Religione I Lefebvriani confermano le ordinazioni di luglio malgrado il divieto del Vaticano. È scisma?

SDA

18.5.2026 - 07:00

I lefebvriani vanno dritti per la loro strada, nonostante l'alt del Vaticano sulle annunciate consacrazioni episcopali. Rischiano lo scisma. La Fraternità sacerdotale San Pio X, giova ricordarlo, rifiuta le riforme fondamentali del Concilio Vaticano II (1962-1965) sulla quale si basa la Chiesa dei nostri giorni.

L'arcivescovo Marcel Lefebvre in una foto del 1988. È morto nel 1991.
L'arcivescovo Marcel Lefebvre in una foto del 1988. È morto nel 1991.
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Keystone-SDA, Paolo Beretta

In queste ore hanno aperto un sito tutto dedicato all'evento, econe2026, con tanto di conto alla rovescia.

«Quattro giorni eccezionali», è il titolo che campeggia sul programma nel quale si menzionano appunto le ordinazioni sacerdotali e le consacrazioni episcopali.

«La cerimonia di consacrazione episcopale annunciata dalla Fraternità sacerdotale San Pio X si terrà come previsto il primo luglio 2026, nel prato di Écône (in territorio del comune vallesano di Riddes), proprio nel luogo in cui furono celebrate le consacrazioni del 1988 dall'arcivescovo Marcel Lefebvre», comunica la Fraternità.

«Questo evento storico riunirà quasi 15'000 fedeli, oltre a circa 1'300 sacerdoti, monaci e suore provenienti da tutto il mondo», fanno sapere i tradizionalisti invitando a prenotarsi per tempo ai vari eventi in calendario.

La messa in guardia del Vaticano

Una decisione che arriva solo qualche giorno dopo la ferma decisione comunicata dal prefetto della dottrina della fede, il cardinale Victor Manuel Fernandez.

Queste sono state le sue parole: «Le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità sacerdotale San Pio X non hanno il corrispondente mandato pontificio. Questo gesto costituirà un atto scismatico», e «l'adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa».

«Il Santo Padre – si sottolineava ancora nella dichiarazione del prefetto – continua nelle sue preghiere a chiedere allo Spirito Santo di illuminare i responsabili della Fraternità sacerdotale San Pio X affinché ritornino sui loro passi in merito alla gravissima decisione che hanno preso».

La Fraternità risponde con una lettera al Papa

A stretto giro la Fraternità aveva risposto con una lettera diretta a Papa Leone XIV, una «dichiarazione di fede» con la quale affermavano appunto il loro «attaccamento alla fede cattolica».

Poi il passo successivo: la conferma del programma delle consacrazioni dei nuovi vescovi.

A loro difesa è intervenuto monsignor Athanasius Schneider, vescovo ad Astana (Kazakistan), di origini tedesche e tra i punti di riferimento dei cattolici tradizionalisti.

«Riconoscono tutta l'autorità del papa»

«Non sono d'accordo con l'affermazione che sarà scismatico», ha detto in un'intervista a Eternal Word Television Network (EWTN, una rete televisiva statunitense via cavo che presenta in tutto il mondo una programmazione a tema cattolico) riferendosi all'atto delle consacrazioni episcopali.

Sulla dichiarazione dottrinale pubblicata da don Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità, Schneider ha commentato: «Totalmente cattolica. È scritta con devozione verso il Santo Padre».

«Riconoscono tutta l'autorità del papa, la sua giurisdizione, il suo insegnamento» e «quello che essi professano è la costante dottrina della Chiesa. Tutti i punti che essi elencano in questa dichiarazione non sono altro che quello che la Chiesa ha sempre professato».

La Fraternità San Pio X non riconosce le riforme del Concilio II

La Fraternità sacerdotale San Pio X è stata fondata da L'arcivescovo Marcel Lefebvre nel 1970. È un gruppo di religiosi tradizionalisti cattolici che rifiutano le riforme fondamentali del Concilio Vaticano II (1962-1965)

Questi cambiamenti sono quattro e riguardando la liturgia, il rapporto della Chiesa con la società moderna, il dialogo con le altre religioni e la struttura ecclesiastica.

Riformando la liturgia, s'è introdotto l'uso delle lingue nazionali, e non più solo del latino, la partecipazione attiva dei fedeli e l'altare rivolto verso il popolo e non più rivolto verso il crocifisso. Il Vaticano II ha ridefinito il concetto di Chiesa come «Popolo di Dio», mettendo in rialto la corresponsabilità di tutti i battezzati, superando la visione piramidale.

Il Concilio non riconosciuto dai Lefebvriani ha inoltre innovato l'approccio alla parola di Dio, promuovendo la lettura e lo studio della Bibbia da parte dei fedeli e ridefinendo il rapporto tra Sacra Scrittura e Tradizione.

L'ultima parte non riconosciuta riguarda la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. Stabilisce un dialogo aperto con la società, affrontando temi come la pace, la giustizia sociale, la famiglia e la cultura.

Lefebvre scomunicato nel 1988 da papa Giovanni Paolo II

Marcel Lefebvre, nonostante il divieto papale, in aperta rottura con la Santa Sede, nel 1976 ordina 13 diaconi e sacerdoti, incorrendo così nella pena ecclesiastica della sospensione da parte di papa Paolo VI.

Nel 1988 Lefebvre, malgrado ripetuti tentativi di conciliazioni tra le due opposizioni via la sottoscrizione di un protocollo, ordina di propria iniziativa e contro la volontà dichiarata della Santa Sede, quattro vescovi, a Ecône, in Svizzera, incorrendo così nella scomunica da papa Giovanni Paolo II il 30 giugno 1988.

Lefebvre muore a causa di un cancro a Martigny, nel canton Vallese, il 25 marzo 1991.