GroenlandiaA Nuuk vanno a ruba i cappellini anti-Trump, «Make America Go Away». 80 anni di rapporti con gli USA
SDA
14.1.2026 - 21:08
Il cappellino che va a ruba in Groenlandia: «Make America Go Away» (Fai andare via l'America).
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Nell'unico centro commerciale di Nuuk, il capoluogo della Groenlandia con circa 20'000 abitanti, un negozio vende cappellini rossi con una scritta bianca.
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14.01.2026, 21:08
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Da lontano illudono i passanti, perchè somigliano ai famosi cappellini Maga, come quelli che Donald Trump Jr e il suo team ha distribuito a Nuuk un anno fa lasciando trapelare, poco prima dell'inizio del secondo mandato di Trump, quali fossero le mire americane.
Ma sono tutt'altro. Al posto della bandiera a stelle e strisce c'è la bandiera groenlandese e la scritta 'Make America go away'.
Sul davanti la scritta 'Nu det Nuuk!' un gioco di parole che in danese allude al capoluogo groenlandese ma anche a 'Nu er det nok' – 'Ora basta'. I capellini sono andati a ruba e non si trovano più sugli scafali dei negozi di Nuuk e tantomeno a Copenaghen.
I groenlandesi: «Trump è pazzo»
«Trump è pazzo. È come un bambino, vuole tutto. Pensa di comprare tutto con i suoi soldi, ne ha tanti, ma noi non ne abbiamo bisogno: non siamo in vendita», tuona Magdalena Pedersen, una pensionata di 82 anni incontrata nel centro della città mentre andava a fare la spesa. Parole diverse ma stessa convinzione di una giovane 22enne, Natasha Jacobsen.
«Di solito non parlo di politica, non mi piace. Ma spero che la Groenlandia abbia un futuro migliore, a prescindere se si tratta con Copenaghen o con gli Usa», racconta reputando «possibile» un eventuale intervento militare americano. Ma «non ci voglio neanche pensare, cerco di godermi il presente».
80 anni fa gli americani portarono il cinema, la radio e la musica country
Sono passati più di 80 anni dall'arrivo degli americani, anni in cui si creò un legame con gli Stati Uniti che portarono tra i ghiacci dell'isola i primi cinema, la radio e la musica country. E permisero alla popolazione di poter comprare viveri per posta dagli Stati Uniti.
Alla fine della seconda guerra mondiale il territorio tornò sotto il controllo di Copenaghen, dopo che i danesi rifiutarono la proposta del presidente statunitense d'allora Harry Truman che offrì di comprare l'isola per 100 milioni di dollari in oro.
Kaj Kleist, 82 anni, che è stato capo dipartimento del governo groenlandese e segretario permanente del primo ministro per 14 anni prima di andare in pensione nel 2008, spiega il perché: «L'accordo tra Danimarca e Stati Uniti risale al 1951. Quindi, se dovessero esserci novità, come la creazione di una nuova base qui in Groenlandia, anche le autorità groenlandesi dovrebbero far parte del gruppo decisionale», sottolinea parlando con l'ANSA nel suo appartamento a Nuuk che gode di un bellissimo panorama sulla città innevata.
«Gli Stati Uniti godono già una forte presenza sull'isola e sia la Danimarca che la Groenlandia sarebbero disposte ad accogliere ulteriori basi nell'ambito della Nato per garantire la sicurezza comune», aggiunge.
«L'America vuole espandersi territorialmente»
Il vero motivo, per lui, è «rendere l'America più grande, dal punto di vista territoriale. È l'unica motivazione che riesco a vedere. Perché non possono fare un accordo migliore di quello attuale che offre il governo danese» all'isola, sottolinea Kleist.
L'ultimo incontro tra groenlandesi, danesi e americani si è tenuto a Nuuk all'inizio di dicembre 2025: «Da quanto ho sentito, è stato piuttosto positivo dal punto di vista americano.
È stato proprio prima che la situazione con lo staff della Casa Bianca iniziasse a degenerare», prosegue Kleist, il cui figlio, che segue le orme del padre, si trova ora a Washington dove ha preso parte all'incontro con Vance e Rubio per conto della delegazione del governo groenlandese.