Argentina

Argentina: Fernández annuncia il nuovo governo: Manzur premier

SDA

18.9.2021 - 08:35

Il presidente argentino Alberto Fernández con la sua vicepresidente Cristina Kirchner (foto d'archivio)
Il presidente argentino Alberto Fernández con la sua vicepresidente Cristina Kirchner (foto d'archivio)
Keystone

Dopo vari giorni di una vera e propria burrasca politica, segnata da una polemica lettera aperta della vicepresidente Cristina Fernández de Kirchner, il presidente Alberto Fernández ha varato un rimpasto del governo da lui presieduto.

SDA

18.9.2021 - 08:35

Questo vede la nomina di un nuovo 'jefe de gabinete' (coordinatore del governo) nella figura del governatore di Tucumán, Juan Manzur, al posto di Santiago Cafiero.

La nota saliente del rimpasto è che il ministro dell'Economia, Martín Guzmán, impegnato in una delicata trattativa con il Fondo monetario internazionale (Fmi), resta al suo posto, come pure ottiene la conferma il titolare dell'Interno, Eduardo de Pedro, che era stato il primo a mettere le sue dimissioni a disposizione del presidente per sostenere le critiche della vicepresidente al capo dello Stato.

Le più importanti delle esclusioni dal futuro esecutivo sono state quelle del portavoce presidenziale, Juan Biondi, accusato da Cristina Kirchner di «svolgere operazioni politiche dannose per il governo», e del ministro degli Esteri, Felipe Solá, sostituito da Cafiero.

Altro significativo ingresso nella compagine governativa, quello di Aníbal Fernández, un veterano politico che assume le redini del ministero della Sicurezza, mentre Julián Domínguez è designato al ministero dell'Allevamento, Agricoltura e Pesca, Jaime Perzyck all'Istruzione, Daniel Filmus alla Scienza e Tecnologia, e Juan Ross al segretariato di Comunicazione e Stampa, al posto di Biondi.

Con questo nuovo governo, che giurerà lunedì, il presidente Fernández spera di chiudere il capitolo della brutta sconfitta peronista nelle primarie di domenica scorsa, e aprire una significativa campagna politica per recuperare il terreno perduto in vista delle elezioni legislative di medio termine che si svolgeranno il 14 novembre e nelle quali si rinnoverà metà della Camera dei deputati ed un terzo del Senato.

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