Calo degli ascolti La direttrice Susanne Wille fa marcia indietro: la SSR tornerà all'FM?

Samuel Walder

6.11.2025

Susanne Wille sembra prendere in considerazione un ritorno all'FM (foto d'archivio).
Susanne Wille sembra prendere in considerazione un ritorno all'FM (foto d'archivio).
KEYSTONE

La SSR voleva dare il buon esempio e ha spento le sue frequenze FM, ma il piano rischia di ritorcerglisi contro, dal punto di vista politico, strategico e finanziario. Adesso la direttrice Susanne Wille parla addirittura di fare marcia indietro.

Samuel Walder

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Il Consiglio nazionale vuole autorizzare la radio FM oltre il 2026 per le radio private, mettendo sotto pressione politica ed economica la SSR, che ha abolito le sue frequenze dall'inizio del 2025.
  • Dopo il divieto il numero di ascoltatori è diminuito notevolmente, mentre le emittenti private che continuano a usare l'FM sono in crescita, soprattutto nelle regioni di confine.
  • In vista dell'imminente riduzione del canone radiotelevisivo, la direttrice della SSR Susanne Wille valuta addirittura un costoso ritorno all'FM per riconquistare la fiducia e le perdite.

Quello che per lungo tempo si è ritenuto un affare fatto è ora di nuovo in discussione: lo spegnimento delle stazioni radiofoniche FM in Svizzera sta causando turbolenze politiche e sta facendo vacillare anche l'altrimenti risoluta SSR.

Il Consiglio nazionale si è espresso chiaramente a favore della possibilità di continuare a far trasmettere in FM le radio private dopo il 2026. La palla passa al Consiglio degli Stati, che giovedì prenderà un'importante decisione preliminare.

La SSR ha già spento i suoi trasmettitori FM all'inizio del 2025, convinta che la digitalizzazione fosse l'unica strada da percorrere e che anche le radio private avrebbero seguito questo percorso.

Ma questo è esattamente ciò che non è accaduto. Le stazioni private continuano a trasmettere su queste frequenze, guadagnando ascoltatori e mettendo sotto pressione la SSR.

La direttrice della SSR non esclude di fare marcia indietro

In un'intervista alla SRF, la direttrice generale della SSR Susanne Wille ha ammesso per la prima volta pubblicamente che un ritorno non è da escludere. Si stanno esaminando tutte le opzioni, ma solo se le condizioni politiche cambieranno.

Un portavoce della SRF ha confermato al quotidiano «Tages Anzeiger»: «Se le condizioni quadro della FM cambieranno, dovremo analizzare nuovamente la questione».

All'interno dell'azienda è chiaro da tempo che un ritorno all'FM costerebbe milioni: inizialmente la SSR aveva previsto di risparmiare fino a 30 milioni di franchi lasciando l'FM.

Gli ascoltatori scappano, soprattutto nelle regioni di confine

Dopo l'abbandono delle frequenze, la SSR ha registrato un forte calo degli ascolti, soprattutto nella Svizzera romanda e in Ticino, dove molte persone sono passate a stazioni FM straniere.

Al contrario le radio private, stanno vivendo un vero e proprio boom. Stazioni come Radio 1, Energy e Pilatus hanno registrato una crescita percentuale a due cifre.

Questo sviluppo ha cambiato il corso politico: il Consiglio nazionale ha votato nettamente a favore dell'estensione delle licenze FM con 124 voti contro 62.

Per la prima volta, anche i politici della Svizzera francese e degli schieramenti di sinistra hanno votato contro la posizione della SSR, per il timore di una frammentazione del panorama mediatico nazionale.

Baptiste Hurni, consigliere agli Stati socialista di Neuchâtel, riassume così il problema: «Se la gente non ascolta più la radio svizzera, è anche meno informata sulla Svizzera».

Conflitto con le emittenti private

La SSR è delusa dal cambiamento di rotta delle emittenti private. Queste si erano accordate per uno spegnimento congiunto, ma ora, stando ai rapporti interni, non stanno rispettando l'accordo.

La SSR è particolarmente amareggiata in quanto voleva aprire la strada alla digitalizzazione con il suo ritiro anticipato, ma invece di serrare i ranghi, ha subito uno svantaggio competitivo.

Il dibattito giunge in un momento delicato per la SSR. Nel 2026 la Svizzera voterà sull'iniziativa popolare «200 franchi bastano!», che mira a diminuire sostanzialmente il canone radiotelevisivo.

Secondo i primi sondaggi, la proposta di legge potrebbe passare e privare massicciamente la radiotelevisione svizzera della sua base finanziaria.

Di conseguenza sarà importante per l'azienda rafforzare nuovamente la fedeltà degli ascoltatori, come scrive il «Tagens Anzeiger». Un ritorno all'FM – per quanto costoso – potrebbe essere un passo politicamente intelligente per riconquistare la fiducia.