Assalto del 6 gennaio

«È molto probabile che Trump abbia tentato di ostacolare il Congresso»

ATS / sam

28.3.2022 - 22:22

L'assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021.

«È molto probabile» che l'ex presidente Donald Trump abbia ostacolato illegalmente i lavori del Congresso tentanto di sovvertire il risultato elettorale il 6 gennaio del 2021. 

ATS / sam

28.3.2022 - 22:22

Lo ha stabilito il giudice David Carter ordinando a uno dei sodali dell'ex presidente, John Eastman, di consegnare 101 email alla Commissione della Camera che sta indagando contro l'assalto a Capitol Hill. Lo riporta Politico.

«Sulla base delle prove, la Corte ritiene molto probabile che l'allora presidente Trump abbia tentato in modo illegale di ostacolare la sessione congiunta del 6 gennaio 2021», si legge nella sentenza.

Tra una settimana la Commissione ascolterà alcune testimonianze cruciali sui legami tra Oath Keepers e Proud Boys che potrebbero essere determinanti per capire il ruolo di Trump nell'assalto al congresso e gli eventuali legami tra i due gruppi di estrema destra e gli organizzatori della marcia Save America che ha immediatamente preceduto l'attacco, che a loro volta sono vicini all'ex presidente.

Testimonierà anche il marito di Ivanka Trump

Tra le persone che compariranno davanti alla Commissione ci sarà Jared Kushner, genero e fedelissimo dell'ex presidente Donald Trump. Lo riporta Abc citando diverse fonti informate secondo le quali il marito di Ivanka si presenterà di sua spontanea volontà questa settimana.

Il giorno dell'attacco Kushner non si trovava alla Casa Bianca, ma è stato uno dei consiglieri più ascoltati da Trump nei suoi tentativi di ribaltare il risultato delle elezioni del 2020 e restare al potere.

interrogata moglie giudice Corte Suprema

Ma non solo. La Commissione interrogherà anche Ginni Thomas, moglie del giudice della Corte suprema Clarence e attivista ultraconservatrice. Lo riporta il Washington Post.

La signora è finita al centro della cronache qualche giorno fa quando è emerso che tra le elezioni di novembre 2020 e il famigerato attacco a Capitol Hill aveva inviato una serie di messaggini all'allora capo dello staff della Casa Bianca, Mark Meadows, facendogli pressioni per ribaltare il risultato del voto.

I messaggi - 29 in tutto, di cui 21 inviati da lei e 8 da lui - hanno rivelato contatti continui tra Ginni e il braccio destro di Trump, proprio mentre l'allora presidente e i suoi alleati minacciavano di rivolgersi alla Corte Suprema per contestare la vittoria di Joe Biden. In uno di questi, datato 10 novembre, la moglie del giudice Thomas chiede a Meadows di «aiutare il nostro grande presidente a restare al suo posto», definendo la vittoria di Biden «il più grande furto della nostra storia tentato dalla sinistra».

I messaggini della consorte di Thomas gettano un'ombra sulla Corte Suprema, già ritenuta troppo politicizzata con le nomine effettuate da Trump e sul giudice. Fra i saggi il giudice 73enne è il più conservatore ed è stato il più fedele difensore dell'ex presidente tanto che in queste ore sono in tanti, soprattutto tra i democratici, a chiedere al giudice di ricusare da qualsiasi caso riguardante le presidenziale del 2020, la rivolta ed eventualmente le elezioni del 2024, se Trump dovesse correre di nuovo.

Denunciati due collaboratori di Trump

Intanto la Commissione ha denunciato al Dipartimento di giustizia due stretti collaboratori di Donald Trump, Dan Scavino e Peter Navarro, che continuano a non collaborare con l'inchiesta nonostante siano stati convocati più volte a testimoniare e fornire documenti. Lo riporta la Cnn.

Il Dipartimento di giustizia sta ancora valutando la denuncia presentata dalla commissione a dicembre nei confronti dell'ex capo dello staff di Trump, Mark Meadows.

Scavino era uno dei fedelissimi dell'ex presidente, con lui fin dalla campagna elettorale. Si occupava principalmente della gestione dei social media e secondo la Commissione è una figura chiave per ricostruire i giorni precedenti l'assalto al Congresso.

Idem per Navarro, ex consulente di Trump, che nel suo libro di memorie ha anche parlato di un piano messo a punto con Steve Bannon per contestare il risultato del voto del 2020 e ritardare la certificazione delle vittoria di Joe Biden.

ATS / sam