Da non sottovalutareUn team cinese scopre un nuovo coronavirus trasmissibile all'uomo. Ecco quale
SDA
21.2.2025 - 18:43
immagine illustrativa d'archivio.
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Un team cinese ha scoperto un nuovo coronavirus dei pipistrelli che comporta il rischio di trasmissione da animale a uomo perché utilizza lo stesso recettore umano del virus che causa il Covid-19.
Lo studio, riporta il South China Morning Post, è stato guidato da Shi Zhengli, la virologa di spicco nota come la «batwoman» per la sua vasta ricerca sui coronavirus dei pipistrelli.
Lavora presso il Guangzhou Laboratory insieme a ricercatori della Guangzhou Academy of Sciences, della Wuhan University e del Wuhan Institute of Virology.
Shi lavorava presso l'istituto di Wuhan, al centro della controversia sulle origini del Covid. La ricercatrice ha negato che il centro cinese possa essere stato responsabile della pandemia.
Alcuni studi hanno suggerito un collegamento iniziale nei pipistrelli e che sia passato all’uomo tramite un ospite animale intermedio.
Lo studio ha destato l'immediato interesse della comunità scientifica, ma gli esperti, pur non escludendo il potenziale pericolo, invitano ad evitare allarmi prematuri.
Cosa dice lo studio?
L’ultima scoperta è un nuovo lignaggio del coronavirus HKU5 identificato per la prima volta nel pipistrello giapponese a Hong Kong: proviene dal sottogenere del merbecovirus, che include il virus di sindrome respiratoria mediorientale (Mers).
È in grado di legarsi all’enzima di conversione dell’angiotensina umano, lo stesso recettore usato dal virus Sars-CoV-2, che causa il Covid-19, per infettare le cellule.
Infatti i ricercatori hanno scritto in un articolo pubblicato sulla rivista a revisione paritaria Cell.: «Segnaliamo la scoperta e l'isolamento di un lignaggio distinto di HKU5-CoV, che può utilizzare non solo l'Ace2 del pipistrello, ma anche l'Ace2 umano e vari ortologhi dell'Ace2 dei mammiferi (geni trovati in specie diverse con un'origine comune)».
La scoperta ha fatto emergere che il virus, una volta isolato da campioni di pipistrello, poteva infettare cellule umane e masse di cellule o tessuti coltivati artificialmente che assomigliavano a organi respiratori o intestinali miniaturizzati.
All'inizio di febbraio, Cell ha pubblicato un articolo di un team dell'Università di Washington a Seattle e dell'Università di Wuhan che ha concluso che, malgrado il ceppo HKU5 potesse legarsi ai recettori Ace2 dei pipistrelli e di altri mammiferi, non hanno rilevato un legame umano «efficiente».
Ci vuole più monitoraggio, ecco perché
Ma il team di Shi ha affermato che l'HKU5-CoV-2 si è adattato meglio all'Ace2 umano rispetto al lignaggio 1 del virus e «potrebbe avere una gamma di ospiti più ampia e un potenziale maggiore di infezione interspecie».
Per questo, è necessario un maggiore monitoraggio del virus, anche se la sua efficienza è risultata «significativamente inferiore» rispetto a quello del Covid-19 e che il «rischio di insorgenza di infezione nelle popolazioni umane non dovrebbe essere esagerato».
Il rischio c'è: «La scoperta è un segnale da non sottovalutare»
Cauti gli esperti, che tuttavia non sottovalutano il potenziale rischio. Questa scoperta, afferma Carlo Federico Perno, direttore dell'Unità Operativa di Microbiologia e Diagnostica di Immunologia dell'Irccs Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in Roma, «conferma che i coronavirus non finiranno di stupirci. Dobbiamo essere pronti.»
«Quello appena scoperto è l'ennesimo coronavirus di cui veniamo a conoscenza: ce ne sono centinaia e di tantissimi tipi. Inoltre, abbiamo conferma che che i pipistrelli continuano a essere gli naturali ospiti di tantissimi virus, compresi i coronavirus».
Al momento, precisa Perno, «nessun essere umano è stato infettato dal nuovo virus e la possibilità che questo agente si diffonda è legata al verificarsi di una successione di eventi che sono teoricamente possibili, ma che hanno basse probabilità di realizzarsi». La scoperta, tuttavia, avverte, «è un segnale da non sottovalutare».
Prematuro avere certezze
Invita a tenere «l'attenzione alta» ma ad «evitare allarmi» anche Guido Antonelli, Ordinario di Microbiologia alla Sapienza Università di Roma e vice presidente della Società Italiana di Microbiologia: «Prevedere il rischio di una futura pandemia causata da questo nuovo virus è estremamente difficile, sebbene non possa essere escluso.
Di conseguenza, è prematuro esprimere certezze. In un contesto simile, la cautela è imprescindibile e diventa essenziale attendere ulteriori dati dalla comunità scientifica».
Ad ogni modo, conclude, «è noto che gli eventi di spillover, ovvero di salto di specie da parte dei virus, si verificano frequentemente, ma solo in rarissimi casi portano a epidemie o pandemie con conseguenze significative per la salute pubblica».