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A 40 anni dalla catastrofe Non solo Chernobyl e Fukushima, ecco i 16 luoghi più radioattivi della Terra
Vanessa Büchel
27.4.2026
Alcuni luoghi del mondo mostrano chiaramente i pericoli dell'energia nucleare per le persone e la natura. Essi fungono da monumenti, ma hanno anche portato a un ripensamento del nostro approccio all'energia nucleare.
27.04.2026, 14:40
Vanessa Büchel
Hai fretta? blue News riassume per te
- Oltre ai noti siti disastrati di Chernobyl (1986) e Fukushima (2011), nel mondo esistono altre aree contaminate dalla radioattività che spesso sono state dimenticate.
- Nei pressi della città russa di Osjorsk o sul fiume Columbia nello Stato di Washington, la popolazione e l'ambiente sono stati pesantemente contaminati da incidenti o programmi nucleari.
- Particolarmente tragico è anche l'atollo di Bikini, nelle Isole Marshall, reso inabitabile dai test di bombe nucleari effettuati dal 1946 al 1958.
Test di bombe nucleari, incidenti radioattivi o super-GAU (un disastro che va oltre i limiti di quello che è teoricamente ipotizzabile e gestibile): l'energia nucleare offre un potenziale, ma nasconde anche molti rischi.
Dal 1989 dall'AIEA, l'agenzia internazionale per l'energia atomica, classifica tutti gli avvenimenti che coinvolgono l'energia atomica secondo la loro gravità usando la Scala INES (International Nuclear and radiological Event Scale), che va dallo 0 al 7.
La scala, giova ricordare, però non è lineare, ma logaritimica. Ciò significa che la differenza di un livello equivale a una quantità di radioattività emessa dieci volte maggiore.
Di conseguenza gli esperti parlano di veri «incidenti» a partire dal quarto livello,mentre i primi tre livelli si riferiscono a «guasti».
La Scala INES in breve
- Livello 7, incidente catastrofico: rilascio di materiale radioattivo di più grande entità, con effetti molto diffusi sulla salute e l'ambiente.
- Livello 6, incidente grave: significativi rilasci di materiale radioattivo, che richiedono contromisure pianificate.
- Livello 5, incidente con possibili conseguenze all'esterno dell'impianto: rilascio limitato di materiale radioattivo che richiede l'implementazione di qualche contromisura pianificata.
- Livello 4, incidente senza conseguenze significative all'esterno dell'impianto: impatto esterno minore, con esposizione radiologica della popolazione circostante dell'ordine dei limiti prescritti. Danni significativi al nocciolo del reattore o alle barriere protettive. Esposizione di un lavoratore dell'impianto con conseguenze fatali.
- Livello 3, guasto grave: impatto esterno lieve, con esposizione radiologica della popolazione circostante inferiore ai limiti prescritti. Grave contaminazione all'interno dell'impianto e/o conseguenze acute sulla salute dei lavoratori dell'impianto.
- Livello 2, guasto: senza impatto esterno. Significativa contaminazione all'interno dell'impianto e/o sovraesposizione dei lavoratori dell'impianto.
- Livello 1, anomalia: che supera i livelli di sicurezza del normale regime operativo.
- Livello 0, deviazione: senza conseguenze sulla sicurezza.
Chernobyl e Fukushima sono i più gravi
Se qualcosa va storto nel maneggiare l'energia atomica, intere regioni diventano inabitabili.
Il più grande disastro nucleare di tutti i tempi si è verificato a Chernobyl nel 1986. Il secondo è stato quello di Fukushima nel 2011. Entrambi i luoghi simboleggiano i pericoli dell'energia atomica.
Ma ci sono anche altre regioni in cui incidenti nucleari o test di bombe nucleari hanno causato livelli di radiazioni allarmanti, di cui la maggior parte di noi è completamente all'oscuro.
Alcuni dei luoghi elencati sono ancora zone di esclusione, altri sono in gran parte decontaminati, altri ancora sono le case e i luoghi di lavoro di molte persone la cui salute è sacrificata per scopi commerciali e militari.
Vi portiamo in un viaggio straordinario proprio in queste zone.
Chernobyl, Ucraina
Oggi Chernobyl si trova nel territorio dell'Ucraina, vicino alla città di Pripyat. Quando si verificò il disastro nucleare, la città faceva ancora parte dell'Unione Sovietica.
L'esplosione del reattore numero 4 nella notte del 26 aprile del 1986 rilasciò un'enorme quantità di radioattività, che uccise subito almeno 30 persone, e decine di migliaia a lungo termine, ed ebbe ripercussioni in quasi tutta Europa.
Molte persone sono decedute per malattie secondarie causate dall'esposizione alle radiazioni, come il cancro.
Intorno alla centrale nucleare di Chernobyl esiste una zona di esclusione, che oggi può essere parzialmente visitata nell'ambito di un tour guidato. La guerra scatenata il 24 febbraio 2022 dalla Russia contro l'Ucraina ha messo fine, per ora, al turismo delle catastrofi intorno alla centrale.
INES: Livello 7.
Fukushima, Giappone
Il terremoto al largo della costa orientale del Giappone del 21 marzo 2011 è stato particolarmente devastante. Ha innescato uno tsunami che ha colpito la costa giapponese con forza devastante appena 30 minuti dopo il sisma.
Non solo ha distrutto innumerevoli case e strade, ma ha anche colpito la centrale nucleare di Fukushima Daiichi.
Il sistema di sicurezza del complesso atomico rilevò l’evento e attivò in automatico la procedura di SCRAM, di spegnimento d'urgenza dei reattori nucleari. Privi di elettricità dall'esterno si misero in funzione i generatori di emergenza a gasolio, che fornirono l’energia necessaria al raffreddamento del nocciolo e delle piscine per il combustibile esausto.
Una quarantina di minuti dopo il sisma, l’onda di maremoto sommerse i locali turbine e le aree dei generatori diesel, provocando un blackout totale e compromettendo i sistemi elettrici di emergenza.
Non potendo più essere raffreddati i reattori si surriscaldarono e in diversi di essi si verificarono fusioni del nocciolo ed esplosioni.
Alla fine, grandi quantità di radioattività sono fuoriuscite, raggiungendo anche il mare attraverso l'acqua. Decine di migliaia di persone hanno dovuto lasciare le loro case e molte si sono ammalate a causa dell'esposizione alle radiazioni.
Intorno a Fukushima vige tuttora una zona di esclusione.
INES: Livello 7.
Osjorsk (o Mayak), Russia
Un altro grave incidente nucleare è poco conosciuto da noi europei. Si verificò nel 1957 nell'impianto sovietico di ritrattamento del plutonio Mayak, vicino a Osjorsk, dove esplose un serbatoio.
Il complesso militare segreto era stato costruito nel 1945, principalmente da prigionieri rinchiusi nei gulag, noto originariamente come n° 817.
Il 29 settembre 1957, un guasto al sistema di raffreddamento ad acqua di una delle cisterne (della capacità di 300 m³) in cui si riprocessava il plutonio contenente 70 - 80 tonnellate di scorie nucleari in fase liquida, provocò l'esplosione chimica (non nucleare) della cisterna stessa.
Il governo sovietico tenne segreto il disastro e accettò che la popolazione negli oltre 200 chilometri quadrati interessati dal disastro,si ammalasse. Il Pure l'acqua del fiume Techa fu contaminata. Le persone toccate dal dramma sono state oltre 270'000.
Il disastro fu reso pubblico solo nel 1976, quando il biologo e storico Žores Medvedev lo denunciò in un articolo.
Molti dei documenti del disastro furono desecretati solo nel 1990.
INES: Livello 6.
Il sito di test di Semipalatinsk, Kazakistan
Il governo sovietico adottò una posizione altrettanto dubbia a Semipalatinsk, un ex sito di test di armi nucleari che ora si trova sul territorio del Kazakistan.
Nel poligono, attivo dal 1949, sono stati effettuati oltre 450 test nucleari fino al 1991, anno della dissoluzione dell'Unione Sovietica.
Anche in questo caso, la popolazione non è stata informata delle radiazioni radioattive a cui era esposta nella regione.
Studi effettuati sul poligono dopo la sua chiusura hanno mostrato come il fallout nucleare degli esperimenti abbia colpito in maniera diretta circa 200.000 abitanti.
Sono stati evidenziati diversi casi di tumore nella popolazione, in particolare studi hanno dimostrato la correlazione tra l'esposizione a radiazioni e la malformazione della tiroide.
Atollo di Bikini, Isole Marshall
Dalla triste storia di queste isole non si direbbe proprio. L'atollo di Bikini, che fa parte delle remote Isole Marshall, sembra un paradiso tropicale da cartolina.
Tuttavia, le isole non sono abitabili da quasi 80 anni, poiché gli Stati Uniti vi hanno effettuato 23 test di bombe nucleari dal 1946 al 1958, tra cui il devastante test «Castle Bravo».
Il 1 marzo del 1954 fecero esplodere quello che ancora oggi è il più potente ordigno nucleare mai fatto esplodere dagli Stati Uniti. La detonazione del dispositivo a fusione termonucleare con combustibile solido ha avuto una potenza di circa mille volte superiore alle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki.
Nonostante i tentativi di bonifica, la zona è inabitabile e presenta livelli di cesio-137 e plutonio superiori a quelli di Chernobyl.
Gli abitanti sfollati per i test non sono mai tornati a casa.
Sito di Hanford, USA
Il sito di Hanford, sul fiume Columbia, nello Stato americano di Washington, è un complesso nucleare che ha svolto un ruolo importante nella produzione di plutonio durante la Seconda guerra mondiale.
È stato istituito nel 1943 come parte del «Progetto Manhattan», con il quale Canada, Stati Uniti e Regno Unito crearono la prima bomba atomica della storia. Il sito ospitava il B-Reactor, il primo reattore nucleare al mondo per la produzione di plutonio per armi su scala industriali.
Nel dicembre 1949 ebbe luogo la maggiore fuga radioattiva della storia denominata Green Run di Iodio-131, di cui fu data notizia solo nel 1986 e della quale alcuni documenti sono ancora secretati. Si sospetta sia stata fatta una fuoriuscita intenzionale per test di rilevamento dell'uranio verde.
Nel 1963 funzionavano nove reattori nucleari, cinque impianti per il riprocessamento sul pianoro centrale, e più di 900 edifici amministrativi e di supporto, oltre a laboratori radiologici attorno al sito. Si arrivò a costruire ben 177 serbatoi sotterranei per i residui radioattivi della separazione del plutonio.
Nei 40 anni di operatività, il centro produsse circa 57 tonnellate di plutonio, per produrre la maggior parte delle 60.000 testate nucleari nell'arsenale statunitense
I dintorni della vasta zona e il fiume Columbia sono stati pesantemente contaminati. I primi reattori erano molto primitivi, non disponevano di un circuito primario chiuso, ma attraverso il core del reattore passava l'acqua del fiume Columbia, che in seguito veniva scaricata nello stesso fiume, dopo un breve periodo di decantazione, con grave inquinamento.
Ci furono poi diversi errori di stoccaggio dei residui radioattivi, ma all'epoca questi fatti erano coperti dal segreto militare e i rischi erano considerati accettabili (anche perché non del tutto ancora compresi) visto che la zona era ampiamente disabitata.
Anche ai giorni nostri, tracce di radioattività possono essere rilevate in alcuni animali e piante.
Sellafield, Gran Bretagna
Nella centrale nucleare di Sellafield, nel Regno Unito, si sono verificati ripetutamente perdite e incidenti, da incendi a fuoriuscite di liquido radioattivo.
Originariamente noto come Windscale, ospitò il primo reattore commerciale al mondo (Calder Hall, chiuso nel 2003). Ma vi sono ancora stoccate grandi quantità di scorie nucleari. Ha cambiato nome in Sellafield nel 1981 a causa della cattiva reputazione.
Oggi è pure un immenso centro di ritrattamento e stoccaggio di scorie nucleari, il più grande del Regno Unito.
Fra il 2004 e il 2005 nell'impianto di riprocessamento presente in loco, si verificò una perdita di 83 m³ di una soluzione di acido nitrico contenente uranio e plutonio. La perdita, che perdurò per 10 mesi, di materiali fissili sciolti nell'acido fu stimata in 20 tonnellate di uranio e 160 kg di plutonio.
L'ente britannico per lo smantellamento nucleare stima che il costo totale della messa in sicurezza del sito supererà i 136 miliardi di sterline, con conclusione lavori prevista per il 2125
INES: Livello 3.
Goiânia, Brasile
È difficile credere a ciò che è accaduto a Goiânia, in Brasile, nel 1987: una macchina per la radioterapia medica è stata rubata dall'Istituto Goiano de Radioterapia (IGR), una clinica dismessa, e poi venduta a un commerciante di rottami.
Il cesio-137 che conteneva l'apparecchio costruito nel 1977, è stato rimosso senza che se ne conoscesse la pericolosità, provocando gravi radiazioni, in parte mortali, e la contaminazione di numerosi edifici.
Si calcola che abbia contaminato gravemente circa 250 persone, uccidendone quattro.
INES: Livello 5.
Lago Karachay, Russia
A partire dal 1951 i rifiuti altamente radioattivi dell'impianto di Mayak sono stati scaricati per anni nel lago Karachay, in Russia.
Lo specchio d'acqua, situato sul lato orientale dei monti Urali meridionali, è così pesantemente contaminato che anche una breve permanenza sulle sue rive porta alla morte - si dice che sia così anche adesso, sebbene il lago sia stato ricoperto di cemento.
Secondo una relazione del Worldwatch Institute di Washington sui rifiuti nucleari, il Karachay è il punto più inquinato della Terra.
Anche in questo caso, il governo sovietico ha aggravato le conseguenze sulla salute della popolazione coprendole.
Sito di sperimentazione del Nevada, USA
Le nuvole a fungo prodotte dagli esperimenti di bombe nucleari nel deserto del Nevada potevano essere viste fino a Las Vegas.
Dal 1951 al 1992, il Nevada Test Site, composto da circa 3.500 km² di deserto e rilievi, è stato il luogo più importante per i test sulle armi nucleari negli Stati Uniti.
Sia gli esperimenti sotterranei che quelli in superficie hanno lasciato dietro di loro livelli di radiazioni significativamente elevati, che hanno portato a un numero di casi di cancro superiore alla media nella regione.
Three Mile Island, USA
Ciò che Sellafield è per il Regno Unito, Three Mile Island è per gli Stati Uniti: un simbolo dei pericoli dell'energia nucleare e fonte di molti dibattiti.
Nel 1979 si verificò un incidente nella centrale nucleare in Pennsylvania, seguito da una fusione parziale del reattore. Sebbene sia fuoriuscita solo una quantità relativamente piccola di radioattività, l'incidente ha avuto un considerevole impatto sull'opinione pubblica, anche perché fu il più grave incidente nucleare avvenuto negli Stati Uniti.
Il reattore coinvolto, l'unità 2, era un reattore ad acqua pressurizzata. Alle 4:00 di mattina di mercoledì 28 marzo 1979, quando era a un regime di potenza del 97%, si bloccò il circuito di refrigerazione secondario, che aumentò la pressione del primario di raffreddamento del nocciolo. Si aprì una valvola di sicurezza, che causò l'arresto di emergenza con l'inserimento delle barre di controllo.
La valvola di sicurezza però non si richiuse e gli operatori non si resero conto del problema, anche perché nella sala controllo non avevano gli strumenti per farlo. Il circuito di raffreddamento primario si svuotò parzialmente e il calore residuo del nocciolo del reattore non poté essere smaltito, con la conseguente parziale fusione di quest'ultimo.
Non vi furono vittime dirette o effetti sanitari acuti sulla popolazione, ma l'evento ha provocato un significativo rilascio di gas radioattivi.
Per bonificare completamente l'unità 2 ci vollero 13 anni. I lavori, iniziati nell'agosto del 1979, finirono nel dicembre del 1993, tre anni dopo quanto pianificato.
INES: Livello 5.
Mailuu-Suu, Kirghizistan
Anche qui l'Unione Sovietica ha lasciato un'eredità sporca: nella città industriale di Mailuu-Suu, nell'attuale Kirghizistan, dove durante l'era sovietica si estraeva l'uranio.
La sua estrazione fu interrotta nel 1968. Le operazioni hanno lasciato sul posto circa 23 dighe separate per gli sterili di uranio e 13 discariche di roccia sterile, progettate in modo inadeguato su pendii instabili sopra una città di 24'000 abitanti in un'area soggetta sia a frane che a terremoti, contenenti un totale di 1.900.000 metri cubi di materiale radioattivo e metalli pesanti.
Quando l'attività mineraria sovietica cessò, non fu fatto alcun tentativo di stabilizzare o sigillare il materiale. I rifiuti radioattivi risultano quindi stoccati in modo improprio, con il risultato che l'area e il fiume omonimo, Mailuu-Suu, sono stati pesantemente contaminati.
Il 16 aprile 1958, mentre gli impianti minerari e di lavorazione erano ancora in funzione, una combinazione di progettazione inadeguata, incuria, forti piogge e un presunto terremoto causò il cedimento della diga di sterili n. 7 a Mailuu-Suu.
Circa il 50% dell’intero volume della diga si riversò nel impetuoso fiume Mailuu-Suu, a soli 30 metri a valle della breccia. I rifiuti si sono poi diffusi per circa 40 chilometri a valle, attraversando il confine nazionale con l'Uzbekistan e raggiungendo la densamente popolata Valle di Fergana.
Il fiume Mailuu-Suu è un affluente del Kara Darya, utilizzato per l'irrigazione agricola nella valle. Come conseguenza diretta della colata di fango sono stati segnalati alcuni decessi, la distruzione di edifici e la contaminazione della pianura alluvionale. La mancanza di una risposta pubblica da parte delle autorità rende difficile identificare le vittime dell'evento del 1958.
Il Kirghizistan sta ancora lottando con questa eredità nucleare.
Sito di sperimentazione di armi nucleari di Lop Nor, Cina
Anche la potenza nucleare cinese ha effettuato test di armi nucleari dal 1964 al 1996, presso il lago salato di Lop Nor, che nel frattempo si è prosciugato.
In totale sono stati fatti 45 esperimenti senza alcuna considerazione per i circa 20 milioni di persone che vivevano nella regione.
Molti di loro appartenevano alla minoranza uigura. Il tasso di cancro nella zona di Lop Nor è significativamente più alto che nel resto della Cina.
Immagini satellitari tra il 2020 e il 2025 hanno rivelato la costruzione di nuovi tunnel e infrastrutture, con il potenziamento della rete elettrica, sollevando timori negli USA su possibili test nucleari «zero yield» o test a basso potenziale. La Cina nega questi timori, parlando di speculazioni statunitensi.
Lop Nor è spesso confrontato per segretezza all'Area 51 statunitense e continua a essere considerata la «nuova Area 51» per il divieto di sorvolo e la natura riservata delle attività.
Forte d'Aubervilliers, Francia
Fort d'Aubervilliers è un quartiere di Parigi e anche qui, nel mezzo della vivace capitale francese, i materiali radioattivi hanno lasciato il segno.
Durante i lavori di ricerca sul radio (in particolare il radio-226) negli anni '20 e '30, molto materiale contaminato è fuoriuscito nel corso degli anni, inquinando pesantemente il suolo, in particolare nell'edifico Fort d'Aubervilliers.
Oggi il sito di ricerca è stato in gran parte decontaminato. Le rilevazioni dell'Andra (Agenzia nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi) e del prefetto hanno, difatti, confermato la presenza di «anomalie radioattive» limitate a zone specifiche, dichiarando invece che il quartiere circostante presenta livelli nella norma.
È in corso da anni un complesso processo di bonifica radiologica, chimica e pirotecnica per trasformare l'area in un eco-quartiere.
Diverse zone del forte sono state interdette al pubblico nel tempo per precauzione, in particolare quelle in prossimità dei vecchi laboratori.
Jadugoda, India
Jadugoda, nello Stato indiano di Jharkhand, è il rovescio della medaglia dell'energia nucleare indiana.
Oltre il 90% del materiale estratto diventa scarto radioattivo, che viene smaltito in bacini di decantazione a cielo aperto e non adeguatamente isolati, spesso vicini ad aree residenziali.
La popolazione della città, in gran parte autoctona, soffre in modo massiccio per gli alti livelli di radiazioni causati dall'estrazione dell'uranio e dallo smaltimento improprio delle scorie nucleari a Jadugoda.
Molti bambini si ammalano e muoiono giovani a causa della contaminazione del suolo e dell'acqua.
Nonostante i risultati di studi indipendenti le autorità indiane tendono a minimizzare il legame diretto tra l'attività mineraria e i problemi di salute dei locali, attribuendoli piuttosto alla povertà.
Mounana, Gabon
Anche a Mounana, in Africa, gli interessi delle persone e della natura sono passati in secondo piano rispetto agli interessi economici.
Una società francese vi ha estratto uranio, nella giungla del Gabon, dal 1960 al 1999e si limitava a scaricare i rifiuti contaminati radioattivamente nel sistema fluviale Mitembe-Likedi.
Ancora nel 2002, i livelli di radio-226 nel fiume Mitembe erano quasi 10 volte superiori ai limiti internazionali.
Lo stesso accade nelle miniere di uranio in Sudafrica e Namibia, dove anche la natura e la sicurezza dei minatori vengono trascurate.