Ecco l’aneddoto assurdo«Pronto? Sono il Papa»: Leone chiama la banca, ma l’operatrice non gli crede e riattacca
ai-scrape
8.5.2026 - 19:53
L'episodio, diventato virale negli ultimi giorni, sarebbe avvenuto un paio di mesi dopo l’elezione di Prevost al soglio pontificio
KEYSTONE
Leone XIV voleva solo aggiornare i dati del suo conto statunitense. Ma quando ha spiegato di non poter passare in filiale perché è il Pontefice, dall’altra parte hanno pensato a uno scherzo. E la storia è diventata chiaramente subito virale.
Papa Leone XIV avrebbe chiamato la sua banca negli Stati Uniti per aggiornare numero di telefono e indirizzo, ma gli sarebbe stato chiesto di presentarsi di persona.
Quando ha spiegato di non poterlo fare perché è il Pontefice e si trova in Vaticano, l’operatrice avrebbe pensato a uno scherzo e riattaccato.
A raccontare l’episodio, diventato virale, è stato padre Tom McCarthy, amico di lunga data del capo della Chiesa cattolica.
Solo dopo l’intervento dei vertici della banca la modifica sarebbe stata finalmente effettuata.
Neppure il Papa, a quanto pare, può sfuggire all’incubo del servizio clienti. Linee telefoniche, procedure rigide, controlli di sicurezza e poi il verdetto più temuto: «Deve venire di persona».
È quello che sarebbe successo a Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, alle prese con una pratica banalissima: modificare numero di telefono e indirizzo collegati al suo conto bancario negli Stati Uniti.
Peccato che, nel frattempo, Prevost fosse diventato Papa. E presentarsi allo sportello di una filiale a Chicago non fosse esattamente la cosa più semplice del mondo.
Come riporta «SkyTG24», a raccontare la scena, finita rapidamente sui social, è stato padre Tom McCarthy, sacerdote agostiniano e amico di lunga data del Pontefice.
Durante un incontro con alcuni fedeli a Naperville, nell’Illinois, il prete ha ricostruito l’episodio tra le risate del pubblico.
Secondo il suo racconto, tutto sarebbe accaduto circa due mesi dopo l’elezione di Prevost al soglio pontificio. Il nuovo Papa avrebbe telefonato alla banca presso cui aveva il conto negli Stati Uniti, presentandosi semplicemente con il suo nome.
«Buongiorno, sono Robert Prevost. Vorrei aggiornare i miei dati», avrebbe detto all’operatrice.
Fin qui, nulla di strano. Dall’altra parte della linea, come da copione, sarebbero partite le domande di sicurezza. E Prevost, sempre secondo padre McCarthy, avrebbe risposto correttamente a tutto. Ma non è bastato.
Telefono attaccato in faccia
La procedura si è inceppata davanti a un ostacolo burocratico: per completare l’operazione, il cliente doveva presentarsi fisicamente in banca.
A quel punto Prevost avrebbe provato a spiegare che no, non era possibile. Non poteva semplicemente prendere e andare in filiale. Ma l’impiegata sarebbe rimasta ferma sulla regola.
Il Papa allora avrebbe tentato la carta più inattesa: «Cambierebbe qualcosa se le dicessi che sono Papa Leone?».
Silenzio.
Poi il clic. L’operatrice avrebbe riattaccato.
Una scena surreale, raccontata da padre McCarthy con una battuta che ha fatto esplodere il pubblico: «Immaginate di passare alla storia come la donna che ha chiuso il telefono in faccia al Papa».
C'è voluto il direttore
Ma la vicenda, come riportato anche da «Oggi», non sarebbe finita lì.
Dopo il clamoroso stop del call center, Leone XIV avrebbe contattato un altro religioso, padre Bernie Sienna, chiedendogli se conoscesse qualcuno nel mondo bancario.
Da lì, secondo il racconto, si sarebbe arrivati fino al direttore dell’istituto. E il messaggio sarebbe stato piuttosto chiaro: davvero la banca voleva rischiare di perdere il conto del Papa per un cambio di numero di telefono?
La risposta, a quanto pare, è stata immediata. Nessuno voleva lasciarsi scappare un cliente così particolare.