Cresce la rabbia per la tragedia A Hong Kong 13 arresti per il rogo dei grattacieli, i morti salgono ad almeno 151

SDA

1.12.2025 - 19:06

Alcune persone osservano gli edifici bruciati vicino al luogo dell'incendio mortale a Wang Fuk Court, un complesso residenziale nel distretto di Tai Po, nei Nuovi Territori di Hong Kong.
Alcune persone osservano gli edifici bruciati vicino al luogo dell'incendio mortale a Wang Fuk Court, un complesso residenziale nel distretto di Tai Po, nei Nuovi Territori di Hong Kong.
KEYSTONE

La polizia di Hong Kong ha annunciato l'arresto di 13 persone per l'incendio che la scorsa settimana ha devastato sette delle 8 torri residenziali di Wang Fuk Court, nel distretto di Tai Po, causando almeno 151 morti.

Keystone-SDA

L'ultimo bollettino delle vittime, a cui si aggiungono 79 feriti e oltre 30 dispersi, ha rimarcato la gravità del disastro e le difficoltà delle autorità dell'ex colonia e di Pechino nel tenere a freno la rabbia per la tragedia, frutto di opacità e corruzione, mentre un attivismo civico è riemerso con prepotenza nella popolazione a dispetto della stretta cinese sulle autonomie della città.

Chan Tung, a capo del dipartimento Criminalità e Sicurezza, ha detto che l'aver «immediatamente avviato un'indagine per omicidio colposo» ha portato alla custodia cautelare di 13 persone.

Nel mirino le scarse regole sulla sicurezza e i materiali impropri per i lavori di ristrutturazione da milioni di dollari della struttura, avviati a metà del 2024. Le reti di plastica e il polistirolo sarebbero state le cause della diffusione delle fiamme, con i sistemi d'allarme inattivi.

Alcune parti delle reti non hanno superato i test di resistenza al fuoco: sarebbero state danneggiate da un uragano e gli appaltatori avrebbero puntato al risparmio. La Commissione indipendente contro la corruzione ha riferito che sta conducendo «un'indagine completa sulla possibile corruzione nel grande progetto di ristrutturazione».

La polizia ha terminato le ispezioni in cinque torri e ha avviato le operazioni nelle ultime due, Wang Sun House e Wang Cheong House, da dove è partito il focolaio.

«Forte coesione» di migliaia di cittadini volontari

Nel fine settimana, l'agenzia statale cinese Xinhua ha pubblicato un commento di elogio per i funzionari di Hong Kong, celebrando poi la «forte coesione» emersa dal «flusso infinito» di migliaia di cittadini volontari, ai quali nel frattempo è stato intimato di sgomberare.

Il governo locale ha infatti detto che avrebbe aperto una piattaforma online per coordinare meglio donazioni e altre iniziative, invitando le associazioni a informare le autorità sui servizi che potevano fornire.

Inoltre, sui social si sono moltiplicate le domande sulla reale responsabilità del disastro, a causa di elementi emersi come le garanzie date ai residenti del complesso residenziale a fronte della segnalazione di criticità su progetto e lavori in corso.

Rischi del malumore crescente

Una dichiarazione rilasciata nel weekend dall'Ufficio per la sicurezza nazionale di Hong Kong ha rimarcato la consapevolezza dei rischi del malumore crescente, mettendo in guardia dalle «forze anti-cinesi» che strumentalizzano l'incendio per «devastare» la città.

Un'attività che rischierebbe di riportare Hong Kong «al caos della legge sull'estradizione» del 2019, l'anno delle grandi proteste di massa pro-democrazia.

Parole collegate anche alla petizione online di un gruppo di studenti universitari per chiedere al governo di rispondere a «quattro grandi richieste», tra cui un comitato d'inchiesta indipendente sui potenziali conflitti di interesse.

La petizione ha strappato oltre 10.000 firme entro sabato, prima della sua rimozione forzata e dell'inevitabile ondata di arresti con l'accusa di sedizione. Intanto, domenica c'è il rinnovo della LegCo, il parlamentino di Hong Kong: possono correre solo i «patrioti», i candidati fedeli a Pechino.