Progetto faraonico, con crepe «The Line», la futura città lineare da 170 km si ridimensiona: ecco cosa sta succedendo

Lisa Stutz

10.5.2026

Il progetto di The Line.
Il progetto di The Line.
Imago

L'Arabia Saudita si propone come laboratorio globale del futuro, tra miliardi di investimenti, mega-strutture e grande attenzione internazionale. Al centro c'è il progetto NEOM, con la sua ambiziosa città lineare lunga 170 chilometri. Ma non sarà realizzata come previsto. Cosa significa questo per l'intero progetto?

Christian Thumshirn

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Il progetto simbolo diventa un elemento di incertezza: «The Line», considerata il cuore di NEOM, è ora al centro di un dibattito interno.
  • La pressione finanziaria aumenta: i costi crescono, gli investitori restano prudenti e il progetto è costretto a rivedere le proprie ambizioni.
  • NEOM si sta progressivamente riallineando alla realtà, allontanandosi dalla grande utopia e orientandosi verso iniziative più concrete e realizzabili.
  • La domanda di fondo diventa quindi sempre più chiara: NEOM resterà un sogno futuristico o si trasformerà in una serie di progetti che dovranno prima dimostrare la loro sostenibilità?

Le immagini spettacolari della città specchio lunga 170 chilometri hanno fatto il giro del mondo e hanno reso l'Arabia Saudita un punto di riferimento globale. L'effetto pubblicitario è difficile da quantificare, ma probabilmente è enorme.

Ma alla fine, «The Line» è stato soprattutto un gigantesco colpo di pubbliche relazioni?

I dubbi ci sono stati fin dall'inizio: i ricercatori hanno definito il progetto una «trovata pubblicitaria», gli esperti hanno messo in guardia dalle dimensioni irrealistiche, gli analisti hanno visto soprattutto una visione che avrebbe generato più attenzione che convinto gli investitori.

Dal mega-sogno alla versione mini? «The Line» in 10 immagini

Dietro «The Line» si inserisce NEOM, un gigantesco progetto da miliardi di euro nel nord-ovest dell'Arabia Saudita, voluto dal principe ereditario Mohammed bin Salman.

Un'iniziativa che comprende intere città, zone industriali e destinazioni di lusso.

Visione lucida, ma anche le prime crepe

Fin dalla presentazione di NEOM nell’ottobre 2017, «The Line» è stata promossa come una visione radicale della città del futuro. I rendering patinati hanno mantenuto il progetto sotto i riflettori per anni, tanto che «The Line» è diventata anche un tema ricorrente su blue News.

Tuttavia, diverse inchieste - in particolare quella del Financial Times nel 2025, basata su interviste a dipendenti e addetti ai lavori - restituiscono un quadro molto più sobrio.

Di conseguenza, anche altri media internazionali hanno ripreso le critiche, iniziando a interrogarsi sempre più apertamente sui problemi e sulle possibili correzioni di rotta del progetto. La domanda centrale è diventata una: le priorità di NEOM stanno cambiando?

Molti aspetti di ciò che sta realmente accadendo restano poco chiari. Una cosa, però, appare evidente: il progetto è sotto pressione. Diverse decisioni chiave sarebbero state prese su base politica, spesso nonostante le perplessità tecniche.

In particolare, la lunghezza della megalopoli - 170 chilometri - ha alimentato forti discussioni interne.

The «Line» non è poi così irreale: le prime fondamenta in cemento e i primi tunnel di approvvigionamento saranno costruiti lungo il percorso nel 2025. Ma resta da vedere fino a che punto il progetto sarà effettivamente realizzato.
The «Line» non è poi così irreale: le prime fondamenta in cemento e i primi tunnel di approvvigionamento saranno costruiti lungo il percorso nel 2025. Ma resta da vedere fino a che punto il progetto sarà effettivamente realizzato.
NEOM

Ufficialmente si è sempre sostenuto che solo una città lineare avrebbe permesso collegamenti rapidi grazie alla ferrovia ad alta velocità. I critici, però, fin dall’inizio hanno fatto notare che modelli più compatti o circolari avrebbero potuto garantire spostamenti brevi senza un’espansione così estrema.

Esperti e voci interne avevano inoltre già avvertito delle enormi sfide tecniche e logistiche legate alla costruzione, alle infrastrutture e alla gestione di una città lunga 170 chilometri.

Nel frattempo, anche i costi hanno continuato a crescere in modo significativo.

Quando il fulcro si indebolisce

Mentre gli investitori internazionali restano cauti, un attore continua a sostenere il progetto: il fondo sovrano saudita PIF. Dietro le quinte, però, la frustrazione sembra essere cresciuta negli ultimi mesi. I piani sono stati modificati più volte e le specifiche sono cambiate con scarso preavviso.

Secondo un'inchiesta del «Financial Times», alcuni dipendenti sono stati trasferiti verso altri progetti all’interno di NEOM. Un segnale chiaro che le priorità stanno effettivamente cambiando.

Questo solleva una nuova domanda: se «The Line» vacilla, cosa succede al resto di NEOM?

La rottura: cosa rimane di «The Line»

Ufficialmente, l'Arabia Saudita non ha mai rinunciato alla propria visione: «The Line» resta il fulcro di NEOM. Ciò che manca, però, è una presa di posizione chiara sulle crescenti notizie di ritardi, ridimensionamenti e possibili cambi di rotta.

Nel frattempo, il progetto ha già iniziato a trasformarsi. In una prima fase, gli aggiustamenti apparivano soprattutto tecnici. Successivamente, si è iniziato a parlare non più di una cancellazione, ma di una realizzazione fortemente ridotta.

Secondo diverse ricostruzioni - tra cui quelle del Financial Times - entro il 2030 potrebbe essere completato solo un tratto limitato, di circa 2,4 chilometri, ben lontano dalle ambizioni iniziali.

La visione resta ufficialmente intatta, ma nella pratica il progetto è stato ridimensionato a una frazione delle sue dimensioni originarie.

Progettato in modo gigantesco, probabilmente ridimensionato: questo rendering mostra lo spettacolare ingresso della "Linea" sul Mar Rosso. Invece di 170 chilometri, entro il 2030 potrebbe essere costruito solo un breve tratto di circa 2,4 chilometri - la megalopoli diventerà un progetto pilota.
Progettato in modo gigantesco, probabilmente ridimensionato: questo rendering mostra lo spettacolare ingresso della "Linea" sul Mar Rosso. Invece di 170 chilometri, entro il 2030 potrebbe essere costruito solo un breve tratto di circa 2,4 chilometri - la megalopoli diventerà un progetto pilota.
NEOM

Questo è il vero punto di svolta: l'accorciamento non ha modificato solo i tempi, ma la natura stessa del progetto. La megalopoli pensata per milioni di abitanti si riduce a una sezione pilota. La realtà è meno ambiziosa: costi, tecnologia, logistica e domanda hanno messo in difficoltà i piani originari.

Nel frattempo, ricerche e testimonianze di persone vicine al progetto indicano una revisione ancora più profonda. Dietro le quinte si discute non solo di tempi e fasi di costruzione, ma anche della funzione futura di NEOM.

Si ipotizzano utilizzi più pragmatici, come centri dati, infrastrutture per l'intelligenza artificiale o altre applicazioni tecnologiche ad alta intensità energetica. Nulla è stato confermato ufficialmente, ma il fatto stesso che questi scenari siano considerati plausibili mostra quanto il dibattito si sia allontanato dall’utopia abitativa iniziale.

In quest'ottica, la riduzione a pochi chilometri non è un dettaglio, ma il momento in cui «The Line» ha perso il suo ruolo di progetto simbolo. Da allora, non è più solo la dimensione a essere in discussione: la domanda è diventata più ampia, e riguarda la sostenibilità complessiva di NEOM.

Spostamento dell'obiettivo

È importante ricordare che NEOM non è un singolo progetto, ma un'iniziativa da miliardi che comprende diversi sottoprogetti nei settori della tecnologia, dell'industria e del turismo. Per lungo tempo, però, è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso un'unica immagine: la città specchio.

Ora qualcosa sta cambiando. NEOM sembra avvicinarsi alla realtà: progetti più concreti, economicamente sostenibili e politicamente più facili da comunicare stanno guadagnando spazio.

Uno sguardo ai cantieri più avanzati permette di capire meglio a che punto si trovano questi progetti e dove iniziano le difficoltà.

OXAGON: l'ancora della realtà

L'esempio più chiaro del cambio di rotta strategico di NEOM è probabilmente OXAGON.

La futura città industriale e portuale sul Mar Rosso è considerata la spina dorsale economica dell'intero progetto. A differenza di «The Line», OXAGON punta meno sull’impatto visivo e più sull'utilità concreta: logistica, produzione ed energia.

Una vista a volo d'uccello di Oxagon: il rendering mostra il porto e la città industriale previsti sul Mar Rosso. Il porto è già in parte operativo e l'espansione continua.
Una vista a volo d'uccello di Oxagon: il rendering mostra il porto e la città industriale previsti sul Mar Rosso. Il porto è già in parte operativo e l'espansione continua.
NEOM

Qui i lavori sono più avanzati rispetto ad altre aree di NEOM. Il porto, sviluppato a partire da quello già esistente di Duba, è parzialmente operativo e ha già movimentato le prime navi cargo, almeno in fase sperimentale. L'espansione procede parallelamente.

Allo stesso tempo è in costruzione il NEOM Green Hydrogen Project, una delle più grandi centrali a idrogeno al mondo. Il progetto, sviluppato con partner internazionali, dovrebbe iniziare a produrre energia nella seconda metà del decennio.

È qui che il cambio di rotta diventa evidente: mentre molti altri sottoprogetti sono ancora in fase di sviluppo o revisione, OXAGON è già in costruzione e in parte operativo. L'attenzione si sposta così su un modello meno legato alla visione e più all'applicazione concreta: industria, energia, infrastrutture.

OXAGON diventa quindi il contrappeso a «The Line» e, al momento, l’indicazione più chiara di una domanda che si sta facendo sempre più spazio all’interno di NEOM: cosa funziona davvero e cosa no?

Sindalah: fascino e dubbi iniziali

Anche l'isola di lusso di Sindalah rientra nel progetto NEOM, ma è stata presentata solo nel 2022, a dimostrazione di come il progetto venga continuamente ampliato e riorganizzato.

Situata a circa cinque chilometri dalla costa del Mar Rosso, Sindalah è pensata come destinazione per una clientela d'élite. Gran parte delle infrastrutture è già in fase avanzata: porto turistico, strutture ricettive, hotel e residenze di alto livello.

Per una volta nessun rendering: l'isola di lusso di Sindalah nel Mar Rosso in costruzione. Ha celebrato una spettacolare inaugurazione soft nell'ottobre 2024, ma l'operatività regolare è ancora lontana.
Per una volta nessun rendering: l'isola di lusso di Sindalah nel Mar Rosso in costruzione. Ha celebrato una spettacolare inaugurazione soft nell'ottobre 2024, ma l'operatività regolare è ancora lontana.
Giles Pendleton/LinkedIn

NEOM prevede circa 440 camere, 88 ville e oltre 200 appartamenti, con il coinvolgimento di marchi come Marriott e Four Seasons. Tuttavia, molte di queste strutture non sono ancora utilizzate in modo regolare: un'attività turistica pienamente operativa resta lontana.

Nonostante ciò, nell'ottobre 2024 si è svolta una grande inaugurazione «soft», con ospiti di primo piano come Alicia Keys, Tom Brady e Will Smith. Le immagini hanno fatto il giro del mondo.

Poco dopo, però, sono emerse le prime criticità: secondo diversi media, tra cui il Financial Times, NEOM sarebbe stato privato della gestione dell’isola.

Una decisione che non sembra casuale. Nonostante l'aspetto spettacolare, Sindalah non era ancora pronta per operazioni regolari. Più che la costruzione, è mancata la capacità di gestire concretamente un progetto di lusso di queste dimensioni.

Secondo quanto riportato, la gestione dovrebbe passare a Red Sea Global, già attiva nella realizzazione di resort funzionanti.

Anche le vendite immobiliari restano limitate: mancano dati precisi e non sono noti acquirenti di rilievo.

NEOM progetto MAGNA: la nuova strategia sta prendendo forma

Se da un lato Sindalah dimostra le capacità costruttive di NEOM, dall'altro ne mette in evidenza i limiti: operazioni e marketing restano indietro.

Il cambiamento dell'intero progetto diventa ancora più evidente osservando un altro sottoprogetto.

MAGNA è il nome di una regione costiera lunga circa 120 chilometri sul Golfo di Aqaba, che riunisce diverse destinazioni di lusso più piccole, tra cui Leyja, Epicon e Norlana.

Uno dei tanti rendering del progetto MAGNA: lungo la costa stanno sorgendo destinazioni di lusso più piccole e modulari. A differenza di "The Line", questi concetti appaiono molto più tangibili e si adattano alla nuova strategia NEOM, più pragmatica.
Uno dei tanti rendering del progetto MAGNA: lungo la costa stanno sorgendo destinazioni di lusso più piccole e modulari. A differenza di "The Line", questi concetti appaiono molto più tangibili e si adattano alla nuova strategia NEOM, più pragmatica.
NEOM

Molti di questi progetti sono stati presentati singolarmente tra il 2023 e il 2024, per poi essere raggruppati sotto il marchio MAGNA. La regione è stata ufficialmente integrata nel progetto NEOM nel giugno 2024, con un certo ritardo rispetto ai piani originari.

Difficile pensare a una coincidenza. Più probabilmente si tratta di un cambio di strategia: invece di puntare su una visione unica e gigantesca come «The Line», NEOM sembra orientarsi verso progetti modulari, più facili da finanziare, più flessibili da realizzare e più semplici da vendere sul mercato.

Anche qui, però, emerge uno schema ricorrente: concept spettacolari e immagini d’impatto, ma progressi concreti ancora limitati. Inoltre, continuano a mancare informazioni trasparenti sulla domanda, con pochi dettagli sugli acquirenti.

Trojena: la verifica della realtà

Un progetto in particolare potrebbe dire molto sul futuro di NEOM: Trojena, la stazione sciistica futuristica prevista nelle montagne del nord-ovest dell’Arabia Saudita.

Il resort avrebbe dovuto attirare l’attenzione globale ospitando i Giochi invernali asiatici del 2029. Tuttavia, questa scadenza chiave è venuta meno.

Nel gennaio 2026 si erano diffuse le prime indiscrezioni su un possibile rinvio a tempo indeterminato. Un mese dopo è arrivata la conferma: i Giochi si terranno ad Almaty, in Kazakistan.

Enormi gru edili caratterizzano il cantiere di Trojena, nel nord-ovest dell'Arabia Saudita. Tuttavia, nel marzo 2026, i progetti di espansione centrale sono stati sorprendentemente bloccati - un chiaro segnale di quanto il prestigioso progetto sia sotto pressione.
Enormi gru edili caratterizzano il cantiere di Trojena, nel nord-ovest dell'Arabia Saudita. Tuttavia, nel marzo 2026, i progetti di espansione centrale sono stati sorprendentemente bloccati - un chiaro segnale di quanto il prestigioso progetto sia sotto pressione.
NEOM

Nel marzo 2026 è arrivato un nuovo stop: sono stati annullati diversi contratti di costruzione chiave, tra cui progetti infrastrutturali per miliardi legati a un lago artificiale e a un complesso sistema idrico.

Particolarmente significativa la cancellazione di un contratto da 4,7 miliardi di dollari per la realizzazione di tre dighe, di un lago artificiale in alta quota e dell'ambizioso progetto alberghiero «The Bow», nonostante circa il 30% dei lavori fosse già stato completato.

Questo significa che non è venuta meno solo la vetrina internazionale, ma anche la base per parti centrali del progetto. Senza una scadenza come fattore di pressione, resta da capire quanto siano solidi pianificazione, finanziamento e realizzazione.

Trojena diventa così una cartina di tornasole per NEOM: il progetto potrà funzionare senza la spinta di un grande evento globale? E allo stesso tempo emerge una questione più ampia: come verrà deciso in futuro quali progetti portare avanti e quali abbandonare?

Il vero motore: il denaro

Un elemento decisivo è sempre più evidente: il denaro. Il fondo sovrano saudita PIF finanzia gran parte di NEOM, sostenuto principalmente dai proventi del petrolio, sempre più soggetti a fluttuazioni.

Allo stesso tempo, l'Arabia Saudita sta investendo miliardi in altri grandi progetti. All'inizio del 2025 è entrata in funzione una nuova rete metropolitana a Riad, mentre per la Coppa del Mondo FIFA 2034 sono previsti investimenti tra i 26 e i 27 miliardi di dollari solo per stadi e infrastrutture.

Le risorse ci sono, ma non sono illimitate. Ed è proprio per questo che i progetti vengono ridefiniti, accorpati o, più spesso, ridimensionati.

Conclusione: da un sogno per il futuro a una prova di resistenza

Sta emergendo un quadro sempre più chiaro: NEOM non è fallito, ma sta cambiando profondamente.

La visione spettacolare di «The Line» perde centralità, mentre prendono spazio progetti più concreti e sostenibili dal punto di vista economico. Il grande sogno futuristico si sta trasformando in una serie di iniziative che devono prima dimostrare di funzionare.

È iniziata la fase decisiva: non è più la visione a contare, ma i risultati. E questa volta il mondo non si limita a osservare affascinato, ma aspetta risposte concrete.