Ecco i 5 punti principali I fascicoli dell'inchiesta sull'inferno di Crans-Montana sollevano nuovi interrogativi

Sven Ziegler

16.1.2026

I proprietari del bar Jacques e Jessica Moretti mentre si recano all'udienza della scorsa settimana.
I proprietari del bar Jacques e Jessica Moretti mentre si recano all'udienza della scorsa settimana.
KEYSTONE

Dopo l'incendio mortale nel bar «Le Constellation» di Crans-Montana, le prime dichiarazioni dei testimoni e dei gestori forniscono un quadro della notte della tragedia. Le affermazioni sulle uscite di emergenza, sulla protezione antincendio e sull'uso della capacità produttiva dipingono un quadro con ancora molte domande senza risposta.

Sven Ziegler

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Sono state effettuate le prime audizioni dei testimoni e dei gestori del bar «Le Constellation» di Crans-Montana, che hanno evidenziato contraddizioni in materia di sicurezza.
  • In particolare, non è chiaro quanto fossero visibili le uscite di emergenza e se fossero stati usati gli estintori.
  • Le indagini si stanno concentrando sulle cause del rogo, sui materiali di protezione antincendio e sulle ispezioni ufficiali.

A due settimane dall'incendio nel bar «Le Constellation» di Crans-Montana, nel quale 40 persone sono morte e altre 116 sono rimaste ferite la notte di Capodanno, i primi interrogatori hanno fornito un quadro più dettagliato sull'accaduto.

Secondo i documenti visionati da «Le Temps», al centro dell'indagine ci sono i problemi di sicurezza.

Ecco le cinque cose più importanti da sapere al momento.

Incertezze sulle uscite di emergenza

Secondo Jacques Moretti, gerente del locale dove è avvenuta la tragedia, il bar aveva due uscite di emergenza: la porta d'ingresso principale al piano terra e un'uscita nel seminterrato verso la tromba delle scale.

Entrambe erano segnalate con «almeno quattro indicatori direzionali». Un rapporto di ispezione elettrica ha però trovato una sola insegna luminosa, difettosa, che lui stesso aveva riparato.

Diversi ospiti hanno invece descritto la situazione in modo diverso. Nei documenti si trovano più volte affermazioni come «non ho visto nessuna uscita di emergenza». In molti non sapevano infatti che c'era un'altra porta sul retro del seminterrato.

Secondo Moretti, questa cosiddetta porta di servizio era normalmente aperta, ma la sera dell'incendio era chiusa a chiave. Non è però stato in grado di spiegarne il motivo. Una volta giunto sul posto ha forzato l'accesso in questione con l'aiuto di altre persone. Secondo i testimoni, diversi giovani sono stati trovati dietro il passaggio in condizioni critiche.

Estintori e mancanza di formazione

Lo stesso Moretti ha spiegato che nel locale c'erano quattro estintori: tre nel seminterrato e uno al piano terra. Sua moglie Jessica ha aggiunto che questi erano stati controllati da un'azienda specializzata nell'agosto del 2025.

Dal canto loro, i testimoni hanno riferito di non aver visto né usato alcun estintore. L'unica menzione indiretta è che ce n'era uno vicino alla cabina del DJ, ma non è chiaro se sia stato usato.

Alla domanda della polizia se il personale fosse stato addestrato per le emergenze, il gestore ha risposto bruscamente: «No».

Quanti ospiti c'erano nel bar?

Anche il numero di persone presenti al momento dello scoppio del rogo è controverso. Secondo Moretti, la capienza è stata rispettata e nel seminterrato c'era «circa un centinaio di persone, anzi meno».

Le riprese video effettuate poco prima della tragedia confermano in parte questa testimonianza.

Allo stesso tempo, però, l'elevato numero di persone rimaste vittima solleva interrogativi: in totale sono state registrate 156 vittime, tra morti e feriti. Come si possa conciliare questo numero con quello indicato dal proprietario in merito ai presenti è ancora oggetto di indagini.

E i minori?

Otto delle persone che hanno perso la vita nel rogo avevano meno di 16 anni. Moretti ha sottolineato che erano stati effettuati controlli sull'età all'entrata: i giovani tra i 16 e i 18 anni erano ammessi solo se accompagnati da un adulto e non potevano consumare alcolici.

Diversi testimoni hanno confermato tali controlli, ma hanno sottolineato che non sono una garanzia del rispetto delle regole.

Secondo Jessica Moretti, in servizio c'erano anche due guardie di sicurezza: una all'ingresso e una nel seminterrato. I testimoni hanno riferito che una di queste si è precipitata al piano di sotto durante i primi momenti di allarme, con conseguente ressa nella zona delle scale.

Moretti avrebbe testato l'infiammabilità della schiuma con le candele pirotecniche

Le candele pirotecniche sono considerate la causa più probabile del rogo. L'ufficio del pubblico ministero del Vallese ha dichiarato fin dall'inizio che c'erano molte indicazioni che queste «erano tenute troppo vicine al soffitto».

Il gerente ha però espresso dubbi su questa teoria. «Lo capisco, ma per me non erano abbastanza forti da incendiare la schiuma», ha detto, riferendosi ai suoi test.

La compagna ha poi fatto sapere che tali candele erano in uso da anni e che venivano utilizzate solo dal personale.

Il rivestimento in schiuma sul soffitto è in particolare oggetto di attenzione. È stato installato dallo stesso Moretti circa dieci anni fa, ma resta da capire se il materiale fosse consentito per l'uso che ne è stato fatto.

La Procura sta indagando se tale schiuma abbia contribuito alla rapida progressione dell'incendio mortale.

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