Stati UnitiAl via l'era Mamdani, da New York parte la sfida al trumpismo
SDA
29.12.2025 - 19:37
La promessa di una città più economica e non solo per milionari e miliardari ha portato al successo quasi senza precedenti di Mamdani (foto d'archivio).
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Zohran Mamdani si prende la guida di New York e lancia la sfida al trumpismo. L'apertura della sua era nella Grande Mela, fino a pochi anni fa residenza di Donald Trump, è all'insegna di quella «affordability» – ovvero la capacità di arrivare a fine mese – che sta tanto a cuore ai cittadini di una delle città più costose al mondo, ma che è invisa al presidente, convinto che sia una «bufala» inventata dai democratici e che i prezzi siano calati da quando è in carica.
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29.12.2025, 19:37
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La promessa di una città più economica e non solo per milionari e miliardari ha portato al successo quasi senza precedenti di Mamdani. Il 34enne ha travolto l'ex governatore di New York Andrew Cuomo alle elezioni spinto dai giovani liberal, che in massa lo hanno votato inviando un chiaro segnale di voglia di cambiamento all'establishment democratica.
Appoggiato dalla deputata star Alexandria Ocasio-Cortez e dal senatore Bernie Sanders, Mamdani si è imposto a New York e sul palcoscenico nazionale, divenendo fonte di ispirazione e l'antitesi di tutti i paperoni che fanno parte dell'amministrazione Trump o l'appoggiano.
È infatti il primo sindaco socialista della Grande Mela, la città dove Wall Street e i «finance bro» la giocano da padroni. A loro Mamdani ha teso la mano, ma se questo si tradurrà in una vera collaborazione resta tutto da vedere. In ogni caso la tanto attesa fuga dei miliardari da New York che la sua elezione avrebbe dovuto innescare non si è verificata.
Con Trump riuscirà a mantenere un rapporto positivo?
Piglio duro e risoluto, il sindaco-eletto ha risposto una ad una alle critiche che gli sono piovute addosso dalla sua elezione agli inizi di novembre. L'ultimo battibecco online lo ha avuto con l'ex first buddy Elon Musk.
Il miliardario lo ha attaccato per la scelta della capa dei vigili del fuoco, Lillian Bonsignore, la prima apertamente gay a ricoprire l'incarico. «Non ha esperienza, moriranno persone», ha tuonato Musk su X. Piccata al replica di Mamdani, che l'ha scelta – ha spiegato – proprio per la sua esperienza e professionalità.
Con Trump è riuscito ad avere un primo incontro cordiale, ma non è chiaro se riuscirà a mantenere i rapporti su un tono positivo: Mamdani non ha infatti nascosto di voler bloccare i raid contro i migranti e di voler respingere lo schieramento delle forze federali in città.
Fra le promesse di case più accessibili e mezzi pubblici meno costosi e più affidabili, il sindaco-eletto ha anche minacciato apertamente l'arresto del premier israeliano Benjamin Netanyahu se metterà piede a New York, in rispetto alle disposizioni della Corte Penale Internazionale.
Una mossa che rischierebbe di esporlo a violente critiche: Mamdani è infatti il primo sindaco musulmano di New York, città che ospita la maggiore comunità ebraica fuori da Israele, e gli Stati Uniti sono il maggior alleato di Israele.
Il sindaco s'insedierà poco dopo la mezzanotte
In attesa delle sue prime mosse, Mamdani continua a limare la sua squadra in vista del giuramento che avverrà pochi minuti dopo la mezzanotte del 31 dicembre.
Una cerimonia privata, celebrata dalla procuratrice nemica di Trump Letitia James, che si terrà in una stazione della metropolitana abbandonata non lontano dal consiglio comunale. Una seconda cerimonia ci sarà intorno alle 13 locali del primo gennaio e sarà celebrata da Sanders.
A seguire una festa di quartiere dove sono attese almeno 4'000 persone e il trasferimento con la moglie Rama Duwaji – la first lady più giovane della storia di New York – a Gracie Mansion, la residenza del sindaco nel ricco Upper East Side, lontano anni luce dal suo bilocale in affitto nel Queens.