L’oasi del Fayyum e le più sconosciute piramidi d’Egitto

Simone Andrea Mayer, dpa

26.2.2020

Oltre alle famose piramidi del Cairo, l’Egitto ha tanto altro da offrire. L’oasi del Fayyum non è particolarmente spettacolare, ma i suoi dintorni, con gli antichi fossili e degli edifici impressionanti, lo sono molto di più.

Viaggiare verso il Fayyum significa prima di tutto abbandonare il rumore e il caos del Cairo. Intorno all’oasi si trovano delle piramidi che valgono la pena di essere ammirate e che possono essere visitate senza mescolarsi a una folla di turisti, contrariamente a quanto avviene a Giza.

Un pozzo inclinato di 40 metri di lunghezza permette di accedere alla piramide di Meidum, risalente a più di 4500 anni fa. È impossibile stare in piedi. Alcune guardie e guide pazientano all’esterno. L’impressione di essere alla ricerca di un tesoro segreto, come Indiana Jones, cresce passo dopo passo.

A un certo punto, nella camera regna la calma. La stanza non è mai stata utilizzata. Sembra di essere in una grotta, dove ormai volteggiano pipistrelli qua e là, accecati dai flash delle macchine fotografiche. La paura si fa sentire, il cuore batte forte. Ma ora bisogna uscire al più presto.

Il faraone Snefru non era soddisfatto

Questa visita avventurosa vale la pena di essere vissuta, soprattutto da un punto di vista storico: il faraone Snefru (2600 a.C. circa) non era altri che il padre del famoso Cheope. Con la piramide di Meidum, ha partecipato allo sviluppo delle piramidi a gradoni, che erano ancora diffuse all’epoca. Tuttavia, non era soddisfatto di Meidum e non si è probabilmente mai servito di quest’edificio come tomba. Così, il faraone ha semplicemente deciso di far costruire altre due piramidi.

Meidum si situa un po’ al di là dell’oasi del Fayyum. Nel bacino che lo circonda, troviamo altre tombe di faraoni, che meritano assolutamente una visita. È da non perdere, per esempio, la piramide di Hawara del faraone Amenemhet III (1800 a. C. circa).

A prima vista, sembra un po’ deludente, perché l’edificio è parzialmente crollato e ha perso la sua altezza iniziale di 58 metri. Tuttavia, la piramide di Hawara è una delle più recenti d’Egitto, costruita numerosi decenni dopo quella di Meidum e le grandi piramidi del Cairo.

«Qui, potete vedere quello che hanno realizzato male», spiega Mohamed Saad Khedr, guida turistica. Hawara è stata costruita con piccoli mattoni di fango, facili da trasportare. «Ma molti mattoni si sono decomposti con il passare del tempo e in certi punti la piramide è crollata.» Neppure la camera funeraria può essere visitata. Si trova sott’acqua.

Il Fayyum vive con l’acqua e sulle rive dell’acqua

Il Nilo è il nucleo vitale dell’oasi del Fayyum, disseminata di campi verdeggianti pieni di foraggi, palme da dattero, frutta e verdura. Qui, l’agricoltura in molti casi è ancora un lavoro manuale: numerosi contadini, detti fallah, spostano i loro attrezzi nei campi con l’aiuto di un aratro e di un asino.

Compongono il paesaggio innumerevoli canali e piccoli laghi artificiali. Il lago Qarun, di una superficie di 230 chilometri quadrati, costeggia l’oasi verde anche a nord ovest. Questa destinazione è molto ambita dagli egiziani per le gite del weekend. Qui sorgono hotel che propongono tutte le gamme di prezzi per i viaggiatori che vogliono restare un po’ più a lungo nella regione.

Il Fayyum è una regione molto povera e molto conservatrice. Per le strade, i turisti ricevono un’accoglienza amichevole, malgrado le differenze culturali di numerose agenzie di viaggio che propongono escursioni nella regione da fare in giornata, nell'ambito dei loro circuiti in Egitto. Tuttavia, la sosta nell’oasi si limita spesso all’omonima capitale, Fayyum, dove si possono ammirare soltanto il suq e dei corsi d’acqua poco spettacolari. Per coloro che hanno tempo, è consigliabile visitare la città a piedi o in calesse. Soltanto per notare il contrasto.

Tracce di balene primitive nella sabbia desertica  

L’indomani, la destinazione dell’escursione permette di immergersi nel passato dell’Egitto, che va molto al di là dell’epoca dei faraoni. Laddove oggi regna un deserto, un tempo c’era un oceano: sotto il sole bruciante di mezzogiorno, ecco il bacino desertico del Wadi al-Hitan (la «valle delle balene»), con le sue falesie in arenaria rosso arancio e dorate, oltre che le sue dune senza fine.

Nella sabbia, ritroviamo ancora innumerevoli fossili di Archaeoceti, gli antenati delle balene. Nel recentissimo e ben progettato museo del sito inserito all’interno del patrimonio mondiale naturale dell’UNESCO, è possibile vedere alcuni fossili e scoprirli autonomamente su uno degli eccezionali percorsi che attraversano il deserto.

Per il tragitto, è preferibile fare affidamento su di un autista con un veicolo fuoristrada dotato di quattro ruote motrici. I laghi si succedono nel corso della prima tappa. Come si può notare, l’Egitto è un paese desertico con molta acqua.

L'apertura dopo un sonno di quattro millenni

Coloro che non hanno voglia di fare un’escursione di un giorno e di trascorrere numerose ore in auto, troveranno senz'altro qualcosa da fare per trascorrere un’altra giornata nelle immediate prossimità dell’oasi, come per esempio la visita della piramide di el-Lahun, tomba del faraone Sesostri II (verso il 1800 a. C.). Anche in questo caso si tratta di una piramide fatta di mattoni di fango che ha subìto gli assalti del tempo.

Il suo pozzo di circa 30 metri di profondità e il suo impressionante corridoio che conduce alla camera funeraria sono aperti al pubblico solo dal luglio 2019, per la prima volta dopo quattro millenni. La piramide rossa, situata nella regione di Dahchour, fa parte dell'itinerario turistico di base nella zona dell’oasi.

Non lontano da lì, la piramide romboidale è stata riaperta a metà 2019 dopo più di 50 anni di restauro. Il percorso che conduce alla camera funeraria è uno dei più impressionanti d’Egitto, ma può causare dei dolori alle gambe. Lì in basso, si può addirittura fare paura ai pipistrelli.

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