La battaglia continuaI genitori dei bimbi che vivevano nel bosco alla TV australiana: «Ridateci i nostri figli»
fon
4.3.2026
Catherine Birmingham, australiana di 45 anni.
IMAGO/Italy Photo Press
Il caso della «famiglia nel bosco» arriva sulla tv australiana, mentre i genitori chiedono di riunirsi ai tre figli allontanati dalle autorità italiane.
Il programma australiano «60 Minutes» ha dedicato un reportage alla coppia che viveva con i figli in un bosco in Italia e che è stata separata dai tre bimbi, ospitati da mesi in una struttura protetta a Vasto.
I genitori respingono le accuse di aver danneggiato i bambini e difendono il loro stile di vita alternativo, inclusa la scelta di non mandarli a scuola.
Secondo il «Sydney Morning Herald», la coppia ha chiesto l’intervento del governo australiano dopo la sospensione della capacità genitoriale da parte del Tribunale per i minorenni italiano.
La vicenda della cosiddetta «famiglia nel bosco» supera i confini italiani e diventa oggetto di un reportage della tv australiana.
Il programma d'inchiesta «60 Minutes» ha dedicato un lungo servizio alla storia della coppia che viveva in Italia fuori dai modelli abitativi e scolastici tradizionali, interrogandosi se crescere i figli lontano dai percorsi sociali convenzionali possa essere considerato un danno per i minori.
Nel servizio con la televisione australiana interviene Catherine Birmingham, che insieme al marito Nathan Trevallion chiede che la famiglia venga riunita dopo quattro mesi di separazione.
I tre figli - due gemelli di sei anni e una bambina di otto - sono ospitati in una struttura protetta a Vasto; secondo quanto emerso, la stessa struttura avrebbe chiesto un trasferimento in un centro ritenuto più adeguato. Per i genitori, però, il futuro non sarebbe in Italia.
«Vogliamo restare uniti»
«Non possiamo tornare in Australia: Lee, il nostro cavallo, è troppo vecchio per affrontare un volo», afferma Catherine nel reportage, come riportato da «60 Minutes». «Una possibilità è restare in Europa e ricominciare da zero».
Il marito sostiene che i figli «non meritano quello che stanno vivendo» e che la famiglia resterebbe anche in Italia, ma solo se i bambini fossero al sicuro.
Il riferimento è alle controversie giudiziarie che hanno portato all'allontanamento dei minori per presunte inadempienze legate all'abitazione e alla scolarizzazione: «Abbiamo accettato tutto. Il primo mese ho obbedito, ora difendo i miei figli», afferma la madre davanti alle telecamere, parlando di pregiudizi nei confronti del loro stile di vita.
Racconta che uno dei figli, nella casa famiglia, si sveglierebbe di notte chiamandola in lacrime: «Mi dice «mamma aiutami, ho paura»». La donna può soggiornare nella stessa struttura, ma non sempre ha libero accesso ai figli.
La casa nel bosco e le accuse
Nel reportage televisivo il padre mostra l'abitazione costruita nel bosco e difende le proprie scelte, compresa l'assenza di un sistema di scarico tradizionale: «Utilizziamo il compostaggio per risparmiare acqua».
La madre ribadisce: «Non abbiamo fatto nulla per danneggiare i nostri figli, ma le autorità italiane ritengono che sia più sicuro tenerli lontani da noi».
Pur avendo accettato alcune mediazioni - insegnante, vaccini, adeguamenti dell’abitazione - precisa di non voler mandare i figli a scuola, convinta di poter offrire loro «maggiori opportunità rispetto all’educazione formale».
L'intervento del governo australiano
Parallelamente, il «Sydney Morning Herald» riferisce che la coppia avrebbe chiesto l'intervento del governo australiano guidato da Anthony Albanese per rientrare in patria.
Secondo il quotidiano, il Tribunale per i minorenni italiano ha sospeso la capacità genitoriale dei due genitori e i figli, di 8 e 6 anni, si trovano nella struttura protetta dallo scorso novembre.
La madre potrebbe essere trasferita
Intanto però nel caso potrebbe esserci una svolta. Secondo quanto riportano «Il Messaggero» e «Il Centro», la struttura dove sono ospitati i bimbi e la madre avrebbe chiesto il loro trasferimento in un luogo più adatto alle loro esigenze.
La richiesta sarebbe contenuta in una recente relazione inviata al Tribunale per i minorenni dell'Aquila. Nel documento, citato dai due quotidiani, si segnalano tensioni legate alla condivisione degli spazi comuni che avrebbero generato momenti di disagio.
Nel frattempo il padre ha dichiarato a «La Repubblica» di essere pronto ad adeguare il casolare di famiglia a Palmoli, in provincia di Chieti. «Amplieremo la casa, installeremo un bagno a secco e rifaremo gli infissi. Ci collegheremo anche alla rete elettrica e idrica», ha spiegato, parlando di un progetto di bioedilizia.
I figli della coppia finora hanno seguito l'unschooling, cioè un'istruzione gestita direttamente dai genitori. Anche su questo punto Trevallion si è detto disposto a cambiare: «Ho capito che qui non è possibile come in Gran Bretagna», ha affermato a La Repubblica. «Continueremo con l'homeschooling, scegliendo però una scuola online».
I figli «sono tristi dal primo giorno»
L'uomo ha inoltre raccontato che i figli «sono tristi dal primo giorno» e spera in un ricongiungimento familiare per tornare a vivere a contatto con la natura, lontano da smartphone e tecnologia.
Stando a «Vanity Fair» il Tribunale per i minorenni ha però espresso dubbi sulla capacità genitoriale della coppia. Il professor Tonino Cantelmi, psichiatra consulente della famiglia, ha chiesto la rimozione della psicologa incaricata del caso, Valentina Garrapetta, sollevando dubbi sulla sua imparzialità.
La consulente tecnica d'ufficio Simona Ceccoli, invece, continua a sostenere la scelta della professionista.