sulla fronte.

Sempre «Bibi» appare come una marionetta nelle mani del diavolo, che a sua volta controlla Trump. Immagini che riprendono direttamente l’iconografia dell’antisemitismo più tradizionale.

Una nuova dimensione della guerra digitale

Il produttore respinge con decisione le accuse di antisemitismo. «I nostri video sono antisionisti», afferma, rivendicando una distinzione che considera fondamentale: il bersaglio non sarebbero gli ebrei, ma lo Stato israeliano e il suo apparato di potere.

Gli stereotipi secolari utilizzati nei suoi video non vengono riconosciuti come tali. Si tratta, secondo Mr Explosive, di una «necessaria semplificazione».

A sostegno cita il fatto che «solo il 13%» delle dichiarazioni di Trump sarebbe basato su fatti.

Una nuova forma di conflitto

Gli esperti interpretano questi contenuti come il segno di una nuova forma di conflitto. Lo stile semplice, quasi ingenuo — estetica Lego, montaggio rapido, basi musicali accattivanti — abbassa la soglia di attenzione e aumenta la probabilità di condivisione.

In questo modo si riesce a raggiungere soprattutto i più giovani, spesso poco ricettivi ai formati informativi tradizionali.

Nei conflitti moderni non si combatte più soltanto con le armi, ma soprattutto per conquistare l’attenzione. Chi controlla l’attenzione può influenzare la percezione — e quindi, in ultima analisi, la realtà politica.

Che un’operazione gestita da meno di dieci persone riesca ad avere un impatto globale superiore a quello di emittenti statali con budget cento volte più elevati è forse l’aspetto più inquietante di questa vicenda.