Guerra 50 membri dell'ONU denunciano le «minacce» di Mosca contro i diplomatici a Kiev

SDA

26.5.2026 - 19:35

L'ambasciatore ucraino alle Nazioni Unite Andrii Melnyk (al centro) ha letto davanti i media a New York la dichiarazione sottoscritta da una cinquantina di paesi.
L'ambasciatore ucraino alle Nazioni Unite Andrii Melnyk (al centro) ha letto davanti i media a New York la dichiarazione sottoscritta da una cinquantina di paesi.
Keystone

Una cinquantina di Stati membri dell'ONU – tra cui la Svizzera – denunciano le «minacce» di Mosca contro i diplomatici a Kiev. Lo si legge in una dichiarazione letta dall'ambasciatore ucraino alle Nazioni Unite Andrii Melnyk.

Keystone-SDA

Nella dichiarazione i membri dell'ONU (insieme all'Unione europea) «condannano le recenti minacce della Russia contro le istituzioni diplomatiche e le ambasciate a Kiev. È qualcosa che non possiamo tollerare».

Lunedì le autorità russe hanno invitato i cittadini stranieri residenti nella capitale ucraina, compreso il personale diplomatico, a lasciare Kiev il prima possibile in vista di ulteriori bombardamenti russi.

Inoltre il ministero degli esteri tedesco ha convocato l'ambasciatore russo a Berlino: «oggi abbiamo chiarito alla Russia che non ci lasciamo intimidire dalle minacce e continueremo a sostenere con forza l'Ucraina», scrive il ministero sulla piattaforma X.

Le reazioni dalla Russia

Con ironia, l'ex presidente russo e attuale vice segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Dmitry Medvedev ha scritto su X che «l'UE ha dichiarato che manterrà invariata la sua presenza diplomatica a Kiev, nonostante gli avvertimenti della Russia. Beh, a quanto pare hanno diplomatici da vendere e devono ridurre il personale».

Da parte sua il presidente della Commissione difesa della Duma di Stato – la camera bassa del parlamento russo – Andrei Kartapolov ha spiegato che la Verkhovna Rada (il parlamento unicamerale ucraino) e l'ufficio del presidente Volodymyr Zelensky non sono tra i «centri decisionali» che la Russia si prepara a colpire nei nuovi raid su Kiev annunciati ieri.

«Zelensky se ne sta in un bunker»

«Innanzitutto – ha dichiarato Kartapolov al quotidiano governativo russo «Parlamentskaya Gazeta» – la Verkhovna Rada non è un centro decisionale, così come non lo è la Duma di Stato in Russia. I deputati non controllano le truppe né decidono dove e quando colpire. Lo stesso vale per l'ufficio del presidente ucraino. Sappiamo tutti che Zelensky non si reca fisicamente in ufficio. Se ne sta in un bunker, mentre il suo ufficio è presidiato da due guardie di sicurezza e cinque addette alle pulizie. Ha senso spendere munizioni costose su quello che è essenzialmente un luogo vuoto?».

Quelli che invece potrebbero essere considerati «centri decisionali», ha affermato Kartapolov, sono i posti di comando protetti delle forze armate e dei servizi di sicurezza ucraini.

Ma «bisogna capire che non si trovano nel centro di Kiev», ha aggiunto il deputato russo.