Tariq Ramadan indagato per stupro su una quinta donna

ATS

23.10.2020

Tariq Ramadan è ora indagato per violenze sessuale su una quinta donna.
Keystone / archivio

L'islamologo svizzero Tariq Ramadan, già oggetto di procedure giudiziarie per il presunto stupro su quattro donne, che lui contesta, è ora indagato per violenze sessuali su una quinta donna. 

I fatti, denunciati da Mounia Rabbouj, una delle sue prime accusatrici, e che i giudici ora hanno deciso di prendere in considerazione, risalirebbero al biennio 2013-2014. La ex escort aveva costretto l'islamologo a confessare relazioni extraconiugali.

L'iscrizione nel registro degli indagati era stata invocata nella primavera 2018 dalla procura di Parigi ma venne sospesa dai giudici, che ora hanno invece deciso di procedere come richiesto. La donna aveva anche pensato di ritirare la denuncia.

Il 58enne, che si considera vittima della vendetta di ex amanti, si è presentato giovedì al tribunale di Parigi per ulteriori interrogatori. È stato quindi informato di queste nuove accuse. Lo riferisce l'AFP che cita i suoi avvocati: «Non c'è niente di nuovo, è un'accusa formale per poter organizzare presto il confronto». In questa parte, «non è la parola di Tariq Ramadan contro quella di questa donna, è questa donna contro le sue stesse bugie serie e concordanti», hanno aggiunto.

Per l'avvocato della donna invece, «questo è un punto di svolta importante. Le indagini hanno dimostrato quanto la parola della mia cliente fosse affidabile e coerente».

Un vestito macchiato di sperma

La testimonianza di Mounia Rabbouj, parte civile durante il processo per proselitismo del Carlton, dove è stato implicato l'ex capo del Fondo Monetario Internazionale (FMI) Dominique Strauss-Kahn, ha avuto un ruolo importante nel caso.

La donna di 47 anni aveva sporto denuncia nel marzo 2018 contro l'intellettuale musulmano, accusandolo di averla violentata nove volte in Francia, a Londra e Bruxelles, dal 2013 al 2014.

All'epoca, nel marzo 2018, Tariq Ramadan negava ancora qualsiasi relazione extraconiugale. Era in custodia cautelare dal giorno della sua incriminazione il 2 febbraio per le prime due denunce: quelle di Henda Ayari e di una donna soprannominata «Christelle», che lo accusano rispettivamente di stupro nel 2012 a Parigi e nel 2009 a Lione.

A sostegno della sua storia, Mounia Rabbouj aveva consegnato un vestito macchiato dello sperma dell'islamologo. E nel giugno 2018, quest'ultimo ha finalmente ammesso rapporti adulteri con la donna ed ex amanti che hanno testimoniato.

La sua difesa aveva prodotto più di 300 video e più di 1000 foto di natura erotica o pornografica per dimostrare un rapporto «dominante / dominato», nutrito da relazioni «focose» ma «complici» e consenzienti. I magistrati non lo avevano incriminato.

«È stato davvero difficile»

Quanto a Mounia Rabbouj, dopo un primo interrogatorio ravvicinato dei giudici nel luglio 2018, aveva esitato a ritirare la sua denuncia.

Sui social ha detto di essere stata influenzata dai suoi primi avvocati, che l'avrebbero portata a sporgere denuncia per stupro quando voleva denunciare solo violenze e umiliazioni. «La parola stupro mi spaventa», ha spiegato lo scorso luglio, durante la seconda udienza in due anni, nella quale ha mantenuto la sua denuncia.

«La violenza c'è sempre stata. Nei gesti, nelle azioni, nelle parole (...) è stata davvero dura», ha spiegato al magistrato, secondo la sua audizione consultata dall' AFP.

Il ripetersi di incontri - nove in due anni, di cui due a casa - e l'abbondanza di comunicazioni grezze tra lei e l'islamologo inizialmente sembravano lasciare gli investigatori scettici.

La denunciante spiega di essersi sentita «bloccata»in questa relazione. «Ha minacciato di rivelare le cose che gli avevo detto sulla mia vita» ma «non sono mai stata d'accordo che mi brutalizzasse», secondo il suo racconto.

«Voleva che fossi totalmente sottomessa a lui. Corpo e anima», ha raccontato. «È stato come una punizione per me (...) mi sono detta che aveva il diritto di farlo perché ero stata una prostituta».

Alleggerimento del controllo giudiziario

L'intellettuale svizzero è stato anche perseguito dallo scorso febbraio per il sospetto stupro di due donne, nel 2015 e nel 2016, una delle quali ha sporto denuncia.

Rilasciato dal carcere nel novembre 2018 dopo dieci mesi, Tariq Ramadan ha visto, in questi giorni, il suo controllo giudiziario alleggerirsi. Deve infatti presentarsi ogni 15 giorni.

Ora può lasciare la Francia, ma solo per ottemperare alle citazioni della giustizia svizzera. Un procedimento per stupro è aperto dal 2018 a Ginevra, dove dovrebbe recarsi all'inizio di novembre.

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