G8: in migliaia a Genova per Giuliani 20 anni dopo

SDA

21.7.2021 - 14:55

Vent'anni dopo la morte di Carlo Giuliani in piazza Alimonda, a Genova, sono arrivati in migliaia ieri per ricordare quel ragazzo di 23 anni morto nel corso degli eventi del G8 del 2001.

Demonstrators march in the streets as police, in background, moves in amidst clouds of tear gas rising into the air during the second consecutive day of clashes between police and demonstrators in downtown Genoa, Italy, Saturday, July 21, 2001. Fresh violence erupted at protest marches on the second day of the G8 summit Saturday, with riot police firing tear gas at demonstrators who smashed windows and hurled ripped-up paving stones. One demonstrator had been killed killed Friday. (KEYSTONE/AP Photo/Jerome Delay) === ELECTRONIC IMAGE ===
Sabato 21 luglio 2001 a Genova. I dimostranti si scontrano con la polizia. Il giorno prima è stato ucciso dalla polizia un giovane manifestante, Carlo Giuliani.
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21.7.2021 - 14:55

«Questa piazza deve servire perché se quelli che sentono queste cose, le conoscono, le capiscono e le continuano a raccontare e le fanno conoscere è possibile cambiare un po' questo Paese e rimetterlo sulla strada giusta», dice da sotto il palco il padre Giuliano, da vent'anni suo malgrado testimone e primo portavoce, con la moglie Heidi, di una ricostruzione dei fatti di quei giorni ben diversa da quella giudiziaria, per cui su quella morte non ci fu un processo.

Piazza Alimonda è gremita, per il ventennale sono arrivati in centinaia anche da altre città, 'reduci' delle manifestazioni di allora ma anche ragazzi che non erano ancora nati. La musica si alterna alle testimonianze, passa per un saluto «per Carlo» anche il cantante spagnolo Manu Chao, anche lui a Genova vent'anni fa.

Alle 17.27, poco prima del momento della morte di Carlo, il padre Giuliano prende la parola dal palco e mette in fila ancora una volta i fatti di quel 20 luglio: la carica al corteo delle tute bianche, le fughe, gli scontri. Fatti ripetuti mille volte. La piazza non fiata. Quando parla di «legittima difesa» del figlio parte un lungo applauso.

Un corteo spontaneo e pacifico

Tra gli striscioni, uno, in inglese, richiama la parola d'ordine di vent'anni fa: «un altro mondo è – ancora – possibile». Alla fine il presidio dovrebbe sciogliersi ma si trasforma in corteo. Giuliani è contrario, l'organizzazione autorizzata non era quella.

I partecipanti però sembrano quasi moltiplicarsi e la gente inizia a riappropriarsi simbolicamente di quella via Tolemaide, già simbolo storico di una svolta nelle manifestazioni alter-mondialiste, con quella carica al corteo mai del tutto chiarita.

Il corteo, guidato da bandiere dell'antifa, no tav, con uno striscione in testa che convoca tutti al G20 di ottobre, prosegue per i luoghi centrali di Genova e infine irrompe al Ducale, che allora ospitò i capi di Stato, riuniti per i lavori del G8, allora nell'inviolabile 'zona rossa'.

È una sfilata pacifica e simbolica, come entrano da un varco, defluiscono dall'altro e il corteo si scioglie. Nessun politico è in piazza Alimonda se non il segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo che chiede per la famiglia Giuliani e i manifestanti picchiati un messaggio di scuse a nome dello Stato da Sergio Mattarella.

Si esprime il presidente della Camera Roberto Fico

Dalle istituzioni arriva però la voce del presidente della Camera Roberto Fico: «Vent'anni fa, per le strade di Genova, lo Stato fallì»

Poi continua: «Le violenze perpetrate nei confronti di manifestanti che nulla avevano a che fare con i Black Bloc, la mattanza notturna nel complesso della Diaz, l'orrore di Bolzaneto: sono ferite che bruciano ancora. Non è possibile dimenticare, come non è possibile costruire su quei fatti una memoria condivisa. Troppa ferocia, troppo dolore», prosegue Fico.

«Dopo 20 anni ci sono però elementi su cui riflettere. Cosa rimane di quei giorni, cosa rimane dietro quella coltre di fumo. Dopo Genova non sono naufragate le istituzioni democratiche, e non è naufragato quel movimento», conclude il politico.

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