Delitto di PietracatellaMamma e figlia avvelenate dalla ricina, dai loro cellulari la ricerca su come procurarsi il veleno
ai-scrape
20.5.2026 - 17:16
Ecco i semi del ricino, da cui deriva la tossina proteica naturale che è un veleno.
archivio KEYSTONE
L'indagine sulle due donne morte a Pietracatella, in provincia di Campobasso (Molise), per aver ingerito la tossina naturale si concentra ora sull'analisi di telefoni e computer presenti in casa. Gli investigatori devono stabilire se le ricerche sul veleno siano state effettuate dalle vittime stesse o da terze persone. Ecco tutte le novità sul caso.
Il caso di Pietracatella, in provincia di Campobasso (Molise), dove sono morte madre e figlia per un avvelenamento da ricina, entra in una fase cruciale.
Gli investigatori stanno analizzando i dispositivi elettronici sequestrati nell'abitazione delle due vittime, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
L'obiettivo principale è quello di scoprire chi ha effettuato le ricerche online proprio sulla tossina proteica naturale presente nei semi del ricino.
Si tratta di un passaggio fondamentale per comprendere se sia stata una delle due donne a cercare autonomamente informazioni sul veleno, elemento potrebbe cambiare la prospettiva dell'intera inchiesta.
Intanto sono già state raccolte migliaia di informazioni grazie anche agli oltre 100 testimoni che hanno fornito la propria versione dei fatti.
L'attesa è grande anche per il nuovo interrogatorio di Laura Di Vita, la cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime.
Il caso di Pietracatella, Comune in provincia di Campobasso, in Molise, dove sono morte madre e figlia per un avvelenamento da ricina, entra in una fase cruciale.
Gli investigatori stanno analizzando i dispositivi elettronici sequestrati nell'abitazione delle due vittime, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
L'obiettivo principale, come spiega «Leggo», è quello di scoprire chi ha effettuato le ricerche online proprio sulla tossina proteica naturale presente nei semi del ricino.
Si tratta di un passaggio fondamentale per comprendere se sia stata una delle due donne a cercare autonomamente informazioni sul veleno. Questo elemento potrebbe cambiare la prospettiva dell'intera inchiesta.
Verso l'estrapolazione dei dati da cellulari e tablet
Intanto venerdì mattina, il 22 maggio, è previsto un importante appuntamento in Questura a Campobasso.
Le parti offese e gli indagati sono stati convocati per l'estrazione dei dati. Tecnici specializzati lavoreranno su telefoni, modem, personal computer e tablet prelevati dalla casa.
La Procura ha formulato richieste molto precise agli esperti informatici. Gli inquirenti vogliono accertare i «rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet dirette a procurarsi ricina da parte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi».
Questo passaggio serve a collegare in modo inequivocabile le ricerche web alle due donne decedute.
Focus sulle comunicazioni private tra madre e figlia
Un altro aspetto centrale riguarda le comunicazioni private tra madre e figlia.
Questi messaggi potrebbero contenere dettagli sulla patologia da ricina affrontata in casa. Il periodo di interesse va dal 25 al 28 dicembre, ossia i giorni in cui le condizioni delle vittime si sono aggravate fino al ricovero in ospedale.
L'indagine non si limita alle sole ricerche sul veleno. La Procura ha disposto un'analisi più ampia dei rapporti interpersonali. Verranno esaminati i contatti con familiari, parenti e amici da identificare, per ricostruire le abitudini di vita delle vittime.
Inoltre, si cercano documenti, note o pagine di diario. Questi scritti potrebbero rivelare patologie sconosciute sofferte dalle due donne.
Ascoltati più di 100 testimoni
Il lavoro degli investigatori ha raggiunto una fase molto delicata. Sono già state raccolte migliaia di informazioni grazie anche agli oltre 100 testimoni che hanno fornito la propria versione dei fatti.
Negli scorsi giorni l'attenzione si è concentrata su alcuni parenti delle vittime, ma è stato sentito anche un infermiere, che aveva somministrato una flebo nella casa di Pietracatella durante il mese di dicembre.
Si tratta di un amico di famiglia che lavora in una struttura sanitaria del capoluogo molisano. Era già stato ascoltato in passato dagli investigatori, ma è stato convocato nuovamente su istanza dell'avvocato di uno dei cinque medici indagati.
Nella prima fase dell'inchiesta si parlava di omicidio colposo. Solo dopo la scoperta della ricina è scattata l'indagine per duplice omicidio premeditato. L'uomo è uscito dalla Questura dopo un'ora di interrogatorio senza fare dichiarazioni ai giornalisti.
L'attesa è grande anche per il nuovo interrogatorio di Laura Di Vita, la cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. La sua testimonianza potrebbe rivelarsi decisiva nei prossimi giorni.
Ora la Squadra Mobile punta a chiudere il cerchio. L'intento è quello di iscrivere uno o più nomi nel registro degli indagati. Si cerca di fare chiarezza su una vicenda che ha scosso l'opinione pubblica.