Il trattato Antartico un tempo era all’avanguardia, ma oggi è fermo

2.12.2019 - 17:19, dpa/phi

L’arte approda in Antartide. Nel marzo 2017, sotto l’egida dell’UNESCO ha avuto luogo la mostra più australe mai organizzata.
Keystone

Il primo dicembre 1959, nel cuore della guerra fredda, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica insieme ad altri dieci Stati siglavano un accordo per la protezione dell’Antartide. Oggi, gli esperti criticano la politica di blocco attuata da vari paesi.

L’Antartide è il più grande deserto di ghiaccio del mondo, più vasto dell’intera Europa. Non vi risiede una popolazione indigena, ma vi vivono numerose specie animali.

Il continente più australe è stato scoperto da alcuni navigatori all’inizio del XIX secolo. All’inizio del XX secolo, alcuni uomini hanno raggiunto il Polo Sud per la prima volta. Per molto tempo, l’Antartide è stata considerata come una «macchia bianca sul globo».

L’unica foto conosciuta dell’esploratore norvegese Roald Amundsen, che ha raggiunto il Polo Sud nel 1911.
Keystone

A mano a mano che le esplorazioni hanno mostrato ciò che il continente aveva ancora da offrire, l’interesse scientifico è aumentato, così come le ambizioni di carattere geostrategico ed economico.

Un gruppo di scienziati, riunitisi in occasione dell’Anno geofisico internazionale tra il 1957 e il 1958, ha proposto la creazione di un comitato, incaricato di coordinare la ricerca polare. In realtà questi studiosi hanno ottenuto molto di più.

Il primo dicembre 1959, 60 anni fa, dodici Stati hanno infatti firmato il trattato Antartico. Oltre a Sudafrica, Argentina, Australia, Belgio, Cile, Francia, Gran Bretagna, Giappone, Norvegia e Nuova Zelanda, l’atto diplomatico ha anche riunito l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti.

Nel cuore della guerra fredda, questi paesi hanno concluso il primo accordo internazionale di protezione ambientale dopo la Seconda Guerra mondiale.

La Svizzera presente dal 1990

Gli Stati parte di questo trattato si sono accordati per lo sfruttamento pacifico dell’Antartide, il divieto delle attività militari nella regione e una libera cooperazione internazionale in materia di ricerca. Sono state bloccate tutte le rivendicazioni territoriali.

Nel corso degli anni, si sono succeduti ulteriori accordi e si sono aggiunti 42 nuovi partecipanti: la Svizzera ha ratificato il documento nel 1990.

Aurora australe sopra il South Pole Atmospheric Research Observatory.
Keystone

Tuttavia, numerosi esperti stimano che il «trattato di pace» sia in pericolo e sono frustrati dall’assenza di progressi in merito. Il cambiamento climatico provoca profonde evoluzioni nelle regioni polari: il ghiaccio si scioglie, vengono attivate nuove rotte marine che rendono le risorse minerali, vegetali e animali sempre più appetibili.

Il campo Union Glacier, base di ricerca cilena situata nei pressi dei monti Ellsworth, in Antartide, nel novembre 2018.
Keystone

Dall’altra parte del globo, al Polo Nord, dove i paesi vicini votano nel Consiglio Artico dal 1996, tali risorse vengono sfruttate a fini commerciali ormai da tempo, malgrado le critiche dei difensori dell’ambiente. Fino ad ora, il trattato Antartico protegge in gran parte il continente più australe, ma l’area è ambitissima.

Protezione dell’ambiente: una politica di blocco

Ma soprattutto, covano sempre molte mire territoriali sulle terre di ghiaccio, come spiega l’edizione di quest’anno del «World Ocean Review», che tratta il tema della protezione degli oceani. In particolare l’avidità della Cina irrita gli altri paesi. Secondo gli esperti, questa è una delle ragioni per le quali non ci sono praticamente stati progressi in materia di protezione dell’Antartico.

Da otto anni, gli Stati parte del Trattato Antartico non sono per esempio riusciti ad accordarsi sulla creazione di una grande zona marina protetta nella parte orientale del continente, in parte per via di interessi legati alla pesca. Recentemente, la Russia e la Cina hanno di nuovo bloccato gli sforzi profusi in questo senso. E non si è trattato della prima volta.

Due medici curano un soldato cileno nel campo Union Glacier, nel dicembre 2018.
Keystone

Inoltre, secondo il ricercatore polare russo Valery Lukin, la ritirata degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima avrà probabilmente degli «effetti considerevoli» sulle azioni future degli Stati parte del Trattato Antartico.

Anche se la sua salvaguardia, siglata nel 1959, è da considerare a durata indeterminata, il protocollo addizionale di protezione dell’ambiente adottato nel 1991 scade nel 2048.

La Mecca dei ricercatori

Secondo l’Ufficio federale germanico dell’ambiente, queste regole sono le più rigide e le più complete mai elaborate per una regione del mondo. Esse proibiscono per esempio lo sfruttamento delle materie prime. Allo stesso tempo, le zone terrestri e marittime intorno al Polo Sud sono diventate da molto tempo indispensabili alla ricerca.

Gli scienziati vi raccolgono una gran quantità di dati – per esempio sul meteo, la qualità dell’aria, il buco nell’ozono e il campo magnetico. Esistono oggi decine di stazioni di ricerca, come la base antartica Neumayer III dell’Istituto tedesco Alfred Wegener, dove alcuni scienziati vivono e lavorano tutto l’anno.

Mappa dell’Antartico e localizzazione della base di ricerca tedesca Neumayer III.
AWI

L’istituto descrive le condizioni in cui opera come «difficili». Il sole non tramonta mai tra la metà di novembre e fine gennaio, e non compare tra la metà di maggio e la metà di giugno. Nel luglio 2010 è stato stabilito il record di freddo dal momento della creazione della base: la temperatura registrata era di -50,2 °C.

La flora al polo nord

Se prima gli orsi polari avevano l'abitudine di riposarsi tra gli arbusti, ormai nella tundra artica crescono piante molto più alte.
L'innalzamento delle temperature e delle precipitazioni è certamente una delle cause di questa trasformazione nella flora.
E' stato registrato un aumento delle temperature medie (fino a 1,5 gradi Celsius in più) al livello dei circoli polari. Nessun altro luogo sul pianeta ha conosciuto un tale incremento.
I ricercatori hanno studiato la vegetazione in 120 luoghi tra Alaska, Canada, Islanda, Scandinavia e Siberia.
Guardare altre 5 immagini
[ { "src": "https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/d801889d-7ee2-4ce6-811c-b2f8dc1d5953.jpeg?w=1024&auto=format", "srcset": "https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/d801889d-7ee2-4ce6-811c-b2f8dc1d5953.jpeg?w=1024&auto=format 1024w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/d801889d-7ee2-4ce6-811c-b2f8dc1d5953.jpeg?w=750&auto=format 750w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/d801889d-7ee2-4ce6-811c-b2f8dc1d5953.jpeg?w=620&auto=format 620w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/d801889d-7ee2-4ce6-811c-b2f8dc1d5953.jpeg?w=450&auto=format 450w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/d801889d-7ee2-4ce6-811c-b2f8dc1d5953.jpeg?w=320&auto=format 320w", "sizes": "90vw", "subHtml": "<h1>La flora al polo nord</h1><p>Se prima gli orsi polari avevano l&apos;abitudine di riposarsi tra gli arbusti, ormai nella tundra artica crescono piante molto più alte.<br/>Immagine: Keystone</p>" } , { "src": "https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/bb0b881f-41fe-4b27-83a0-efd8c9bf61e1.jpeg?w=1024&auto=format", "srcset": "https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/bb0b881f-41fe-4b27-83a0-efd8c9bf61e1.jpeg?w=1024&auto=format 1024w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/bb0b881f-41fe-4b27-83a0-efd8c9bf61e1.jpeg?w=750&auto=format 750w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/bb0b881f-41fe-4b27-83a0-efd8c9bf61e1.jpeg?w=620&auto=format 620w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/bb0b881f-41fe-4b27-83a0-efd8c9bf61e1.jpeg?w=450&auto=format 450w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/bb0b881f-41fe-4b27-83a0-efd8c9bf61e1.jpeg?w=320&auto=format 320w", "sizes": "90vw", "subHtml": "<h1>La flora al polo nord</h1><p>L&apos;innalzamento delle temperature e delle precipitazioni è certamente una delle cause di questa trasformazione nella flora.<br/>Immagine: Keystone</p>" } , { "src": "https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/24cb32df-4b91-4c53-923e-29dec8eeea7b.jpeg?w=1024&auto=format", "srcset": "https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/24cb32df-4b91-4c53-923e-29dec8eeea7b.jpeg?w=1024&auto=format 1024w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/24cb32df-4b91-4c53-923e-29dec8eeea7b.jpeg?w=750&auto=format 750w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/24cb32df-4b91-4c53-923e-29dec8eeea7b.jpeg?w=620&auto=format 620w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/24cb32df-4b91-4c53-923e-29dec8eeea7b.jpeg?w=450&auto=format 450w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/24cb32df-4b91-4c53-923e-29dec8eeea7b.jpeg?w=320&auto=format 320w", "sizes": "90vw", "subHtml": "<h1>La flora al polo nord</h1><p>E&apos; stato registrato un aumento delle temperature medie (fino a 1,5 gradi Celsius in più) al livello dei circoli polari. Nessun altro luogo sul pianeta ha conosciuto un tale incremento.<br/>Immagine: Getty Images</p>" } , { "src": "https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/69bacdc7-fbda-4a59-afbe-e59dd5c6eb6c.jpeg?w=1024&auto=format", "srcset": "https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/69bacdc7-fbda-4a59-afbe-e59dd5c6eb6c.jpeg?w=1024&auto=format 1024w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/69bacdc7-fbda-4a59-afbe-e59dd5c6eb6c.jpeg?w=750&auto=format 750w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/69bacdc7-fbda-4a59-afbe-e59dd5c6eb6c.jpeg?w=620&auto=format 620w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/69bacdc7-fbda-4a59-afbe-e59dd5c6eb6c.jpeg?w=450&auto=format 450w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/69bacdc7-fbda-4a59-afbe-e59dd5c6eb6c.jpeg?w=320&auto=format 320w", "sizes": "90vw", "subHtml": "<h1>La flora al polo nord</h1><p>I ricercatori hanno studiato la vegetazione in 120 luoghi tra Alaska, Canada, Islanda, Scandinavia e Siberia.<br/>Immagine: Getty Images</p>" } , { "src": "https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/5f4514eb-850b-4cde-a061-13eb3a55bcba.jpeg?w=1024&auto=format", "srcset": "https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/5f4514eb-850b-4cde-a061-13eb3a55bcba.jpeg?w=1024&auto=format 1024w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/5f4514eb-850b-4cde-a061-13eb3a55bcba.jpeg?w=750&auto=format 750w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/5f4514eb-850b-4cde-a061-13eb3a55bcba.jpeg?w=620&auto=format 620w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/5f4514eb-850b-4cde-a061-13eb3a55bcba.jpeg?w=450&auto=format 450w,https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2018/10/3/5f4514eb-850b-4cde-a061-13eb3a55bcba.jpeg?w=320&auto=format 320w", "sizes": "90vw", "subHtml": "<h1>La flora al polo nord</h1><p>E&apos; stato anche osservato un cambiamento nella vegetazione delle Alpi.<br/>Immagine: Getty Images</p>" } ]
Tornare alla home page

Altri articoli