Il caso di Lido FredianiLa badante incassa l'eredità e viene condannata, ma ecco la verità: «Era un dispetto»
ai-scrape
10.12.2025 - 07:45
La badante e suo marito erano stati condannati a 4 anni e 4 mesi in prima istanza, ma la Corte d'appello ha ribaltato il verdetto.
archivio Ti-Press
Il testamento di Lido Frediani ha sollevato un caso clamoroso, scuotendo la famiglia e i tribunali. Dietro la decisione di lasciare milioni alla badante non c’era un inganno, ma un gesto di rivalsa.
Quando Lido Frediani, luminare della chimica conosciuto in mezzo mondo, mette nero su bianco il suo testamento nel 2019, nessuno immagina il terremoto che sta per scatenare.
Alla sua morte, l’anno successivo, a 92 anni, salta fuori un documento che fa infuriare i parenti: quasi tutto il patrimonio – circa 3 milioni di euro – finisce a una badante entrata in servizio da appena venti giorni.
Il sospetto è immediato: raggiro, manipolazione, approfittamento. E il bersaglio delle accuse è lei, la donna che per prima avrebbe beneficiato di quella scelta inattesa.
Come racconta «Leggo», la vicenda prende una piega pesante: la badante e il marito vengono condannati in primo grado a 4 anni e 4 mesi, oltre a dover versare 700'000 euro tra provvisionali e spese legali alla famiglia. Ma la storia, come spesso accade, è molto più contorta di quanto sembri.
Non era inganno, ma vendetta
Secondo la Corte d’appello di Torino, tutto ruota attorno a un dettaglio decisivo: Frediani sapeva perfettamente quello che stava facendo. E non sarebbe stato affatto plagiato.
Il chimico, dopo aver rotto il femore e subìto alcune ischemie, non era più autosufficiente, ma restava «capace di intendere e di volere». Una volta dimesso dai vari ricoveri, chiede ospitalità ad alcuni parenti: una cugina e un nipote. La risposta? Un rifiuto. Al massimo, gli propongono una badante o una struttura.
È lì che scatta qualcosa. Il nipote, fino a quel momento indicato come erede, viene tolto dal testamento. E Frediani non fa nulla per nascondere il rancore: amici e conoscenti raccontano che non voleva più vedere nessuno della famiglia, tanto da farsi installare un videocitofono per controllare chi si presentasse alla porta.
Tutto troppo rapido per un raggiro
Un altro elemento che convince i giudici di secondo grado: il testamento a favore della badante viene firmato appena cinque giorni dopo l’inizio del suo lavoro.
Pochissimo tempo per instaurare una relazione tale da condizionare un uomo determinato, noto per la sua gestione meticolosa del patrimonio. Inoltre, come riporta il «Corriere», il marito della donna, carabiniere, non frequentava nemmeno la casa del chimico.
La conclusione dei giudici
Nessun complotto, nessuna manipolazione. Solo un clamoroso «dispetto ai parenti», con cui il chimico aveva rotto definitivamente.
Così la Corte d’appello ribalta la sentenza: Lido Frediani ha scelto consapevolmente di lasciare milioni alla badante come atto di pura vendetta familiare.
Un ultimo gesto destinato a far discutere ancora a lungo.