A partire da lunedìUn comando da Zurigo provocherà diverse scosse di terremoto in Ticino. Ecco perché
SDA
18.4.2026 - 11:53
Il laboratorio si trova 1,5 chilometri sotto la superficie (immagine d'archivio).
Keystone
Ricercatori del Politecnico federale di Zurigo (ETH) provocheranno artificialmente per diversi giorni - a partire da lunedì 20 aprile - una serie di terremoti al Laboratorio sotterraneo Bedretto per le geoscienze e le geoenergie (BedrettoLab).
Keystone-SDA
18.04.2026, 11:53
18.04.2026, 12:00
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Ricercatori del Politecnico federale di Zurigo (ETH) avvieranno dal 20 aprile una serie di terremoti artificiali al BedrettoLab, nel nord del Ticino, per migliorare la previsione dei sismi.
Le scosse, di magnitudo 1 e non percepibili dall’uomo, saranno generate in un laboratorio sotterraneo situato a 1,5 km di profondità.
Grazie a una rete unica di sensori e alla vicinanza a una faglia naturale, gli scienziati studieranno come i terremoti si originano e si propagano, cercando anche eventuali segnali precursori.
Lo scopo dello studio è migliorare la previsione dei sismi. Quello scatenato nel nord del Ticino avrà una magnitudo 1, non percepibile dall'uomo. Lo hanno indicato i responsabili del team all'agenzia Keystone-ATS.
Il BedrettoLab è un'infrastruttura di ricerca unica nel suo genere, gestita dall'ETH, che consente di studiare da vicino l'interno della Terra.
Situato ad una profondità di un chilometro e mezzo al di sotto della superficie, si trova nel mezzo di una galleria di 5,2 chilometri che collega il Ticino con la galleria ferroviaria di base del Furka, situata tra Realp, nel canton Uri, e Oberwald, in Vallese.
Grazie alle tecnologie di ultima generazione, il BedrettoLab offre condizioni ideali per condurre ricerche sperimentali incentrate sul comportamento del sottosuolo profondo.
Ambiti di studio sono ad esempio l'energia geotermica e la fisica dei terremoti, si legge sul sito del BederettoLab.
Identificare le origini
Presso il laboratorio vi è tunnel laterale, lungo 120 metri, che si sviluppa parallelamente a una zona di faglia naturale.
Grazie a questa posizione, i ricercatori possono studiare in dettaglio come un terremoto si forma in un determinato punto di una faglia e come si propaga lungo di essa fino a esaurire la propria energia.
In più, cercheranno anche segnali precursori che, un domani, potrebbero aiutare a prevedere i terremoti più forti.
Un progetto da 13 milioni
I pozzi scavati per raggiungere la faglia sono dotati di una vasta gamma di sensori e strumenti, che formano una rete di monitoraggio «unica al mondo».
Alcuni consentiranno anche di iniettare acqua per innescare un terremoto di magnitudo 1, un valore ben inferiore alla soglia di percezione umana ma comunque in grado di produrre forti movimenti del sottosuolo.
La ricerca è promossa dal progetto FEAR - Fault Activation and Earthquake Rupture, letteralmente «attivazione delle faglie e rottura sismica» - finanziato dal Consiglio europeo della ricerca con quattordici milioni di euro, ovvero poco meno di tredici milioni di franchi al cambio attuale.