Ecco come Rivedere i propri sogni come dei film? Gli scienziati ci sono quasi riusciti

fon

19.8.2025

Presto potremo rivedere i nostri sogni?
Presto potremo rivedere i nostri sogni?
Imago

Registrare e rivedere i sogni potrebbe presto non essere più fantascienza, grazie a un innovativo esperimento giapponese che unisce neuroscienza e intelligenza artificiale.

Nicolò Forni

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Un team dell'Università di Kyoto ha sviluppato un metodo per collegare specifici schemi cerebrali alle immagini oniriche dei soggetti attraverso EEG e fMRI.
  • Usando algoritmi di deep learning, i ricercatori sono riusciti a ricostruire parzialmente i sogni con un'accuratezza fino al 70% per elementi specifici come volti e oggetti.
  • Sebbene ancora limitata, la tecnologia apre scenari promettenti per la salute mentale e lo studio del subconscio, pur richiedendo sistemi personalizzati per ogni individuo.
  • Presenta delle criticità, ma anche delle opportunità pe ril futuro

I sogni sono da sempre un terreno fertile per la creatività, capaci di generare scene vivide e surreali che, al risveglio, svaniscono nel nulla o si dissolvono nei meandri della memoria.

Ma cosa accadrebbe se fosse possibile registrarli e rivederli nella realtà?

Un team di ricercatori giapponesi, guidato dal professor Yukiyasu Kamitani dell'Università di Kyoto, ha condotto un esperimento pionieristico per cercare di fare proprio questo: decodificare e ricostruire i sogni a partire dall'attività cerebrale.

Come riporta il sito scientifico «Science Alert», lo studio ha monitorato l'attività elettrica e il flusso sanguigno del cervello di alcuni volontari durante il sonno, combinando le tecniche di elettroencefalogramma (EEG) e risonanza magnetica funzionale (fMRI).

Durante la fase REM del sonno, quella in cui i sogni sono più intensi, i partecipanti venivano delicatamente svegliati e invitati a descrivere ciò che avevano appena sognato.

Ripetendo il processo per centinaia di volte, i ricercatori hanno creato un ampio database che metteva in relazione specifici pattern cerebrali con immagini oniriche riportate verbalmente dai soggetti.

Intelligenza artificiale al servizio dell'onirico

Una volta costruita questa mappa, gli scienziati hanno impiegato algoritmi di «deep learning» (una branca dell'intelligenza artificiale che utilizza reti neurali artificiali con molteplici strati per analizzare dati complessi e apprendere autonomamente ndr.) per provare a ricostruire i contenuti visivi dei sogni.

Il sistema ha raggiunto un'accuratezza del 60%, con picchi superiori al 70% quando si trattava di categorie più specifiche come volti o oggetti.

«Siamo riusciti a rivelare il contenuto dei sogni a partire dall'attività cerebrale durante il sonno, in modo coerente con i racconti dei soggetti», ha spiegato il professor Kamitani.

Le potenzialità per la salute mentale

Oltre al fascino dell'idea di «guardare» i propri sogni come fossero pellicole d'epoca, la portata dell'esperimento potrebbe essere significativa anche per la neuroscienza clinica.

Secondo i ricercatori, la tecnologia potrebbe in futuro offrire strumenti per comprendere meglio condizioni psicologiche e neurologiche, accedendo al subconscio senza la mediazione del linguaggio o della coscienza.

Limiti e prospettive

Nonostante i risultati incoraggianti, la tecnologia resta ancora lontana dalla perfezione. Le immagini prodotte sono spesso sfocate, e aspetti fondamentali come i colori, il movimento, la struttura narrativa e le emozioni sono ancora difficili da decodificare.

Inoltre, come sottolinea il neuroscienziato Dr. Mark Stokes, un sistema di decodifica dei sogni deve essere costruito su misura per ogni individuo: non esiste, almeno per ora, un algoritmo «universale» che funzioni su chiunque.

Questo progetto rappresenta comunque un importante passo avanti nel campo emergente della «oneirografia», ovvero la registrazione dei sogni.

Con il progresso continuo di tecnologie come la risonanza magnetica funzionale (fMRI), le tecniche di elettroencefalogramma (EEG) e l'intelligenza artificiale, il confine tra il mondo interiore e l'osservazione esterna si fa sempre più sottile.