Le ripercussioni della crisi del coronavirus nello spazio

DPA/tafi

7.4.2020

L'ISS, la Stazione spaziale internazionale, orbita attorno alla Terra a circa 400 chilometri di altitudine.
Keystone/NASA/Roskosmos

Sulla Terra, la crisi del coronavirus ha stravolto la vita di ciascuno di noi. E nello spazio? L'ISS rappresenta in questo momento uno dei luoghi più sicuri al mondo. Tuttavia, numerosi progetti spaziali subiscono conseguenze a causa dell'epidemia. 

La Stazione spaziale internazionale (ISS) è attualmente occupata da un russo e da due statunitensi, che viaggiano attorno alla Terra ad un'altitudine di circa 400 chilometri: ben lontani dalla crisi del coronavirus. «Per quanto riguarda l'epidemia, l'ISS è probabilmente uno dei luoghi più sicuri del mondo in questo momento», ha spiegato Luis Zea, dell'università del Colorado, la cui sede è a Boulder, secondo quanto riportato dal magazine «Newsweek». Ma che ne sarà degli altri progetti spaziali? Ecco come la crisi del coronavirus peserà sulle missioni future.

Il nuovo equipaggio dell'ISS è ultra-protetto

«Qui le attività proseguiranno, qualunque cosa accada sulla Terra», spiega l'astronauta statunitense Andrew Morgan, che lavora in orbita con i colleghi Jessica Meir e Oleg Skripochka. A breve arriverà un ricambio dalla Terra, ed è fondamentale che i tre nuovi astronauti non portino il virus nella stazione. 

Prima del loro volo verso l'ISS, previsto per il 9 aprile, i tre - due russi e uno statunitense - stanno passando gran parte delle loro giornate isolati, nel centro d'addestramento per cosmonauti presso la Città delle stelle, vicino Mosca. La maggior parte delle abitudini rituali è stata eliminata: niente fiori di fronte alle mura del Cremlino, niente visita al “padre” dei razzi sovietici, Sergei Kolorev.

Con un'eccezione: gli astronauti hanno visitato il monumento dedicato al celebre astronauta Yuri Gagarin, primo uomo ad andare nello spazio, nonché il suo ufficio in un museo.

«Benché i voli spaziali comportino sempre particolari rischi, comprendiamo molto bene che l'ISS possa essere un luogo particolarmente sicuro nei prossimi mesi», ha ammesso il cosmonauta Anatolij Ivanišin. «Siamo - ha aggiunto il collega Christopher Cassidy - in buon salute. L'equipaggio è esaminato molto attentamente dal personale medico». Entrambi decolleranno per lo spazio in compagnia del russo Ivan Vagner. I tre resteranno nello spazio per 196 giorni. 

È difficile immaginare in che modo la situazione evolverà sulla Terra nel corso di questa crisi. Ma è già chiaro che il problema peserà su numerosi progetti spaziali.

Kourou chiuso, Baikonur ancora in attività

A causa dell'epidemia, non ci sono più lanci previsti dalla base spaziale di Kourou, nella Guyana francese, in America Latina. L'agenzia spaziale russa Roscosmos ha d'altra parte sospeso il lavoro di gran parte del proprio personale.  

Il cosmodromo russo di Baikonur, nell'ex repubblica sovietica del Kazakistan, continua al contrario a funzionare come previsto, sottolinea il direttore di Roscomos, Dimitri Rogozin. Soltanto i giornalisti non sono più autorizzati ad assistere ai lanci, dei quali resta tuttavia molto curata la scenografia. Da anni, la Roscosmos è la sola agenzia spaziale in grado di proporre voli con personale a bordo a destinazione dell'ISS. 

Numerose missioni della Nasa ad un punto morto

«La tecnologia ci permette di effettuare a distanza gran parte del lavoro che dobbiamo fare», spiega al «New York Times» Kim Bridenstine, direttore dell'agenzia spaziale statunitense NASA. L'ISS e tutte le missioni spaziali in corso possono continuare ad essere coordinate, afferma. Discorso diverso per quelle che sono ancora in fase di pianificazione e di costruzione. Dal momento che i lavori a terra non possono essere effettuati in sicurezza «siamo costretti a bloccarli temporaneamente», precisa Bridenstine.

È il caso ad esempio dello Space Launch System e di Orion, il missile e la capsula spaziale con i quali la NASA punta ad inviare degli uomini sulla Luna di qui a cinque anni. Il calendario previsto per il telescopio spaziale James-Webb, il cui lancio era previsto per il 2021, rischia allo stesso modo di subire dei cambiamenti, esattamente come nel caso del rover marziano Perseverance, il cui decollo era previsto per l'estate. Resta inoltre da verificare se la NASA, con la società spaziale privata SpaceX, potranno davvero portare due astronauti sull'ISS nel prossimo mese di maggio, come annunciato.

Il coronavirus è stato già riscontrato in almeno due dipendenti di altrettanti centri di ricerca della NASA negli Stati Uniti. A parte alcune eccezioni, tutti i lavoratori sono stati invitati a scegliere modalità di smart working.

All'ESA il personale è stato fortemente ridotto

Anche presso l'Agenzia spaziale europea (ESA) i progetti non possono proseguire secondo le tabelle di marcia stabilite. Al Centro europeo per le operazioni spaziali (ESOC) di Darmstadt il personale è ormai drasticamente ridotto.

In media, nel centro di controllo, solo 30 dei 900 impiegati sono attualmente al lavoro. «È il minimo», indica Paolo Ferri, vice-direttore dell'ESOC, che precisa come le strumentazioni di quattro satelliti siano state spente e come i test effettuati nel quadro della missione solare Solar Orbiter, lanciata di recente, siano stati allo stesso modo interrotti. 

Questa prudenza si spiega anche per via del sorvolo imminente della Terra da parte della sonda BepiColombo: «Non dobbiamo metterla in pericolo». Si tratta infatti di una fase delicata, bisognosa di un pilotaggio preciso: non si può dunque rischiare di dover mettere in quarantena altri membri del personale, aggiunge Ferri. «Non c'è modo di pilotare i satelliti da casa nostra», spiega il dirigente. Secondo il quale ciò potrebbe essere anche possibile dal punto di vista tecnico, ma i rischi sarebbero davvero troppo grandi.

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