Ecco perché Morta di freddo in montagna: sotto accusa c'è il compagno, ma i «suoceri» lo difendono

Sven Ziegler

16.2.2026

La donna è morta di freddo da sola sul Grossglockner.
La donna è morta di freddo da sola sul Grossglockner.
IMAGO/Andreas Stroh

Una 33enne di Salisburgo è morta nel gennaio 2025 durante un’escursione invernale sul Grossglockner. Il fidanzato è imputato per omicidio colposo aggravato. Alla vigilia del processo, i genitori della vittima prendono posizione a sua sorpresa a favore dell’imputato.

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DPA, Sven Ziegler

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Una donna di 33 anni è morta assiderata durante un’escursione invernale sul Grossglockner nel gennaio 2025.
  • Il compagno è imputato per omicidio colposo aggravato e dovrà comparire davanti al tribunale di Innsbruck.
  • La procura gli contesta gravi errori nella gestione della salita e dell’emergenza.
  • A sorpresa, i genitori della vittima difendono l’imputato e respingono l’idea che la figlia fosse impreparata o costretta.

La morte di una 33enne austriaca durante un’escursione invernale sul Grossglockner è ora al centro di un procedimento giudiziario. Dal 19 febbraio, l’allora compagno della donna dovrà rispondere davanti al tribunale regionale di Innsbruck dell’accusa di omicidio colposo aggravato.

La tragedia risale alla notte tra il 18 e il 19 gennaio 2025. A circa trenta metri dalla vetta, con temperature fino a meno dieci gradi e forte vento, la donna sarebbe stata lasciata indietro. Il mattino seguente i soccorritori l’hanno trovata senza vita.

Secondo gli inquirenti, l’imputato aveva un’esperienza nettamente superiore in ambiente di alta montagna ed era stato lui a pianificare l’itinerario.

«Era lei a decidere»

A sorpresa sono intervenuti pubblicamente i genitori della vittima. In un’intervista alla «Zeit» sottolineano che la figlia amava profondamente la montagna e decideva sempre in autonomia a quali escursioni partecipare.

La famiglia, spiegano, sta ancora cercando di elaborare quanto accaduto. «Amava le arrampicate con il suo compagno. Era sempre lei a decidere se affrontare una salita o rinunciare», affermano, respingendo così l’immagine di una donna inesperta o trascinata contro la propria volontà.

Di diverso avviso la procura, che attribuisce all’imputato una responsabilità chiara. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe agito di fatto come capocordata e commesso una serie di errori gravi.

In totale vengono contestate nove omissioni, tra cui una partenza troppo tardiva, la sottovalutazione delle previsioni meteo avverse e la mancata decisione di interrompere per tempo l’ascensione.

Le aggravanti

Particolarmente grave, per gli inquirenti, sarebbe la decisione di lasciare la compagna esausta da sola nella notte e nel maltempo, senza sistemarla nel sacco da bivacco a disposizione né allertare immediatamente i soccorsi. Anche il fatto che il telefono cellulare dell’uomo fosse a tratti impostato in modalità silenziosa è ritenuto rilevante ai fini dell’accusa.

La madre della vittima descrive una ferita ancora aperta. «La nostra famiglia sta ancora cercando di capire questa tragedia e poi di superarla. Ci manca la nostra "Bergfex"», dice, usando un termine che richiama la passione viscerale della figlia per l’alpinismo, considerata da chi la conosceva una parte centrale della sua vita.

Diverse guide alpine della regione parlano di una concatenazione di decisioni sbagliate. A loro avviso, l’escursione avrebbe dovuto essere interrotta al più tardi in un tratto noto come «punto di non ritorno».

L'imputato respinge le accuse

Attraverso il suo avvocato, l’imputato nega ogni responsabilità. Sostiene di aver compreso la situazione di emergenza e di aver cercato di organizzare i soccorsi. Prima dell’inizio del processo, la difesa non ha voluto entrare nel dettaglio delle singole contestazioni.

Sarà ora il tribunale a stabilire se il comportamento dell'uomo abbia rilevanza penale o se si tratti di una tragedia senza colpa giuridicamente imputabile. Vale il principio della presunzione di innocenza.