Ecco cosa lamentano I dipendenti di Amazon lanciano l'allarme: «La corsa all'IA è fuori controllo. Se continuiamo così, addio pianeta»

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1.12.2025 - 08:46

FILE - In this Feb. 14, 2019 file photo, people stand in the lobby for Amazon offices in New York. Amazon finally has its answer to ChatGPT. The tech giant said Tuesday, Nov. 28, 2023, it will launch Q – a generative-AI powered chatbot for businesses. (AP Photo/Mark Lennihan, File)
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La protesta esplode dentro Amazon: oltre mille dipendenti accusano l’azienda di spingere sull’IA ignorando ambiente, diritti e sicurezza dei lavoratori. Una lettera interna, sostenuta anche da migliaia di firme esterne, denuncia una corsa tecnologica ritenuta pericolosa e fuori controllo, su cui la rivista statunitense Wired ha cercato di fare luce. 

Antonio Fontana

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Oltre mille dipendenti Amazon denunciano la corsa incontrollata dell’azienda all’IA.
  • La lettera critica l’impatto su ambiente, diritti dei lavoratori e democrazia.
  • I firmatari lamentano pressioni interne, strumenti IA scadenti e rischi di licenziamenti.
  • Gli attivisti chiedono di abbandonare le fonti fossili e creare gruppi etici sull’IA.
  • Amazon ribadisce i suoi obiettivi climatici, ma le emissioni continuano a crescere e il malcontento aumenta.

Un’ondata di malcontento sta scuotendo i corridoi – e i magazzini – di Amazon.

Oltre mille dipendenti hanno firmato in forma anonima una lettera esplosiva: nel mirino c’è la «corsa a ogni costo» dell’azienda per spingere sull’intelligenza artificiale. Una corsa che, secondo loro, potrebbe provocare danni enormi alla democrazia, ai posti di lavoro e all’ambiente.

A coordinare la protesta è il gruppo interno Amazon Employees for Climate Justice, che a Wired racconta di aver raccolto le firme nell’ultimo mese. E il movimento è cresciuto ben oltre Seattle: più di 2'400 sostenitori esterni, da giganti come Google e Apple, si sono aggiunti alla lista.

Tra i firmatari: ingegneri senior, manager e operai di magazzino. Le firme arrivano da ogni angolo dell’azienda. Un dirigente dell’ingegneria con 20 anni di anzianità confessa di aver aderito perché vede una «gara artificiale all’IA» usata come giustificazione per comprimere i diritti dei dipendenti e ignorare gli effetti ambientali.

«L’IA è diventata una sorta di droga» racconta uno dei lavoratori. «Serve a licenziare persone e a reinvestire i risparmi in data center per prodotti che nessuno sta davvero usando».

La fame di energia degli algoritmi

E Amazon non è sola nella corsa: tutta la Big Tech sta investendo miliardi in nuovi data center per addestrare sistemi generativi e alimentare servizi come Rufus, il chatbot per lo shopping che – secondo l’ad Andy Jassy – potrebbe portare 10 miliardi di dollari di vendite all’anno.

Ma questi centri richiedono enormi quantità di elettricità, costringendo le reti a riaccendere persino centrali a carbone. La lettera chiede ad Amazon di tagliare ogni fonte fossile, impedire l’uso delle sue tecnologie per sorveglianza e deportazioni di massa, e smettere di obbligare i dipendenti a usare strumenti IA ancora embrionali.

Un portavoce dell’azienda, Brad Glasser, ribadisce il mantra ufficiale: obiettivo zero emissioni entro il 2040. Ma non risponde punto per punto ai timori dei lavoratori.

L’ombra del ritorno di Trump

Il clima politico negli Stati Uniti non aiuta: con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, spiega Wired, molte tutele sul lavoro, norme ambientali e regolamentazioni sull’IA sono state smantellate. Risultato: molti dipendenti temono ritorsioni e preferiscono tacere, mentre l’automazione minaccia soprattutto i ruoli junior di ingegneria e marketing.

Tentativi globali di frenare l’IA ce ne sono stati – come la petizione di scienziati nel 2023 per una pausa di sei mesi – ma hanno ottenuto ben poco.

Consumi eccessivi, pressioni maggiori

Gli attivisti interni spiegano che non si oppongono all’IA in sé, ma alla sua gestione spericolata. «Non è solo questione di superintelligenze future» dice un lavoratore del settore entertainment con dieci anni di esperienza. «Il prezzo che stiamo pagando ora è già troppo alto. Abbiamo pochi anni per evitare un riscaldamento catastrofico.»

Alcuni dipendenti sostengono che l’azienda stia minimizzando i problemi dei propri strumenti interni di IA. Si parla di pressioni per raddoppiare la produttività usando tool che, dicono, «non sono assolutamente all’altezza». Uno li definisce senza mezzi termini: «roba spazzatura».

La lettera chiede la creazione di gruppi etici sull’IA in cui anche i lavoratori comuni possano avere voce sulle tecnologie che devono utilizzare – o che potrebbero un giorno sostituirli. Le firme sono aumentate bruscamente dopo l’annuncio di 14'000 licenziamenti per «adattarsi all’era dell’IA».

Una battaglia che dura da anni

Il gruppo di attivisti, nato nel 2018, rivendica di aver influenzato alcune promesse ambientali di Amazon. Ma la realtà è dura: le emissioni dell’azienda sono cresciute del 35% dal 2019.

E secondo un dipendente, durante un recente meeting, un dirigente avrebbe ammesso che la richiesta di data center aumenterà di dieci volte entro il 2027. L’unico miglioramento annunciato? Un risparmio del 9% nell’uso dell’acqua. «Una goccia nel mare» commenta il lavoratore. «Parliamo invece dell’energia che servirà e di dove la prenderemo.»

Glasser, di nuovo, risponde con la linea ufficiale: «Stiamo investendo in energia senza carbonio.» Ma le preoccupazioni dei dipendenti restano.