TPF: riprende processo a liberiano per crimini di guerra

aula, ats

15.2.2021 - 10:29

Riprende oggi davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona il processo a un presunto criminale di guerra liberiano. Nelle prossime tre settimane saranno ascoltare diverse vittime venute dalla Liberia; seguiranno requisitoria e arringa.
Keystone

Riprende oggi al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona il processo a un liberiano per crimini di guerra commessi nel primo conflitto civile degli anni '90. Nelle prossime tre settimane saranno ascoltare diverse vittime; seguiranno requisitoria e arringa.

Alieu Kosiah, che compirà 46 anni all'inizio di marzo, comandava un gruppo di combattenti del Movimento di liberazione unito della Liberia per la democrazia (ULIMO), che raggruppava l'etnia mandingo. È accusato di aver violato le leggi di guerra per atti commessi tra il 1993 e il 1995, durante la prima guerra civile della Liberia (1989-1997).

La Procura della Confederazione (MPC) gli imputa l'omicidio di 18 civili e di 2 soldati disarmati – commessi da lui stesso o dai suoi uomini – nonché lo stupro di una giovane donna e atti di tortura e antropofagia. L'accusato è presunto innocente.

La Corte penale ha deciso di scindere il processo e di ascoltare i sette querelanti in questa seconda parte. In precedenza aveva stabilito che vittime e testimoni non potevano essere convocati lo scorso dicembre a causa della situazione sanitaria. Gli interrogatori a distanza erano stati previsti ma non hanno potuto essere organizzati.

Nel corso della prima udienza, in dicembre, Alieu Kosiah ha negato gli atti che gli vengono imputati, parlando di accuse infondate o attribuendoli ad altre fazioni. Ha cercato di descriversi come un esecutore, un semplice anello della catena di comando, affermando di non essere stato membro dei quadri della milizia.

D'altro canto, ha difeso l'azione dell'ULIMO (United Liberation Movement of Liberia for Democracy) creato dall'etnia mandingo, che era vittima di massacri.

Alieu Kosiah è arrivato in Svizzera nel 1998, dopo l'elezione di Charles Taylor a presidente della Liberia. Si era rifatto una vita nel cantone di Vaud, dove è stato arrestato nel novembre 2014 in seguito alla sua identificazione da parte dell'associazione Dignitas Maxima.

L'ex combattente ritiene di essere stato «rapito e poi sequestrato dalla Svizzera» e contesta la legittimità del procedimento contro di lui: «È facile giudicare 20 anni dopo. I mandingo sono stati uccisi in Liberia e Sierra Leone. La Svizzera non è venuta in nostro soccorso allora», ha detto in dicembre.

(causa SK.2019.17)

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