Covid

Con Moderna serve un richiamo in 12 mesi, preoccupano due varianti

SDA

29.4.2021 - 13:32

Una dose del vaccino Moderna: secondo l'azienda produttrice la protezione va rinnovata dopo circa un anno.
Keystone

L'immunità data dal vaccino anti-Covid di Moderna potrebbe durare circa 7-8 mesi, così come avviene per l'influenza, rendendo necessario un richiamo entro 12 mesi. La ditta è preoccupata per le varianti sudafricana e brasiliana. Lonza annuncia il raddoppio della produzione a Visp.

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29.4.2021 - 13:32

Lo spiega la stessa azienda nei dati presentati nel suo Vaccine Day la scorsa settimana e in uno studio dell'Università del Nuovo Galles pubblicato sul sito medrXiv, dove vengono messe le ricerche ancora non validate dalla comunità scientifica.

Secondo i suoi modelli, l'immunoprotezione dall'infezione può indebolirsi nel tempo man mano che cala il livello di anticorpi neutralizzanti e quindi un richiamo potrebbe servire entro un anno dalla seconda dose. Tuttavia, spiega l'azienda, la protezione dalla forma grave dell'infezione potrebbe durare più a lungo.

Sulla base dei dati finora disponibili sugli anticorpi neutralizzanti, secondo lo studio, la protezione potrebbe essere simile a quella assicurata dai vaccini contro l'influenza o i coronavirus stagionali, dove è possibile una reinfezione dopo un anno dal primo contagio ma in forma più lieve.

In modo simile, dopo il vaccino antinfluenzale, l'efficacia della sua protezione si stima cali di circa il 7% al mese.

Preoccupano le varianti sudafricana e brasiliana

Le due varianti B.1.351, nota come sudafricana, e P.1 nota come brasiliana, sono quelle che più minacciano l'immunità data dal vaccino di Moderna nelle popolazioni ad alto rischio.

Per questo l'azienda sta puntando sull'aggiunta di un richiamo per la variante sudafricana al vaccino per dare una buona copertura e la realizzazione di un vaccino multivalente, come spiega in una nota.

I dati sul sangue prelevato da persone immunizzate con vaccini ad Rna hanno mostrato una riduzione di 6 volte dei livelli degli anticorpi neutralizzanti contro la variante sudafricana. Ciò significa che la maggiore trasmissibilità delle varianti potrebbe aumentare il rischio di esposizione nelle fasce di popolazione più a rischio.

«Osservando la rapida diffusione delle varianti del SarsCov2 che destano preoccupazione – commenta l'amministratore delegato di Moderna, Stephane Bancel – crediamo che continuerà a esserci un bisogno significativo del nostro vaccino mRNA e dei nostri candidati booster delle varianti nel 2022 e 2023». Con i suoi partner della produzione, «Moderna si impegna a sviluppare i migliori booster contro le varianti».

In particolare sta sperimentando richiami specifici per la variante sudafricana a dosaggi diversi e un richiamo multivalente che combini insieme il vaccino ora in uso con il richiamo per la sudafricana. Entrambi sono alla fase 2 di sperimentazione.

L'azienda sta inoltre lavorando anche ad un mix di richiami a singola dose, una serie di vaccinazioni a due dosi per gli adulti e per i bambini, ma probabilmente con un dosaggio più basso.

«Raddoppieremo la produzione a Visp»

La ditta statunitense ha inoltre fatto sapere che pensa di essere in grado di produrre in totale 3 miliardi di dosi nel 2022. La cifra per quelle prodotte quest'anno si dovrebbe aggirare tra le 800'000 e il miliardo di unità.

La produzione di vaccini sul sito di Lonza a Visp (VS) sarà raddoppiata. Lo annuncia oggi l'azienda elvetica, che informa di aver raggiunto un accordo proprio con Moderna per la creazione di tre linee di produzione aggiuntive.

Queste capacità supplementari saranno messe in funzione gradualmente fino a essere completamente operative entro l'inizio del 2022, si legge in un comunicato diffuso da Lonza.

Il gruppo renano non ha precisato il volume dell'investimento. Stando a quanto riportato, è già iniziato il reclutamento del personale necessario.

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